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Ripetibilità

37 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La ripetibilità è il grado di concordanza tra una serie di misure di uno stesso misurando (la grandezza oggetto di misurazione), quando le singole misurazioni sono effettuate lasciando immutate le condizioni di misura. In particolar modo, le misure devono rispettare le seguenti condizioni: deve essere mantenuto lo stesso metodo di misurazione; devono essere effettuate dallo stesso operatore; devono essere effettuate con lo stesso strumento di misura; devono essere fatte nel medesimo luogo; devono essere effettuate con le medesime condizioni di utilizzo dello strumento e del misurando; devono essere effettuate in un breve periodo. La ripetibilità non va confusa con la riproducibilità, che valuta la concordanza dei risultati di misura variando una o più condizioni di misura. La presenza di discordanze alle medesime condizioni di misura evidenzia l'esistenza di fonti d’errore casuale. Queste ultime sono un naturale effetto dell’impossibilità pratica di controllare alla perfezione tutte le infinite fonti di influenza. Quello che è fondamentale, nella pratica, è che le discordanze non siano così ampie da rendere la misura non significativa. La valutazione della ripetibilità è dunque fondamentale nella definizione della precisione della misura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indebito pensionistico: quando va restituito?
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituzione dell'indebito pensionistico per un soggetto che ha beneficiato di una pensione basata su contributi fittizi. La decisione si fonda sulla prova del dolo, accertato attraverso l'inserimento manuale e irregolare di contribuzione agricola mai realmente versata, escludendo così la tutela della buona fede.
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Indebito pensionistico: dolo e restituzione
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituire l'indebito pensionistico derivante da contributi agricoli fittizi. Nonostante l'errore fosse originato da un funzionario infedele, il dolo del pensionato è stato accertato poiché consapevole di non aver mai lavorato nel periodo contestato. La decisione esclude la tutela del legittimo affidamento per mancanza di buona fede.
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Rimborso IVA agenzie di viaggi estere: fisco batte tour operator
Una società canadese operante come tour operator ha chiesto il rimborso dell'imposta pagata in Italia per servizi di autonoleggio inclusi in pacchetti turistici. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, richiedendo la restituzione delle somme già erogate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il rimborso IVA agenzie di viaggi estere non è ammesso per i servizi acquistati da terzi a diretto vantaggio dei viaggiatori. Questo divieto, previsto dalla normativa europea e nazionale, serve a garantire la corretta attribuzione delle entrate fiscali tra gli Stati. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'aver seguito una circolare ministeriale errata esclude solo le sanzioni, ma non esenta dal pagamento dell'imposta dovuta.
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Indebito pensionistico: l’inganno del defunto ricade sugli eredi
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per gli eredi di un pensionato di restituire all'ente previdenziale oltre trentunomila euro ricevuti a titolo di trattamento pensionistico non dovuto. Il pensionato aveva nascosto di svolgere un'attività lavorativa al momento della domanda di pensione, dichiarando falsamente di aver cessato ogni rapporto. La Suprema Corte ha qualificato tale omissione come dolo, escludendo l'irripetibilità delle somme. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la prescrizione decennale per il recupero dell'indebito pensionistico è rimasta sospesa fino al momento della scoperta dell'inganno, avvenuta a seguito di una successiva richiesta di ricostituzione della pensione.
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Indebito previdenziale: il doppio stipendio costa caro
Un direttore di banca si dimette e richiede la pensione di anzianità. Il giorno successivo viene riassunto dallo stesso istituto di credito. L'ente previdenziale eroga la pensione per anni, ignorando il nuovo impiego del pensionato, che omette di comunicare la riassunzione. Quando l'ente scopre la sovrapposizione tra stipendio e pensione, richiede la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di restituzione per indebito previdenziale. I giudici stabiliscono che il silenzio del pensionato configura un dolo omissivo, che impedisce la prescrizione del diritto di recupero dell'ente. Il pensionato deve quindi restituire l'intera somma percepita illegittimamente.
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Rimborso IVA indebita: il bivio tra fatturazione e accertamento
Una società che gestisce case di riposo ha versato erroneamente l'IVA al dieci per cento per prestazioni esenti. Dopo un accertamento con adesione, ha richiesto il rimborso IVA indebita. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la richiesta della società, stabilendo che il termine per chiedere il rimborso decorre dal recupero dell'imposta da parte dell'ufficio e non dalla fatturazione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per la particolare rilevanza della questione.
