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Ricusazione — Anno 2023

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171 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricusazione

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: valida anche se il sequestro scade
Il caso riguarda un ricorso presentato da un soggetto sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale, il quale contestava la legittimità della confisca di prevenzione di una somma di denaro e di un immobile. Il ricorrente sosteneva che fossero scaduti i termini perentori per la decisione d'appello e che l'inefficacia del precedente sequestro travolgesse la confisca stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la conversione del ricorso in appello sposta l'inizio del termine alla data di ricezione degli atti da parte del giudice d'appello. Inoltre, la sospensione dei termini per la ricusazione del giudice opera fino alla decisione definitiva e l'eventuale inefficacia del sequestro non invalida la successiva confisca di prevenzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: il sequestro non nega l’imparzialità
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro il rigetto della sua istanza di ricusazione del giudice. Sosteneva che il magistrato, avendo precedentemente confermato un sequestro preventivo come presidente del Tribunale del Riesame, avesse già espresso un giudizio di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conferma di una misura cautelare reale non costituisce un'anticipazione di giudizio idonea a fondare la ricusazione del giudice. Tale decisione si limita infatti a verificare la sussistenza del fumus e del periculum in mora senza valutare il merito della colpevolezza. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Istanza di ricusazione: quando il ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la decisione che respingeva la sua istanza di ricusazione verso i giudici del Tribunale. L'Imputato lamentava la parzialità del collegio giudicante, che aveva ripetutamente negato la revoca della custodia in carcere nonostante le sue gravi condizioni di salute. La Suprema Corte ha stabilito che l'istanza di ricusazione è tardiva, poiché presentata mesi dopo la conoscenza dei fatti contestati. Inoltre, ha chiarito che le gravi ragioni di convenienza legittimano l'astensione del giudice ma non la ricusazione, e che quest'ultima deve essere proposta contro i singoli magistrati e non contro l'intero organo collegiale in modo generico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: la condanna resta se l’eccezione è tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello. Il ricorrente lamentava l'incompatibilità del giudice e il mancato esame di un testimone, oltre a invocare la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che l'incompatibilità non rende nullo il provvedimento ma richiede la formale ricusazione del giudice nei tempi previsti. Inoltre, la chiusura dell'istruttoria senza obiezioni comporta la rinuncia implicita ai testimoni non sentiti. Infine, la presenza della recidiva reiterata specifica ha impedito la prescrizione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Revoca detenzione domiciliare: quando le violazioni costano caro
Il Condannato ha proposto ricorso contro la revoca della detenzione domiciliare disposta dal Tribunale di Sorveglianza. Egli lamentava l'incompatibilità del magistrato che aveva prima sospeso in via provvisoria la misura e poi partecipato al collegio per la decisione definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione provvisoria ha natura cautelativa e non rende il magistrato incompatibile. Inoltre, l'eventuale incompatibilità andava contestata subito tramite ricusazione e non in sede di ricorso. Nel merito, la revoca della detenzione domiciliare è legittima se il soggetto viola ripetutamente le prescrizioni imposte, dimostrando l'inidoneità della misura. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di ricusazione: quando l’errore formale costa caro
Il Tribunale applicava a un cittadino un sequestro e una misura di prevenzione personale senza previo contraddittorio. Successivamente, il cittadino presentava una dichiarazione di ricusazione contro l'intero collegio dei giudici, sostenendo che avessero già espresso un pregiudizio. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per due ragioni principali: in primo luogo, il ricorrente non ha dimostrato la tempestività della richiesta rispetto al momento in cui ha conosciuto la causa di incompatibilità; in secondo luogo, la dichiarazione di ricusazione è stata rivolta genericamente contro l'intero collegio giudicante anziché contro i singoli magistrati persone fisiche. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge se stessa
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale contenuto nel dispositivo di una precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Corte aveva erroneamente annullato una "sentenza" anziché un'ordinanza della Corte d'appello riguardante una ricusazione, inserendo anche indicazioni errate sul rinvio. Il Presidente ha quindi avviato la procedura di correzione senza formalità (de plano). La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di difformità nei provvedimenti camerali, prevale il verbale d'udienza firmato dal Presidente. Di conseguenza, la Cassazione ha corretto il testo sostituendo le parole errate per rendere conforme il documento alla reale decisione assunta, disponendo il rinvio corretto alla Corte d'appello.
