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Riesame — Anno 2024

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554 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Riesame

Provvedimenti

Custodia cautelare: quando gli indizi sono gravi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso e altri delitti. La Corte ha ritenuto che la valutazione complessiva delle intercettazioni, che dimostravano il coinvolgimento attivo dell'indagato in diverse attività illecite del clan (dal sostegno politico al traffico di droga), costituisse un quadro di gravi indizi di colpevolezza, idoneo a giustificare la misura restrittiva. La decisione sottolinea che per la custodia cautelare non è necessaria una prova piena, ma un insieme di elementi convergenti che rendano altamente probabile la colpevolezza.
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Incaricato di pubblico servizio: il caso del casinò
La Cassazione ha stabilito che l'attività di una casa da gioco municipale è un pubblico servizio. Di conseguenza, un suo dipendente con mansioni di controllo, come il cartaio, riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio e può rispondere del reato di corruzione. La sentenza annulla la decisione del Tribunale del riesame che aveva escluso tale qualifica.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione annulla
Un indagato, in custodia cautelare per omicidio, ha ottenuto dalla Corte di Cassazione l'annullamento dell'ordinanza. La Corte ha ritenuto illogica la motivazione del provvedimento, che non spiegava le gravi contraddizioni emerse dalle prove forensi. La mancanza di solidi e coerenti gravi indizi di colpevolezza ha portato al rinvio del caso per un nuovo giudizio.
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Inammissibilità ricorso: quando non si pagano spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro un sequestro preventivo, poiché il provvedimento era stato revocato nelle more del giudizio. La Corte ha stabilito che, in caso di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, quest'ultimo non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali, non configurandosi un'ipotesi di soccombenza.
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Presunzione misura cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro la sostituzione di una misura cautelare da arresti domiciliari a divieto di dimora per un indagato per tentata estorsione con aggravante mafiosa. La Corte ha stabilito che la presunzione misura cautelare era già stata superata dal primo giudice e che la motivazione del Tribunale, basata su elementi specifici come il tempo trascorso, l'incensuratezza e la natura episodica del fatto, non era apparente ma valida, giustificando così la misura meno afflittiva.
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Competenza territoriale reato associativo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un reato associativo transnazionale, focalizzandosi sulla competenza territoriale. Il caso riguardava un'associazione dedita a frodi sulle accise, con base operativa estera e attività in Italia. La Corte ha stabilito che, se un reato permanente inizia all'estero, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in Italia dove si è manifestata l'ultima parte della condotta criminale, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Retrodatazione misura cautelare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione. La decisione si fonda sulla carente motivazione del Tribunale del Riesame riguardo alla richiesta di retrodatazione della misura cautelare, basata sulla connessione con un procedimento precedente. Annullamento anche per due capi d'imputazione relativi a estorsioni, per insufficienza di prove. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio su questi punti specifici.
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Associazione mafiosa: prova insufficiente, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa e altri delitti. La Suprema Corte ha ravvisato un vizio di motivazione, ritenendo le prove (intercettazioni e collegamenti economici) ambigue e non sufficienti a dimostrare un'effettiva partecipazione al sodalizio criminale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Concorso esterno: l’atto isolato non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che un singolo favore, consistente nell'aiutare l'assunzione della moglie di un agente penitenziario su richiesta di un esponente di un clan, non fosse sufficiente a dimostrare un contributo concreto e consapevole al rafforzamento dell'associazione criminale, mancando la prova di un nesso causale e di un rapporto stabile di reciproci vantaggi.
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Periculum in mora: obbligo di motivazione nel sequestro
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di sequestro preventivo per mancata motivazione sul periculum in mora. Il caso riguardava un'ipotesi di sfruttamento del lavoro. La Corte ha ribadito che il giudice deve sempre spiegare il rischio concreto di dispersione dei beni, non bastando il solo sospetto del reato (fumus commissi delicti). L'impedimento del difensore non è stato ritenuto valido motivo per rinviare l'udienza di riesame.
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Concorso esterno: la gestione di un’attività basta?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza sottolinea che la semplice gestione di un'attività commerciale, anche se riconducibile a esponenti di un clan, non è sufficiente a dimostrare il reato. È necessario provare un contributo concreto, specifico e consapevole all'intera associazione criminale, non solo un rapporto con singoli affiliati. La Corte ha ritenuto la motivazione del tribunale del riesame carente e basata su conclusioni non supportate da prove concrete.