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Equo indennizzo Legge Pinto: riparto parziale non ferma i termini
I creditori di una società fallita nel 1992, interamente soddisfatti nel 2006 tramite un riparto parziale, hanno chiesto l'Equo indennizzo Legge Pinto per l'eccessiva durata della procedura, chiusa solo nel 2016. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda tardiva, ritenendo che il termine di sei mesi decorresse dal pagamento del 2006. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei creditori. Trattandosi di un fallimento iniziato prima della riforma del 2006, i pagamenti non erano definitivi fino alla chiusura della procedura. Di conseguenza, il termine semestrale per richiedere l'indennizzo decorre solo dalla chiusura definitiva del fallimento (avvenuta nel 2016) e non dal singolo riparto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Soldi per droga e minacce: è tentata estorsione
Il Creditore ha prestato denaro a un conoscente, Il Debitore, sapendo che la somma sarebbe servita per l'acquisto di sostanze stupefacenti per uso personale. A causa del mancato rimborso, Il Creditore ha utilizzato violenza e gravi minacce per costringere l'altro a restituire la somma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per tentata estorsione. I giudici hanno chiarito che un prestito finalizzato all'acquisto di droga ha una causa illecita e non genera alcun diritto di credito tutelabile davanti al giudice. Di conseguenza, l'uso della forza per recuperare tali somme non può essere qualificato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma integra pienamente il più grave reato di tentata estorsione.
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Previdenza complementare: fondo vuoto e indennità negata
Gli eredi di un giornalista hanno richiesto il pagamento dell'indennità integrativa gestita dall'Istituto di previdenza. L'ente si è opposto evidenziando la grave carenza di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che il fondo di previdenza complementare costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'Istituto gestore. Poiché il fondo opera con il sistema a ripartizione ed è privo di risorse sufficienti, l'Istituto non è obbligato a pagare con i propri fondi personali. Di conseguenza, il credito degli eredi non è attualmente esigibile. Vince l'Istituto previdenziale, che non deve sborsare le somme richieste attingendo al proprio patrimonio.
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Rimborso imposta di registro: vince l’accordo senza il fisco
Un Ente Pubblico chiede il rimborso imposta di registro versata su una sentenza di primo grado, dopo che la Corte d'Appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito di un accordo transattivo tra le parti. L'Amministrazione Finanziaria nega il rimborso, sostenendo che l'accordo privato non le sia opponibile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente. I giudici chiariscono che la sentenza d'appello che riforma la decisione precedente fa venire meno il presupposto per tassare la prima sentenza. Di conseguenza, il contribuente ha pieno diritto alla restituzione delle somme pagate, in quanto la sentenza d'appello è un atto giudiziario autonomo rispetto all'accordo transattivo privato.
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Indebito previdenziale: la pensionata deve restituire le somme
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una pensionata che ha percepito un supplemento di pensione non dovuto. L'attività di lavoro autonomo svolta dopo il pensionamento è stata infatti riqualificata dall'Ispettorato del lavoro come rapporto di lavoro dipendente. L'ente previdenziale ha quindi richiesto la restituzione delle somme versate in eccedenza. La Suprema Corte ha stabilito che si configura un indebito previdenziale interamente recuperabile dall'ente pubblico. L'omessa comunicazione da parte della pensionata circa la reale natura del rapporto di lavoro esclude l'irripetibilità delle somme. Il fatto che l'ente previdenziale sia venuto a conoscenza della situazione tramite un terzo organo di vigilanza non sana la mancanza della pensionata. Di conseguenza, l'ente previdenziale ha vinto la causa e potrà recuperare l'intero importo versato in eccedenza.
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Decadenza dai finanziamenti pubblici: sanzione o sproporzione?
Un imprenditore agricolo riceveva oltre un milione di euro di fondi europei per l'imboschimento di terreni agricoli. A seguito di un controllo, la Pubblica Amministrazione accertava un taglio anticipato degli alberi, che riduceva la superficie boschiva. Di conseguenza, veniva disposta la decadenza dai finanziamenti pubblici con l'obbligo di restituire l'intera somma ricevuta negli anni. La Corte d'Appello confermava la legittimità del provvedimento. L'imprenditore ricorreva in Cassazione, contestando la retroattività e la sproporzione della sanzione. La Suprema Corte, rilevando un contrasto tra la normativa nazionale e quella europea, ha disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, sospendendo il giudizio per chiarire se sia legittimo imporre la restituzione totale dei contributi in caso di inadempimento parziale.
