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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2025

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681 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: quando non si pagano le spese
Un indagato, in custodia cautelare in carcere, propone ricorso in Cassazione per ottenere gli arresti domiciliari. Nelle more del giudizio, il G.I.P. accoglie la sua istanza, concedendogli la misura richiesta. Di conseguenza, il difensore presenta una rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che, poiché la carenza di interesse non è imputabile al ricorrente, non vi è condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità senza spese
Una società ha presentato ricorso contro un sequestro preventivo. Nelle more del giudizio, i beni sono stati dissequestrati, portando la società a effettuare una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, in caso di sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, non vi è condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un appello a seguito della rinuncia al ricorso da parte del procuratore speciale del ricorrente. Questa decisione, basata sull'art. 591 del codice di procedura penale, ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della cassa delle ammende, evidenziando le conseguenze definitive di tale atto processuale.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di rinuncia da parte dei ricorrenti. Il caso riguarda il sequestro preventivo di 36.000 euro a due genitori, terzi interessati, nell'ambito di un procedimento penale per spaccio di droga a carico del figlio. A seguito della rinuncia al ricorso, i genitori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, poiché la Corte ha ritenuto che la rinuncia non escludesse le statuizioni previste dalla legge.
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Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato a seguito della sua rinuncia. La decisione si fonda sulla sopravvenuta mancanza di interesse, poiché l'indagato aveva nel frattempo ottenuto una misura cautelare meno afflittiva (arresti domiciliari) rispetto a quella originariamente impugnata. La sentenza chiarisce che in caso di rinuncia al ricorso per tali motivi, non si applicano le sanzioni solitamente previste per l'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
Un individuo, sottoposto agli arresti domiciliari, presenta ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di revoca della misura. Prima dell'udienza, formalizza la rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: le conseguenze sulle spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza di custodia cautelare per peculato, a seguito della sopravvenuta rinuncia al ricorso da parte della difesa. La sentenza stabilisce che la rinunciante è tenuta al pagamento delle spese processuali, ma, data la tempestività della rinuncia, viene esentata dalla sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: quando si evitano sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per peculato, a seguito della sua rinuncia al ricorso. La decisione sottolinea che, sebbene la rinuncia comporti la condanna al pagamento delle spese processuali, la tempestività della stessa può giustificare la non applicazione di ulteriori sanzioni pecuniarie.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati di droga. La decisione segue la rinuncia al ricorso presentata dalla difesa per "sopravvenuta carenza di interesse". Non essendo stata fornita una causa giustificativa non imputabile all'indagato, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando un consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e sanzioni penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione è scaturita dalla formale rinuncia al ricorso presentata dal difensore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando che la rinuncia al ricorso comporta sanzioni economiche automatiche.
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Rinuncia al ricorso: quando non si pagano le spese
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza di rinvio a giudizio, effettua una rinuncia al ricorso. Tale rinuncia è motivata dal fatto che, nel frattempo, un altro giudice ha annullato l'atto impugnato. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso ma, accogliendo un principio consolidato, esclude la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria. La motivazione risiede nel fatto che il venir meno dell'interesse alla decisione non configura una soccombenza, neppure virtuale.
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Rinuncia al ricorso: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un appello a seguito della rinuncia al ricorso presentata dal difensore. Nonostante la rinuncia, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende, poiché non si potevano escludere profili di colpa nella proposizione iniziale dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di un imputato che, dopo aver presentato appello, decide di ritirarlo. La Corte, prendendo atto della rinuncia al ricorso presentata dal difensore, dichiara l'appello inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, ponendo fine al procedimento.
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Ricusazione del giudice: quando si rinuncia al ricorso
Due imputati in un procedimento per disastro ambientale hanno presentato istanza di ricusazione del giudice, sostenendo che quest'ultimo avesse già espresso un parere pregiudizievole in un precedente provvedimento di sequestro. Dopo il rigetto da parte della Corte d'Appello, hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, hanno formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato i ricorsi inammissibili, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze dirette della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia presentata dal procuratore, l'appello è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e sanzioni pecuniarie
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso, anche se non motivata, comporta la declaratoria di inammissibilità e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso analizzato riguarda un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, che dopo aver impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame, ha deciso di rinunciare al proprio ricorso, subendone le conseguenze economiche previste dalla legge.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Un imputato, sottoposto a misura cautelare per reati legati al possesso illegale di armi, aveva presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, senza entrare nel merito delle questioni sollevate.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia presentata dal difensore. La decisione evidenzia come la rinuncia al ricorso comporti non solo l'improcedibilità, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma aggiuntiva in favore della Cassa delle ammende, poiché l'inammissibilità è riconducibile a una sua scelta volontaria.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e sanzioni pecuniarie
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 2 dicembre 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato a seguito della sua rinuncia. L'ordinanza chiarisce che la rinuncia al ricorso comporta non solo l'inammissibilità, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. La Corte ha specificato che l'articolo 616 del codice di procedura penale si applica a tutte le cause di inammissibilità, senza distinzioni, includendo quindi anche la rinuncia volontaria all'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: le conseguenze economiche
Un imputato, dopo aver presentato appello in Cassazione contro una condanna per diffamazione, effettua una rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'appello inammissibile e condanna il ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, ma anche al rimborso delle spese legali della parte civile. La motivazione risiede nel fatto che la rinuncia non è stata tempestivamente comunicata alla controparte, costringendola a svolgere attività difensiva ormai inutile.
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