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Competenza territoriale: la Cassazione sul reato estero
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un reato associativo finalizzato all'evasione di accise. Il caso verteva sulla corretta individuazione della competenza territoriale. La Corte ha stabilito che, se l'attività criminale ha inizio all'estero, la competenza spetta al giudice dell'ultimo luogo in Italia dove si è svolta una parte significativa dell'azione, e non al giudice del luogo di un sequestro occasionale. Di conseguenza, ha rinviato gli atti al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Competenza territoriale nei reati transnazionali
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza del Tribunale del riesame in un caso di associazione a delinquere finalizzata alla frode sulle accise dei carburanti. Il punto centrale è la determinazione della competenza territoriale quando il reato associativo ha inizio all'estero ma prosegue in Italia. La Corte stabilisce che, in base all'art. 9, comma 1, c.p.p., la competenza spetta al giudice dell'ultimo luogo in Italia dove si è svolta una parte significativa dell'azione, identificato nel caso specifico in Cerignola e non a Trento, dove era avvenuto un sequestro occasionale. La decisione rinvia gli atti al Tribunale di Trento per un nuovo esame alla luce di questo principio.
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Reato associativo: la cassa comune non è essenziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di spaccio e associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che, ai fini della configurabilità del reato associativo, non è indispensabile provare l'esistenza di una 'cassa comune', essendo sufficiente un'organizzazione stabile, anche minima, finalizzata al traffico di stupefacenti. Viene inoltre ribadita la differenza tra i gravi indizi di colpevolezza, sufficienti per le misure cautelari, e le regole di valutazione della prova previste per il giudizio di merito.
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Competenza territoriale nei reati associativi: la guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza 4220/2024, ha annullato un'ordinanza di riesame per un errore nella determinazione della competenza territoriale. Il caso riguardava un'associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla frode sulle accise dei carburanti. La Corte ha chiarito che la competenza non si radica nel luogo di un sequestro occasionale (Trento), ma nel luogo dove ha sede la 'cellula operativa' italiana dell'associazione (Cerignola), anche se il reato è iniziato all'estero.
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Competenza territoriale: le regole per reati esteri
La Cassazione annulla un'ordinanza di sequestro, stabilendo che la competenza territoriale per un reato associativo iniziato all'estero spetta al giudice dell'ultimo luogo in Italia dove è avvenuta parte dell'azione, e non al giudice di un sequestro occasionale. La decisione riafferma i criteri gerarchici per individuare il giudice naturale del procedimento.
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Sequestro preventivo: convalida tardiva inoppugnabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il ricorrente sosteneva l'inefficacia della misura per via della convalida tardiva del sequestro d'urgenza da parte del giudice. La Corte ha stabilito che, una volta emesso un autonomo decreto di sequestro da parte del giudice, ogni vizio della fase precedente di convalida diventa irrilevante. L'oggetto del riesame è solo il decreto del giudice, mentre l'ordinanza di convalida in sé è inoppugnabile per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.
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Intraneità associativa: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4017/2024, ha respinto il ricorso di un individuo indagato per narcotraffico e partecipazione a un'associazione criminale. La Corte ha confermato la misura della custodia in carcere, ritenendo solidi gli indizi di una stabile 'intraneità associativa' e giudicando la misura detentiva come l'unica adeguata a prevenire il rischio di recidiva, data la profonda integrazione del soggetto nel tessuto criminale.
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Inammissibilità ricorso: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sull'impossibilità di valutare in sede di legittimità nuove circostanze di fatto non presentate al Tribunale del Riesame e sulla genericità del motivo relativo alla presunta disparità di trattamento rispetto a un altro indagato. La Corte ha ritenuto logica e sufficiente la motivazione del provvedimento impugnato riguardo al concreto pericolo di reiterazione del reato, confermando la condanna degli indagati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia Cautelare: arresto e associazione a delinquere
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che confermava la custodia cautelare per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte stabilisce che l'arresto per un reato-fine interrompe la partecipazione al sodalizio, a meno che non vi siano prove positive di un continuo contributo dal carcere. Di conseguenza, il Tribunale dovrà riesaminare la richiesta di retrodatazione dei termini della misura cautelare.
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