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Rinvio Pregiudiziale — Anno 2024

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinvio Pregiudiziale

Provvedimenti

Imposta unica scommesse: obblighi per operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un operatore di scommesse estero e del suo agente locale, confermando la loro soggezione all'imposta unica scommesse per gli anni 2012-2013. La sentenza stabilisce la responsabilità solidale tra il bookmaker e la ricevitoria per il pagamento del tributo, escludendo qualsiasi contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Viene ribadito che la normativa italiana, che equipara gli operatori senza concessione a quelli concessionari ai fini fiscali, non è discriminatoria e persegue legittimi obiettivi di tutela dei consumatori e di contrasto all'evasione.
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Competenza territoriale TV: rinvio inammissibile
Un Tribunale ha sollevato una questione di competenza territoriale TV per un caso di diffamazione, dubitando della validità di una norma specifica dopo una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il rinvio inammissibile, chiarendo che la sentenza costituzionale riguardava una norma sostanziale (un'aggravante) e non la regola processuale sulla competenza, che rimane pienamente in vigore. Il rinvio è stato giudicato meramente esplorativo e quindi inammissibile.
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Incertezza normativa oggettiva e sanzioni tributarie
Una società di scommesse estera, operante in Italia senza concessione, ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica sulle scommesse e relative sanzioni per l'anno 2010. La Corte di Cassazione ha confermato la debenza dell'imposta ma ha annullato le sanzioni, riconoscendo una condizione di incertezza normativa oggettiva che rendeva scusabile l'errore del contribuente fino all'entrata in vigore della legge interpretativa del 2010.
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Imposta unica scommesse: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23310/2024, ha stabilito che per l'imposta unica scommesse sono responsabili in solido sia il centro di trasmissione dati (CTD) operante in Italia, sia il bookmaker estero privo di concessione per cui raccoglie le giocate. La Corte ha rigettato il ricorso degli operatori, confermando che l'attività del CTD non è una mera trasmissione di dati, ma una vera e propria gestione del gioco, che integra il presupposto soggettivo del tributo. La decisione, relativa all'anno d'imposta 2012, si allinea alla giurisprudenza costituzionale ed europea, escludendo violazioni dei principi di non discriminazione e libera prestazione dei servizi.
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Imposta Unica Scommesse: CTD sempre responsabili
La Corte di Cassazione ha confermato che i Centri Trasmissione Dati (CTD) che raccolgono scommesse per conto di bookmaker esteri privi di concessione sono solidalmente responsabili per il pagamento dell'Imposta Unica Scommesse. L'ordinanza chiarisce che tale regime non viola né i principi costituzionali né il diritto dell'Unione Europea, poiché la tassazione si applica a chiunque gestisca la raccolta del gioco sul territorio italiano. La Corte ha rigettato il ricorso del titolare di un CTD, stabilendo che la sua attività non si limita alla mera trasmissione dati, ma integra una vera e propria gestione del servizio di gioco.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che la normativa non viola il diritto UE e che sussiste la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati operante in Italia, anche in assenza di concessione.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e bookmaker esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22216/2024, ha rigettato il ricorso di un operatore di scommesse estero, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per l'attività svolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte ha stabilito la responsabilità solidale tra il bookmaker e l'agente locale, poiché entrambi partecipano alla 'gestione' delle scommesse, che costituisce il presupposto territoriale e soggettivo del tributo. La decisione ribadisce la compatibilità della normativa italiana con i principi del diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, sostenendo fosse discriminatoria poiché operava senza concessione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'imposta unica scommesse si applica a qualsiasi operatore, estero o nazionale, che gestisce scommesse in Italia, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha ritenuto la legislazione conforme sia ai principi costituzionali italiani che al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22208/2024, ha stabilito che i bookmaker esteri, anche se privi di concessione statale, sono tenuti al pagamento dell'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il bookmaker e il suo intermediario locale (CTD), rigettando il ricorso della società di scommesse. La decisione si fonda sul principio che il presupposto del tributo è la 'gestione' dell'attività di scommessa sul territorio nazionale, attività svolta congiuntamente da entrambi i soggetti, rendendo la normativa italiana conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22205/2024, ha stabilito che l'imposta unica scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri che operano in Italia senza la necessaria concessione statale. Il caso riguardava una società di scommesse straniera che contestava avvisi di accertamento per gli anni 2008-2009. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la normativa italiana non viola i principi dell'Unione Europea sulla non discriminazione e sulla libera prestazione di servizi. È stato chiarito che la tassazione si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell'operatore o dal possesso di una concessione. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un contraddittorio preventivo per questo tipo di imposta e ha distinto la responsabilità fiscale da quella penale.
