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Rigetto

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si parla di rigetto quando il sistema immunitario di un paziente che è stato sottoposto a trapianto attacca il nuovo organo, riconoscendolo come non-self alla stregua di batteri o virus. Un caso particolare di rigetto del trapianto è la malattia del trapianto contro l'ospite o in inglese Graft versus Host Disease (GVHD).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Benefici previdenziali amianto tra tutela e prescrizione
Un lavoratore ha adito il tribunale per richiedere all'ente previdenziale il riconoscimento dei benefici previdenziali amianto, consistenti nella rivalutazione contributiva con coefficiente moltiplicativo per il periodo lavorativo di esposizione alla fibra nociva. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato l'istanza per maturata prescrizione, rilevando che il termine utile era già spirato prima dell'avvio della domanda amministrativa. La decorrenza del termine decorreva dal momento in cui il soggetto aveva acquisito la piena consapevolezza del rischio, coincidente con la domanda di certificazione all'istituto assicuratore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto sfavorevole al dipendente, sancendo che l'identificazione della corretta durata della prescrizione spetta al giudice e che l'inerzia prolungata estingue il diritto ai benefici senza violare le tutele previste dalla Costituzione.
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Colloqui telefonici 41-bis: no alla chiamata dallo studio
Un detenuto sottoposto al regime differenziato ha chiesto di svolgere colloqui telefonici 41-bis chiamando direttamente l'utenza privata del proprio avvocato. Il Tribunale ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che le telefonate difensive devono svolgersi presso un istituto penitenziario vicino allo studio del legale. Questa procedura garantisce l'identificazione certa dell'avvocato ed evita il passaggio della comunicazione a terzi non autorizzati. La misura rispetta il bilanciamento tra l'esercizio del diritto di difesa e le prioritarie esigenze di sicurezza pubblica.
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Spaccio di Droga: Cassazione conferma esclusione particolare tenuità del fatto
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'attribuzione di un episodio di cessione di cocaina e, soprattutto, l'esclusione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis cod. pen.). Il Lavoratore sosteneva che la pluralità dei reati in continuazione non dovesse impedire l'applicazione della non punibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la responsabilità del Lavoratore, chiarendo che la sentenza d'appello aveva correttamente escluso la cessione di cocaina ma aveva comunque valutato la non occasionalità dello spaccio. La Cassazione ha ritenuto corretta l'esclusione della particolare tenuità del fatto, data la pluralità delle condotte illecite e l'inserimento non occasionale del Lavoratore nell'attività di spaccio.
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Revoca del daspo fuori contesto: no senza prove di lavoro
Un cittadino ha richiesto la revoca del daspo fuori contesto imposto a seguito di vicende legate agli stupefacenti. L'interessato ha sostenuto di aver intrapreso un percorso di riabilitazione, svolto volontariato e trovato impiego all'estero. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha rigettato l'istanza evidenziando la persistenza della pericolosità sociale e la mancanza di prove sul lavoro svolto oltreconfine. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che le semplici dichiarazioni senza documenti probatori non bastano a modificare il giudizio sulla pericolosità. Di conseguenza, la richiesta di revoca del daspo fuori contesto è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Arresti domiciliari e lavoro esterno: il no della Cassazione
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo sottoposto ad arresti domiciliari che chiedeva di poter svolgere lavoro esterno. L'uomo, coinvolto in precedenti vicende di narcotraffico, intendeva lavorare sei ore al giorno in una stazione ferroviaria. I giudici hanno ritenuto l'attività incompatibile con la misura cautelare, evidenziando il rischio di contatti con terzi e la difficoltà di monitoraggio. La decisione sottolinea che l'autorizzazione al lavoro esterno deve garantire la salvaguardia delle esigenze cautelari e non ostacolare la vigilanza, confermando il principio di proporzionalità e adeguatezza della misura.
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Video-colloqui per detenuti al 41-bis: tra sicurezza e diritti
Un detenuto sottoposto al carcere duro ha chiesto di svolgere video-colloqui con la famiglia per l'emergenza pandemica e motivi personali. Il Tribunale di sorveglianza ha autorizzato i video-colloqui unicamente per via delle restrizioni sanitarie da Covid-19, escludendo altre ragioni generali. Sia l'Amministrazione penitenziaria sia il recluso hanno proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha respinto entrambe le impugnazioni. I giudici hanno confermato che i Video-colloqui per detenuti al 41-bis sono ammessi in via eccezionale quando è impossibile effettuare visite di persona, purché siano garantiti i controlli di sicurezza necessari. Tuttavia, tale misura non costituisce un diritto ordinario per motivi generici. Di conseguenza, l'autorizzazione resta valida unicamente per le restrizioni sanitarie legate alla pandemia e il detenuto deve pagare le spese processuali.
