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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2024

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794 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Concorso di colpa assegno: spedizione e responsabilità
Una società assicurativa ha spedito un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. L'assegno è stato sottratto e incassato fraudolentemente presso un ente postale. I giudici di merito hanno stabilito un concorso di colpa al 50% tra la società, per aver scelto un metodo di spedizione non sicuro, e l'ente postale, per l'errata identificazione del prenditore. La società ha presentato ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio. La decisione conferma l'importanza della scelta di metodi di spedizione sicuri per i titoli di credito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un'impresa agricola, in causa con un ente regionale per il recupero di aiuti comunitari, rinuncia al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale sfavorevole. La Corte dichiara estinto il giudizio, rende inefficace il ricorso incidentale e compensa le spese legali tra le parti. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del raddoppio del contributo unificato, in quanto non si tratta di un rigetto o di un'inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un ex amministratore di una banca sanzionato da un'autorità di vigilanza. L'ordinanza chiarisce che la rinuncia comporta la condanna del rinunciante al pagamento delle spese legali, anche in assenza di accettazione da parte della controparte. Questo caso sottolinea le conseguenze procedurali ed economiche della rinuncia al ricorso.
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Rinuncia al ricorso: spese legali e contributo unificato
Un ex amministratore di una banca cooperativa, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali ma escludendo l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato, chiarendo le conseguenze procedurali di tale atto.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società di leasing, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto del Tribunale relativo a una società fallita, ha successivamente formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e della mancata attività difensiva della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza emettere alcuna pronuncia sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una cittadina ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello contro un istituto bancario. Successivamente, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che, in caso di rinuncia, non è dovuto il pagamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', una sanzione solitamente applicata in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione. La Corte ha inoltre chiarito che non era necessaria una pronuncia sulle spese legali poiché la banca non si era costituita attivamente nel giudizio.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia sanzione
Una società agricola ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro una Regione in una disputa su aiuti comunitari. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, compensato le spese legali e, soprattutto, ha chiarito che in caso di rinuncia al ricorso non è dovuto il versamento del cosiddetto "doppio contributo unificato", poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, non di ritiro volontario.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di pubblicità, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole in un contenzioso tributario contro un ente locale, decide di ritirare il proprio atto. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso, chiarendo che non è necessaria l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la società ricorrente viene condannata al pagamento delle spese legali del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
Un soggetto, dopo aver impugnato la revoca di una misura alternativa alla detenzione, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà della parte, dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, sottolineando le conseguenze economiche di tale atto processuale.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia non è considerata una causa di inammissibilità priva di colpa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di una società che, dopo aver impugnato una sentenza d'appello, ha presentato una rinuncia al ricorso. A seguito dell'accettazione da parte della controparte, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza disporre sulle spese legali. La decisione si fonda sulla validità formale della rinuncia, sottoscritta sia dal difensore che dai legali rappresentanti della società.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
In una causa relativa alla restituzione di somme in una trattativa immobiliare, il ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte ha aderito e la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che in caso di estinzione per rinuncia accettata, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto per le impugnazioni respinte o dichiarate inammissibili.
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Doppio contributo unificato: no se c’è rinuncia
Una società di leasing, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto del Tribunale, ha successivamente rinunciato all'impugnazione. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo che la rinuncia non comporta l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato. Questa sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non potendo essere estesa per analogia.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di una formale rinuncia al ricorso presentata dal procuratore speciale dell'imputato. Quest'ultimo, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti, vede così la sua condanna diventare definitiva e viene obbligato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso TARI
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa al pagamento della TARI, sostenendo che i propri rifiuti da imballaggio fossero speciali e quindi esenti. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale. La società ha quindi rinunciato al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del processo. La sentenza chiarisce anche che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo: accordo tra le parti
Una controversia di lavoro tra un'agenzia di stampa e un giornalista sulla natura del rapporto (autonomo o subordinato) giunge in Cassazione. Dopo la sentenza d'appello favorevole al lavoratore, le parti decidono di porre fine alla lite. Attraverso la rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo. Questa decisione chiude definitivamente il caso senza una pronuncia nel merito, esonerando le parti dal pagamento delle spese e dal raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Un'azienda di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che riconosceva a un dipendente il diritto di computare l'apprendistato ai fini dell'anzianità. Successivamente, l'azienda ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza d'appello favorevole al lavoratore.
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Estinzione del processo: rinuncia e spese legali
Un'associazione nazionale di assistenza ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con due ex collaboratori. A seguito di una rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che tale esito esonera le parti dal versamento del doppio contributo unificato e neutralizza la condanna alle spese legali, data la reciproca adesione alla rinuncia.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società di servizi aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole. Tuttavia, durante il processo, la stessa società ha presentato una memoria con cui dichiarava di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Inoltre, la Corte ha stabilito che non era necessario provvedere sulle spese di lite, poiché le controparti non avevano svolto attività difensiva nel giudizio di cassazione. Il caso evidenzia come la rinuncia sia uno strumento che porta alla chiusura definitiva del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso: gli effetti sulla causa
Un dipendente pubblico, dopo aver impugnato in Cassazione il proprio licenziamento disciplinare, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, pur in assenza di notifica e accettazione della controparte, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia, sebbene non estingua formalmente il processo in questo caso, è un chiaro indicatore della sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, motivando così la decisione e la compensazione delle spese legali.
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