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Licenziato per reato: sì a indennità sostitutiva ferie non godute
Un dipendente pubblico, sospeso e poi licenziato a seguito di condanna penale, ha richiesto il pagamento dell'indennità sostitutiva ferie non godute prima della sospensione. L'amministrazione ha rifiutato, chiedendo anche la restituzione dell'assegno alimentare versato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore: il diritto all'indennità sostitutiva ferie non godute non si perde con il licenziamento disciplinare, a meno che il datore di lavoro non provi di aver formalmente invitato il dipendente a goderne. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'assegno alimentare non è ripetibile perché ha natura assistenziale, mentre la richiesta di risarcimento danni della pubblica amministrazione deve essere decisa dal giudice ordinario e non dalla Corte dei Conti.
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Assegno sociale: l’eredità perde contro l’INPS dopo la vendita
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per l'erede di un pensionato di restituire all'INPS le somme ricevute a titolo di assegno sociale. Il beneficiario originario aveva venduto un immobile per oltre 500.000 euro, omettendo di comunicare il cospicuo incasso all'ente previdenziale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede, stabilendo che l'ingente somma derivante dalla compravendita esclude lo stato di bisogno e qualsiasi legittimo affidamento sulla spettanza del sussidio. Di conseguenza, l'INPS ha il diritto di recuperare l'indebito assistenziale, in quanto la mancata comunicazione della variazione reddituale impedisce l'applicazione delle regole di irripetibilità previste per chi agisce in buona fede.
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Assegno per il nucleo familiare: INPS perde contro il disoccupato
L'Istituto Previdenziale ha chiesto a un cittadino macedone la restituzione delle somme ricevute come assegno per il nucleo familiare durante il periodo di disoccupazione agricola nel 2015. L'ente sosteneva che il sussidio spettasse solo in caso di lavoro effettivo e non durante la disoccupazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che, in base alla Convenzione tra Italia e Jugoslavia del 1957 e alla legge italiana, i lavoratori disoccupati che percepiscono l'indennità agricola sono equiparati ai lavoratori attivi. Di conseguenza, il lavoratore ha pieno diritto all'assegno per il nucleo familiare anche per i parenti rimasti nel paese d'origine. Le somme pagate non devono essere restituite.
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Indebito Previdenziale: ASpI da restituire se hai i requisiti
Una lavoratrice riceve l'indennità di disoccupazione (ASpI) anche dopo aver maturato i requisiti per la pensione, a causa di un'errata comunicazione dell'Ente Previdenziale. Anni dopo, l'Ente chiede la restituzione delle somme. La Cassazione stabilisce che si tratta di un indebito previdenziale da restituire. Il diritto alla disoccupazione cessa automaticamente al raggiungimento dei requisiti pensionistici, a prescindere dalla data di presentazione della domanda o dalla percezione effettiva della pensione. La buona fede della lavoratrice non impedisce l'obbligo di restituzione, ma potrà essere valutata per definire le modalità del rimborso.
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Indebito previdenziale: pensione da restituire anche in buona fede
Un pensionato riceveva un'integrazione al minimo, ma una successiva dichiarazione dei redditi ha rivelato il superamento dei limiti. L'Ente Previdenziale ha quindi chiesto la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta di rimborso dell'indebito previdenziale. Il principio chiave non è la buona fede del pensionato, ma il rispetto da parte dell'Ente di un termine preciso: l'azione di recupero deve avvenire entro l'anno successivo a quello in cui ha avuto conoscenza della variazione reddituale. Poiché l'Ente ha agito tempestivamente, il pensionato è stato condannato a restituire le somme percepite in eccesso.
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Indebito assistenziale: quando va restituito
La Corte d'Appello ha stabilito che l'indebito assistenziale deve essere restituito dal beneficiario se il verbale di revisione, che nega i requisiti sanitari, è stato regolarmente inviato. La mancata revoca formale entro 90 giorni non sana l'illegittimità della percezione delle somme una volta che l'interessato è stato messo in condizione di conoscere l'esito della visita.
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Indebito pensionistico per dolo: pensione revocata, soldi da rendere
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della richiesta di restituzione di una pensione ottenuta con documenti non idonei a provare un reale rapporto di lavoro. Questo comportamento integra un'ipotesi di indebito pensionistico per dolo. Secondo i giudici, la semplice consapevolezza di non avere diritto alla prestazione, dimostrata dalla presentazione di documentazione inadeguata, esclude la buona fede. Di conseguenza, il pensionato è obbligato a restituire tutte le somme indebitamente percepite, poiché il suo comportamento doloso fa venir meno ogni tutela.
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Indebito previdenziale: restituzione e nuove nozze
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituzione dell'indebito previdenziale per una pensione di reversibilità percepita indebitamente dopo il nuovo matrimonio. La sentenza chiarisce che l'omessa comunicazione del cambio di stato civile da parte del beneficiario configura dolo, sospendendo la prescrizione e rendendo le somme recuperabili dall'ente.
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