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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2022

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611 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Mandato di arresto europeo: negata la consegna per radicamento
La Corte d'appello di Roma ha riconosciuto la condanna a quattro anni e un mese di reclusione emessa in Romania contro un cittadino straniero per tentato omicidio. Tuttavia, i giudici hanno rifiutato la consegna dello stesso in esecuzione di un mandato di arresto europeo, disponendo che la pena venga espiata in Italia. Questa decisione si fonda sul forte radicamento del condannato, che risiede stabilmente in Italia da oltre cinque anni con la propria famiglia. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'espiazione della pena in Italia e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: quando il dietrofront rende la condanna definitiva
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, aveva proposto ricorso lamentando la mancata concessione della lieve entità del fatto. Successivamente, il suo difensore munito di procura speciale ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: l’imputata rinuncia ma paga le spese
L'Imputata, condannata in appello per furto aggravato, lesioni e minacce, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore, munito di procura speciale, ha depositato tramite posta elettronica certificata la formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia. I giudici hanno chiarito che la rinuncia all'impugnazione è un atto formale, irrevocabile e recettizio, che produce l'immediata inammissibilità del ricorso una volta depositato in cancelleria. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: tra resa e condanna
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto continuato pluriaggravato, ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per Cassazione, regolarmente sottoscritto e autenticato. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa manifestazione di volontà e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle Ammende, poiché la causa dell'inammissibilità è interamente riconducibile a una sua scelta volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: assolto ma senza spese
Il Giudice per le indagini preliminari applicava la misura cautelare degli arresti domiciliari a un soggetto accusato di furto in concorso. Il Tribunale del Riesame ridimensionava le accuse ma confermava la misura. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il Giudice dell'udienza preliminare pronunciava sentenza di non doversi procedere per non aver commesso il fatto, revocando la misura cautelare. Di conseguenza, il difensore presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, trattandosi di una rinuncia dovuta al venir meno dell'interesse dopo la presentazione del ricorso, la Corte ha stabilito che non si applica la condanna alle spese processuali né la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro un istituto bancario. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritta dai suoi difensori muniti di procura speciale. La banca ha accettato la rinuncia firmando l'atto. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: si estingue la lite sul debito
Il caso nasce dall'opposizione di una Debitrice a una condanna di pagamento emessa dal Tribunale a favore del Creditore. La Debitrice eccepiva la nullità della citazione originaria per mancato avvertimento sulle decadenze relative all'incompetenza territoriale. La Corte d'Appello respingeva l'impugnazione, ritenendo sanata la nullità in assenza di un concreto pregiudizio al diritto di difesa. Successivamente, la Debitrice proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rottamazione delle cartelle: causa chiusa ma il debito resta
Il Contribuente impugnava una cartella esattoriale per imposte non pagate. Durante il processo, decideva di aderire alla rottamazione delle cartelle, presentando formale rinuncia al ricorso. Tuttavia, pagava in ritardo la seconda rata della sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria faceva notare che la definizione agevolata non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente, ma il Contribuente perde la possibilità di contestare il debito originario, che l'esattore potrà riscuotere coattivamente poiché la sanatoria è decaduta a causa del ritardo nei pagamenti. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si evita la doppia tassa
Nel corso di una causa ereditaria, La Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Controricorrente con accordo per compensare le spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione pecuniaria colpisce solo chi perde la causa per rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Trattandosi di una norma punitiva eccezionale, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia concordata tra le parti. Di conseguenza, il processo si estingue senza costi aggiuntivi per le parti.
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Definizione agevolata: il ricorso si spegne senza costi extra
Un contribuente, ritenuto responsabile per sanzioni tributarie relative a imposte non versate da una società, ha impugnato l'avviso di accertamento. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese tra le parti. I giudici hanno inoltre stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia deriva da un evento successivo alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alle sanzioni senza spese doppie
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per sanzioni collegate a violazioni tributarie di una società. Durante il giudizio di Cassazione, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese di giudizio. Inoltre, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, poiché la causa di inammissibilità è derivata da un evento successivo alla presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
La Società Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione precedentemente proposto contro il Curatore Fallimentare e altre società. Tutte le parti coinvolte hanno accettato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla tempestiva rinuncia al ricorso in Cassazione, la società non deve pagare le spese del giudizio né il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti ha estinto la causa in modo consensuale prima della decisione di merito.