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Correzione di errore materiale: no al passaggio da rigetto a inammissibile
La Suprema Corte ha affrontato un caso relativo all'istanza di correzione di errore materiale presentata per modificare il dispositivo di una sentenza. Nel testo letto in udienza la Corte aveva pronunciato il rigetto dell'impugnazione, mentre la motivazione successiva evidenziava profili di inammissibilità. Il relatore e la Procura Generale chiedevano di sostituire la formula di rigetto con quella di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento di una somma alla cassa delle ammende. I giudici hanno respinto la richiesta. La correzione di errore materiale è vietata se comporta una modifica sostanziale della decisione, come il passaggio da rigetto a inammissibilità, che incide sulle spese e sulla prescrizione del reato.
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Controllo Corrispondenza Detenuto: Sicurezza Prevale su Libertà
Un ex terrorista ha contestato il controllo corrispondenza detenuto disposto dal Magistrato di Sorveglianza e confermato dal Tribunale di Sorveglianza. Le autorità hanno giustificato il controllo con la sua storia di omicidi, attività eversiva e ostilità verso lo Stato, ritenendo la corrispondenza potenzialmente pericolosa per la sicurezza interna ed esterna del carcere. Il detenuto sosteneva di aver mostrato segni di rieducazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del controllo per ragioni di sicurezza e ordine dell'istituto penitenziario. Il detenuto dovrà pagare le spese legali.
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Affidamento in prova al servizio sociale: conta la reperibilità
Un uomo condannato a una pena di oltre tre anni di reclusione ha chiesto di accedere all'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza a causa della sua costante irreperibilità nei luoghi dichiarati e della mancata collaborazione con l'UEPE. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua assenza fosse giustificata dal lavoro di pescatore e producendo regolari buste paga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il condannato ha un preciso dovere di collaborazione con i servizi sociali. L'assenza ingiustificata impedisce l'indagine socio-familiare necessaria per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale, rendendo legittimo il diniego.
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Revoca videocolloqui 41-bis: prevale la sicurezza pubblica
Il Tribunale ha ordinato la revoca videocolloqui 41-bis per un detenuto al regime di carcere duro. Il provvedimento ha bloccato le chiamate a distanza con la moglie e il figlio, entrambi indagati per gli stessi reati di associazione criminale. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la lesione del proprio diritto all'affettività e la mancanza di prove circa l'uso scorretto della tecnologia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le esigenze di sicurezza pubblica prevalgono sul diritto del detenuto ai colloqui familiari. In passato, infatti, l'imputato aveva già violato le prescrizioni durante i colloqui per commettere nuovi reati. Di conseguenza, la revoca videocolloqui 41-bis risulta pienamente giustificata. Il Detenuto perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rimborso accise gasolio: no allo sconto per i bus turistici
Una società di trasporti ha chiesto il rimborso accise gasolio per i propri autobus utilizzati nel servizio di noleggio con conducente (trasporto occasionale). L'Agenzia delle Dogane ha rifiutato la richiesta, applicando la legge italiana che riserva l'agevolazione fiscale solo al trasporto pubblico di linea (regolare). La società ha fatto ricorso, sostenendo che la normativa europea imponesse l'estensione del beneficio anche ai servizi occasionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la direttiva europea lascia agli Stati membri la libertà di decidere se agevolare entrambi i servizi o solo uno di essi. Di conseguenza, escludere il noleggio con conducente è legittimo e risponde a obiettivi di tutela ambientale e di politica interna. La società perde la causa e non ha diritto al rimborso.
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Deposito atti tramite PEC: l’indirizzo errato nega l’appello
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la condanna per lesioni personali, lamentando la mancata trattazione orale in appello e contestando l'attendibilità della vittima. La difesa aveva richiesto la discussione in presenza inviando una PEC a un indirizzo errato dell'ufficio giudiziario. La Suprema Corte rigetta il ricorso. Riguardo al primo motivo, chiarisce che il deposito atti tramite PEC deve avvenire esclusivamente agli indirizzi ministeriali ufficiali; l'invio a caselle errate non produce effetti processuali, a nulla rilevando eventuali prassi di cortesia delle cancellerie. Sul secondo motivo, i giudici confermano che le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se ritenute credibili e, in questo caso, supportate da tre testimoni e referti medici. L'Imputato perde la causa ed è condannato alle spese.