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Imposta unica scommesse: Cassazione sulla tassazione
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD) senza concessione nazionale, ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale tra la società estera e il gestore del CTD. I giudici hanno stabilito che l'imposta è legittima, non discriminatoria e conforme al diritto dell'Unione Europea, poiché si applica alla "gestione" dell'attività di scommessa svolta sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede o dallo status giuridico dell'operatore. Essendo l'annualità contestata (2012) successiva ai chiarimenti legislativi, è stata esclusa qualsiasi violazione del legittimo affidamento.
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Imposta Unica Scommesse: Tassabili anche operatori esteri
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse, sostenendo di non essere soggetto passivo in quanto priva di concessione statale e denunciando una violazione del diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, anche se stabilito all'estero e tramite intermediari locali (CTD), è coobbligato al pagamento del tributo. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione, ritenendo la normativa conforme ai principi dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21940/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha stabilito che l'imposta si applica a chiunque gestisca scommesse sul territorio italiano, escludendo qualsiasi discriminazione ai sensi del diritto dell'Unione Europea. È stata inoltre chiarita la natura paritetica della solidarietà fiscale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione locale, entrambi considerati soggetti passivi d'imposta.
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Legittimazione passiva rimborso accise: chi paga?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21883/2024, ha stabilito che la legittimazione passiva rimborso accise sull'energia elettrica spetta in via esclusiva all'Agenzia delle Dogane. Le Province, pur avendo incassato le somme, agivano come meri tesorieri, non essendo titolari del rapporto tributario. Le società energetiche devono quindi agire solo contro l'amministrazione centrale per recuperare l'addizionale provinciale illegittima.
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Licenza scommesse: quando è obbligatoria per VLT?
Una società che gestiva un centro scommesse è stata multata per aver installato apparecchi da intrattenimento (VLT) senza la specifica licenza scommesse richiesta dall'art. 88 TULPS. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che l'onere di dimostrare un'eventuale esclusione discriminatoria dalle gare pubbliche, che potrebbe giustificare la mancanza della licenza, spetta all'operatore. La Corte ha inoltre stabilito che il principio della retroattività della sanzione più favorevole non si applica a questa tipologia di illecito amministrativo.
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Stabilizzazione precariato: la data del contratto è decisiva
Un gruppo di dipendenti a tempo determinato ha richiesto la conversione del proprio rapporto di lavoro in indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione del precariato, ai sensi della normativa speciale esaminata, è fondamentale la data di stipula del contratto. La legge si applica solo ai contratti già in essere alla sua entrata in vigore, risultando irrilevante che la procedura di selezione fosse iniziata in data anteriore.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e bookmaker esteri
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'annualità 2008. La società operava in Italia tramite centri di trasmissione dati senza possedere una concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano è soggetto passivo d'imposta, indipendentemente dalla sede legale o dal possesso di una concessione. La decisione si fonda su precedenti pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia dell'UE, le quali hanno escluso l'esistenza di discriminazioni a danno degli operatori stranieri.
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Imposta unica scommesse: Cassazione conferma obbligo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa al 2011. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker estero sia il centro di trasmissione dati (CTD) italiano sono coobbligati al pagamento. È stata esclusa qualsiasi violazione del diritto dell'Unione Europea, affermando che la normativa non è discriminatoria e non costituisce una restrizione alla libera prestazione di servizi. Le sanzioni sono state ritenute applicabili, poiché l'incertezza normativa sulla soggettività passiva era cessata prima del periodo d'imposta in questione.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi del bookmaker
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2012. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale. La sentenza stabilisce la compatibilità della tassa con il diritto dell'Unione Europea, basandosi su precedenti pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia UE, e chiarisce che per le annualità successive al 2010 la normativa era sufficientemente chiara da giustificare l'applicazione di sanzioni.
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Indennizzo statale: No se il reato non è provato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei genitori di un giovane trovato morto, che chiedevano un indennizzo statale basato sulla Direttiva 2004/80/CE. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché mancava il presupposto fondamentale: l'accertamento di un 'reato intenzionale violento', dato che il procedimento penale era stato archiviato per infondatezza della notizia di reato. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, sottolineando anche che la direttiva non era applicabile ai fatti, avvenuti nel 2003.
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