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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2025

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681 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: effetti dopo la proposta 380-bis
La Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, accettata dalla controparte. La Corte ha chiarito che tale rinuncia è valida anche se interviene dopo la proposta di definizione anticipata ex art. 380-bis c.p.c., e non comporta l'applicazione di sanzioni processuali come il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: il diritto delle altre parti
In un caso di responsabilità professionale notarile giunto in Cassazione, i ricorrenti e una delle controparti principali hanno presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha tuttavia rinviato la decisione, stabilendo che un altro controricorrente, informato della rinuncia solo il giorno dell'udienza, deve avere la possibilità di esprimere la propria posizione. La decisione sottolinea la necessità di tutelare il diritto al contraddittorio di tutte le parti processuali prima di dichiarare l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Un consulente, dopo aver perso in Appello contro una società di trasporti, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e il consulente presenta una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara estinto il processo, senza statuire sulle spese, poiché regolate nell'accordo privato tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli effetti della rinuncia al ricorso in un contenzioso tributario. Una società, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole su un rimborso fiscale, ha rinunciato all'appello. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti e specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza di sequestro preventivo. La decisione è stata presa a seguito della dichiarazione di rinuncia al ricorso da parte del difensore dell'imputato, che ha determinato una sopravvenuta carenza di interesse a proseguire il giudizio.
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Rinuncia al ricorso: quando il giudizio si estingue
Un contribuente, dopo aver perso in appello contro l'Agenzia delle Entrate, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, aderisce alla definizione agevolata dei debiti ("rottamazione-quater") e presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della rinuncia, dichiara estinto il giudizio e compensa le spese legali tra le parti, escludendo l'applicazione del c.d. "doppio contributo unificato".
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Estinzione del giudizio tributario: accordo tra le parti
Una società di gestione ambientale e una società sportiva hanno risolto una controversia fiscale relativa alla tassa sui rifiuti tramite un accordo, mentre il caso era pendente in Cassazione. La società ricorrente ha quindi ritirato il proprio ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, compensando le spese legali tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione per rinuncia: le spese legali sono dovute
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione per rinuncia di un ricorso presentato da tre società. Anche se la controparte non ha accettato la rinuncia, la Corte ha stabilito che ciò non impedisce la declaratoria di estinzione, ma impone una decisione sulle spese legali, condannando le società rinuncianti al pagamento.
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Rinuncia al ricorso: niente contributo unificato doppio
Una società che gestisce uno stabilimento balneare aveva impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu). Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha raggiunto un accordo con il Comune e ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha stabilito un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, una sanzione prevista per chi perde l'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità per carenza d’interesse
Una società, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu), ha transatto la controversia con il Comune. Successivamente, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur notando che l'atto di rinuncia proveniva da un difensore senza mandato speciale, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
Una società, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole, ha raggiunto un accordo con l'ente comunale e ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali
Una società di revisione, sanzionata dall'autorità di vigilanza sui mercati finanziari per irregolarità nella revisione dei bilanci di due compagnie assicurative, ha impugnato la sanzione. Giunto il caso in Cassazione, la società ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il processo, condannando però la parte ricorrente al pagamento delle spese legali della controparte, poiché quest'ultima non aveva aderito alla rinuncia. La decisione chiarisce le implicazioni procedurali ed economiche della rinuncia in Cassazione.
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Responsabilità direttore generale: l’analisi della Cassazione
Un ex direttore generale di una banca, multato dall'Autorità di Vigilanza per carenze nei servizi di investimento, ha impugnato la sanzione in Cassazione. I motivi di ricorso vertevano sulla presunta errata assimilazione della sua responsabilità a quella degli amministratori e sulla natura sostanzialmente penale della sanzione. Il procedimento si è estinto a seguito della rinuncia al ricorso da parte del dirigente, accettata dall'Autorità, senza che la Corte si pronunciasse nel merito delle importanti questioni sollevate sulla responsabilità direttore generale.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e sanzioni pecuniarie
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia presentata dal difensore, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro alla Cassa delle ammende. La decisione si basa sull'art. 616 c.p.p., che equipara la rinuncia alle altre cause di inammissibilità, rendendo automatica l'applicazione delle sanzioni pecuniarie.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
Una parte, dopo aver perso in Appello in una causa su un testamento olografo, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, deposita una rinuncia al ricorso basata su un accordo transattivo. La Cassazione dichiara estinto il processo, spiegando che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione delle altre parti per essere efficace. Le spese legali vengono compensate in virtù dell'accordo tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso determina l'estinzione del giudizio. In tale scenario, il ricorrente non è tenuto a versare il doppio del contributo unificato, poiché questa misura si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. La decisione è scaturita da una controversia fiscale in cui una società, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per costi indeducibili e ricavi non contabilizzati, ha rinunciato al proprio ricorso per cassazione.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15393/2025, ha dichiarato estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti. Il caso riguardava una controversia sulla titolarità di somme depositate su un libretto postale. La Corte ha colto l'occasione per ribadire un importante principio: l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato non si applica in caso di rinuncia al ricorso, poiché tale misura, di natura eccezionale, è prevista solo per le ipotesi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: effetti della definizione agevolata
Un contribuente ha impugnato un pignoramento presso terzi, per poi aderire a una definizione agevolata per una parte delle cartelle esattoriali contestate. Sosteneva che l'intera causa dovesse essere estinta per cessato interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la cessazione della materia del contendere opera solo per le specifiche pretese oggetto di definizione agevolata. Per l'estinzione totale del giudizio è necessaria una formale rinuncia al ricorso, comunicata e accettata dalla controparte, che in questo caso mancava.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un caso di revocatoria ordinaria giunge in Cassazione, ma le parti trovano un accordo transattivo e presentano una rinuncia al ricorso congiunta. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara estinto il giudizio di legittimità senza pronunciarsi sulle spese, applicando la specifica normativa processuale.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una società, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata e presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto, dichiara estinto il giudizio e compensa le spese processuali tra le parti, chiarendo anche perché non sia dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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