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Ravvedimento operoso: niente rimborso dopo il pagamento spontaneo
Una società contribuente ha importato merci superando i limiti del proprio plafond IVA. Per rimediare all'errore, ha utilizzato il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta a un ottavo del minimo. Successivamente, la società ha chiesto il rimborso di quanto versato, ritenendo la sanzione sproporzionata e incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'adesione al ravvedimento operoso comporta il riconoscimento spontaneo della violazione. Questa scelta strategica e volontaria del contribuente è del tutto incompatibile con una successiva richiesta di rimborso delle sanzioni. Di conseguenza, la società perde definitivamente la causa e deve pagare anche le spese processuali.
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Indennità di terapia intensiva: negata al pronto soccorso
Un infermiere ha chiesto il pagamento dell'indennità di terapia intensiva per i turni svolti presso il pronto soccorso. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, ritenendo sufficiente lo svolgimento di attività di cura intensiva. L'Azienda Sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'indennità di terapia intensiva spetta solo al personale assegnato in modo stabile a un reparto formalmente qualificato come unità di terapia intensiva. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto definitivamente la domanda del lavoratore.
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Correzione errore materiale: via la multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale contenuta nel dispositivo di una precedente sentenza. Per un errore informatico, il testo originario dichiarava inammissibile il ricorso, condannando Il Ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende. In realtà, la decisione corretta prevedeva il rigetto del ricorso con la sola condanna alle spese processuali, senza la sanzione pecuniaria aggiuntiva. La Suprema Corte ha quindi rettificato il provvedimento ripristinando la reale volontà del collegio.
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Sentenza contraddittoria: la Cassazione nega la correzione
La Corte di Cassazione ha negato la richiesta di correzione di errore materiale avanzata dagli imputati, precedentemente assolti. Questi sostenevano che il ricorso delle parti civili dovesse essere dichiarato 'inammissibile' (con sanzione economica) anziché 'rigettato', come indicato nel dispositivo della sentenza. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: in caso di contrasto tra la motivazione e il dispositivo di una sentenza, prevale sempre il dispositivo, a meno che non si tratti di un errore palese e oggettivo. In questo caso, non essendo stato ravvisato un errore di tale natura, la richiesta di correzione è stata respinta e la decisione originale è stata confermata.
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Errore Materiale: Cassazione corregge ‘rigetto’ con ‘inammissibile’
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale in un proprio provvedimento. Invece di scrivere 'dichiara inammissibile il ricorso', sul verbale d'udienza era stato erroneamente trascritto 'rigetta il ricorso'. Sebbene entrambi gli esiti siano negativi per il ricorrente, la differenza giuridica è sostanziale. L'inammissibilità impedisce l'esame del merito per un vizio formale, mentre il rigetto implica una valutazione negativa delle ragioni esposte. Con questa ordinanza, la Corte ha ordinato alla cancelleria di modificare il testo, assicurando che il documento ufficiale riflettesse la decisione corretta, ovvero la declaratoria di inammissibilità. La vicenda sottolinea l'importanza della precisione terminologica negli atti giudiziari.
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Gratuito Patrocinio: Opposizione valida anche per inammissibilità
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di gratuito patrocinio. Anche se una richiesta di ammissione viene dichiarata 'inammissibile' per motivi formali, e non 'rigettata' nel merito, il cittadino ha comunque il diritto di fare opposizione. La Corte ha chiarito che non esiste una distinzione ai fini dell'impugnazione, poiché in entrambi i casi il risultato è il diniego del beneficio. Pertanto, l'opposizione al diniego di gratuito patrocinio è sempre ammessa. Inoltre, il giudice non può decidere su tale opposizione senza un'udienza, violando il diritto di difesa. La decisione del Tribunale è stata annullata.
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Rigetto concordato in appello: Giudice non deve spiegare subito
Un imputato, condannato per possesso di documenti falsi, chiede un accordo sulla pena in secondo grado. La Corte d'Appello rifiuta la richiesta senza fornire una spiegazione immediata, motivando la sua decisione solo nella sentenza finale. L'imputato ricorre in Cassazione, lamentando una violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte, però, respinge il ricorso. Viene così stabilito un importante principio sul **Rigetto concordato in appello**: il giudice non è obbligato a motivare subito il suo diniego. Questa decisione chiarisce che la procedura non impone una spiegazione istantanea, che può essere validamente inserita nel provvedimento conclusivo del giudizio.
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Concorso in incendio: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di concorso in incendio, distinguendo nettamente la complicità punibile dalla mera connivenza. La sentenza analizza il valore probatorio di intercettazioni e contatti telefonici nel dimostrare il ruolo di istigatore. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, mentre l'altro è stato rigettato, confermando la condanna per entrambi gli imputati e chiarendo i criteri per il diniego delle attenuanti generiche.
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