La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42161/2024, ha chiarito la distinzione tra atto pubblico e autorizzazione amministrativa. Il caso riguardava la presunta falsità in autorizzazioni per l'esercizio di attività funebre. La Corte ha stabilito che, quando l'atto della P.A. si limita a verificare requisiti oggettivi senza discrezionalità, si tratta di un'autorizzazione. Di conseguenza, la falsità ideologica rientra nel reato meno grave previsto dall'art. 480 c.p., con importanti conseguenze sull'applicabilità delle misure cautelari.
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