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Rimborso Iva Fallimento

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso IVA fallimento: vale il termine di 10 anni e non 2
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società fallita la restituzione di un credito d'imposta, sostenendo la perdita del diritto per decorso del termine biennale residuale. La Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando che l'apertura del fallimento equivale alla cessazione dell'attività. Di conseguenza, il rimborso IVA fallimento resta disciplinato dal termine di prescrizione ordinario decennale e non dalla decadenza breve biennale. Poiché il credito risultava regolarmente esposto nelle dichiarazioni e provato dai documenti contabili non contestati nel merito, il Fisco deve restituire integralmente la somma richiesta dalla procedura concorsuale e pagare le spese processuali.
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Rimborso IVA fallimento: la prescrizione è decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24221/2024, ha confermato che la richiesta di rimborso IVA fallimento è soggetta al termine di prescrizione ordinario decennale e non a quello di decadenza biennale. Il termine decorre dalla presentazione della dichiarazione del curatore, equiparata a una dichiarazione di cessazione attività, momento in cui sorge il diritto al rimborso del credito maturato prima della procedura concorsuale.
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Rimborso IVA fallimento: quando spetta alla società
Una società in fallimento ha richiesto un rimborso IVA per il periodo pre-fallimentare. L'Agenzia Fiscale lo ha negato per la mancata chiusura della Partita IVA. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della società, stabilendo che la dichiarazione IVA del curatore per il periodo ante-fallimento equivale a una cessazione di attività, legittimando così la richiesta di rimborso IVA fallimento.
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Rimborso Iva fallimento: no al rimborso totale
Un professionista paga l'IVA su fatture emesse a un cliente, che successivamente fallisce. A seguito di un pagamento parziale ricevuto dalla procedura fallimentare, il professionista richiede il rimborso totale dell'IVA versata. La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, stabilendo che l'acconto ricevuto deve essere considerato comprensivo di IVA e va imputato proporzionalmente sia all'imponibile che all'imposta. Questa sentenza chiarisce le regole sul rimborso Iva fallimento in caso di pagamenti parziali.
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Rimborso IVA fallimento: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare, confermando il diniego di un rimborso IVA fallimento. La sentenza stabilisce che l'onere di provare l'esistenza del credito spetta interamente alla curatela, la quale non può limitarsi a invocare la dichiarazione. La condanna penale per bancarotta dell'imprenditore e la mancanza di documentazione contabile sono state considerate prove decisive contro la spettanza del credito. Inoltre, è stata ribadita l'impossibilità di compensare crediti IVA sorti prima del fallimento con debiti maturati dopo.
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Rimborso IVA fallimento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fallita per un rimborso IVA. La Corte ha chiarito che l'erronea percezione di un fatto processuale, come il mancato invio di una dichiarazione, costituisce un errore di fatto da contestare con il rimedio della revocazione e non un errore procedurale. Inoltre, il ricorso è stato bloccato dalla regola della "doppia conforme", essendo le decisioni di primo e secondo grado basate sulle stesse ragioni. La sentenza sottolinea l'importanza di scegliere il corretto strumento di impugnazione in materia di rimborso IVA fallimento.
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