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Scorrimento della graduatoria: la rinuncia chiude il caso
Una candidata, classificatasi ottava in un concorso pubblico per dirigente medico esteso a sette posti, ha richiesto l'assunzione rivendicando lo scorrimento della graduatoria dopo le dimissioni di un vincitore durante il periodo di prova. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che l'assunzione iniziale avesse esaurito gli effetti del bando. La candidata ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un formale atto di rinuncia, accettato dall'azienda ospedaliera. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese, confermando che la rinuncia accettata chiude il processo senza esaminare il merito della questione relativa allo scorrimento della graduatoria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi abbandona paga le spese
Una società cooperativa e un privato propongono ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Successivamente, i ricorrenti presentano formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, la parte controricorrente non sottoscrive l'accettazione di tale rinuncia. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, ma applica l'articolo 391 del codice di procedura civile. Di conseguenza, i giudici condannano i ricorrenti a pagare in solido le spese del processo, liquidate in cinquemila euro oltre accessori di legge. La decisione stabilisce che la mancata accettazione firmata della controparte impone la regolamentazione delle spese a carico di chi rinuncia.
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Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia e paga le spese
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dalla propria azienda, sostenendo che la selezione dei dipendenti da licenziare dovesse considerare anche un'altra società del gruppo, configurando un unico centro di imputazione. La Corte d'Appello le dà ragione, ordinando la reintegrazione e il risarcimento. Le società del gruppo propongono ricorso in Cassazione ma, successivamente, notificano la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il processo per rinuncia, confermando di fatto la decisione d'appello favorevole alla lavoratrice. Le aziende rinuncianti vengono inoltre condannate al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore della lavoratrice, non avendo quest'ultima accettato la rinuncia senza spese.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia dell’azienda salva il posto
Una lavoratrice del settore aereo impugna il proprio licenziamento, intimato all'esito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello dichiara l'illegittimità del provvedimento, rilevando l'esistenza di un unico centro di imputazione tra la società datrice di lavoro e un'altra azienda del gruppo. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le società. La Corte d'Appello ordina quindi la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le società ricorrono in Cassazione ma successivamente notificano la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo e condanna le aziende al pagamento delle spese legali. La sentenza d'appello passa così in giudicato, confermando la reintegrazione della lavoratrice.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia aziendale salva il posto
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dalla sua società datrice di lavoro. La Corte d'Appello dichiara l'illegittimità del recesso, accertando un unico centro di imputazione tra due società del gruppo. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le aziende. La Corte d'Appello ordina la reintegrazione e il risarcimento. Le società propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinunciano. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per rinuncia e condanna le società al pagamento delle spese legali in favore della lavoratrice. La decisione d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo diventa così definitiva, confermando la vittoria della lavoratrice.
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Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Un lavoratore è stato licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata dalla sua azienda. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il provvedimento perché la platea dei lavoratori da considerare doveva includere anche i dipendenti di un'altra società del gruppo, configurando un unico centro di imputazione. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente notificato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando l'illegittimità del licenziamento e condannando l'azienda al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia aziendale dà la vittoria
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dalla sua azienda. La Corte d'Appello dichiara illegittimo il provvedimento, rilevando un unico centro di imputazione tra due società del gruppo e ordinando la reintegrazione. La platea dei lavoratori andava infatti calcolata sull'intero gruppo e non solo sulla singola società formale. Le aziende propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinunciano. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per rinuncia, confermando in via definitiva l'illegittimità del licenziamento collettivo e condannando le società al pagamento delle spese processuali, ritenendo comunque infondati i motivi di ricorso presentati.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo senza spese
Una società ha proposto ricorso in Cassazione contro un'altra azienda. Successivamente, la società ricorrente ha depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione, che è stata regolarmente accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia accettata determina l'estinzione del processo. Per quanto riguarda le spese di lite, l'accettazione della controparte consente al giudice di non condannare la parte rinunciante al rimborso delle spese altrui. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese tra le parti, stabilendo che ognuna paghi i propri costi di difesa.
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