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Ricusazione del giudice: scontro tra processi e atti da rifare
L'Imputato ha proposto la ricusazione del giudice nei confronti di due magistrati del collegio giudicante. I giudici avevano già espresso valutazioni sulla sua presunta posizione di vertice in un clan mafioso durante un altro processo collegato. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, ma la Cassazione ha annullato tale decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che la ricusazione del giudice richiede una rigorosa verifica dell'identità del fatto storico tra i due procedimenti. Inoltre, l'eventuale inefficacia degli atti processuali decorre dalla lettura del dispositivo della sentenza pregiudicante e non dal successivo deposito delle motivazioni. Il caso torna ora alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Messa alla prova: il rito abbreviato non cancella il diritto
Due imputati, condannati per rissa e lesioni aggravate, avevano richiesto in primo grado la sospensione del processo con messa alla prova. Dopo il rigetto della richiesta, avevano scelto il rito abbreviato. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna senza valutare la legittimità del diniego della messa alla prova. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli imputati, stabilendo che la scelta del rito abbreviato non impedisce di contestare in appello il rifiuto della messa alla prova. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Istanza di ricusazione tardiva: la Cassazione punisce il ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il rigetto della sua istanza di ricusazione verso due giudici del collegio giudicante. La difesa sosteneva che i magistrati fossero incompatibili per aver già giudicato un coimputato in un altro processo correlato. La Suprema Corte ha confermato che l'istanza di ricusazione era tardiva, poiché il termine di tre giorni decorreva dal deposito della precedente sentenza conoscibile e non dal successivo rigetto della richiesta di astensione dei giudici. Inoltre, l'incompatibilità accertata per un coimputato non si estende automaticamente agli altri, e aver già giudicato l'esistenza di un'associazione mafiosa non pregiudica l'imparzialità del giudice verso soggetti diversi. L'Imputato è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Istanza di ricusazione: quando il ritardo costa caro all’imputato
L'Imputato ha presentato un'istanza di ricusazione contro due giudici del suo collegio giudicante, sostenendo che fossero incompatibili per aver già giudicato un coimputato in un altro processo. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta perché tardiva, in quanto i motivi di incompatibilità erano noti fin dal deposito di una precedente sentenza di oltre un anno prima. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'istanza di ricusazione deve essere presentata entro tre giorni dal momento in cui si conoscono i fatti. Inoltre, l'incompatibilità di un giudice verso un coimputato non si estende automaticamente agli altri accusati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputato è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Istanza di ricusazione: quando il ritardo costa caro
Un imputato ha presentato un'istanza di ricusazione contro due giudici del suo processo, ritenendoli non imparziali a causa di valutazioni espresse in un altro procedimento. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile perché tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione: l'imputato ha appreso formalmente i motivi di incompatibilità durante un'udienza e avrebbe dovuto presentare la richiesta prima della fine della stessa, o comunque entro i tre giorni successivi. Avendo depositato l'istanza di ricusazione con forte ritardo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: negare una prova non è parzialità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro il rigetto della sua istanza di ricusazione del giudice. L'imputato sosteneva che i giudici d'appello avessero mostrato parzialità e ostilità rifiutando una perizia medica sulla sua capacità di partecipare al processo. La Suprema Corte ha chiarito che il rigetto di una richiesta istruttoria è una normale valutazione processuale e non dimostra alcun pregiudizio o intento punitivo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: il rigetto non rende il giudice parziale
Due imputati, condannati per reati di droga, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il rigetto della loro richiesta di concordato in appello da parte dei giudici di secondo grado. Secondo la difesa, i giudici che avevano respinto l'accordo sulla pena avrebbero dovuto astenersi o essere ricusati per parzialità. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici di legittimità hanno chiarito che il rigetto del concordato in appello non rende il giudice incompatibile né giustifica la ricusazione, poiché si tratta di una valutazione provvisoria interna alla stessa fase del processo. Confermata anche la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità dei progettisti: il crollo e le colpe dei tecnici
Durante i lavori di ampliamento di un'autostrada, uno scavo provoca una frana che danneggia un opificio adiacente. La società proprietaria chiede il risarcimento dei danni. L'impresa appaltatrice chiama in causa l'ente committente, il quale a sua volta agisce contro i progettisti per carenze nel progetto esecutivo. La Corte d'Appello accerta la corresponsabilità dei progettisti, condannandoli a rimborsare all'ente committente il 50% delle spese di ripristino. I progettisti ricorrono in Cassazione contestando, tra l'altro, la nomina dello stesso consulente tecnico d'ufficio del primo grado e l'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità dei progettisti e stabilendo che il giudice d'appello può discrezionalmente nominare lo stesso esperto del primo grado, spettando alle parti dimostrare eventuali vizi specifici della consulenza.
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Ricusazione del giudice: inammissibile il ricorso dell’imputato
L'Imputato ha presentato una dichiarazione di ricusazione del giudice nei confronti di due magistrati della Corte di Cassazione. L'istanza si inseriva in un procedimento per la rimessione del processo relativo a minacce aggravate contro uno Scrittore. L'Imputato contestava la vicinanza culturale di un magistrato allo Scrittore e il legame di coniugio dell'altro magistrato con un collega stimato dallo stesso Scrittore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il procedimento di rimessione è del tutto autonomo rispetto al merito del processo penale, limitandosi a verificare i presupposti di legge per lo spostamento della sede processuale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rescissione del giudicato: condanna e imparzialità del giudice
L'Imputato ha proposto istanza di ricusazione contro i magistrati della Corte d'appello incaricati di decidere sulla sua richiesta di rescissione del giudicato. Secondo la difesa, i giudici erano incompatibili poiché avevano già pronunciato la sentenza di condanna originaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la procedura di rescissione del giudicato non costituisce un grado di giudizio diverso rispetto a quello in cui è stata emessa la sentenza impugnata. Questo rimedio straordinario comporta infatti solo una verifica formale e processuale sulla regolarità dell'assenza dell'imputato, senza entrare nel merito della colpevolezza. Di conseguenza, non sussiste alcuna incompatibilità per i magistrati che hanno già giudicato il caso in precedenza.
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Istanza di ricusazione: la difesa non blocca il processo
I Ricorrenti hanno presentato un'istanza di ricusazione contro il Giudice di primo grado, lamentando parzialità. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta con procedura d'urgenza e senza udienza. I Ricorrenti si sono rivolti alla Corte di Cassazione, contestando la violazione del diritto di difesa e la mancata astensione del Presidente del Collegio d'appello, già bersaglio di loro passate lamentele. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'istanza di ricusazione non sospende il processo ma vieta solo la sentenza finale. Inoltre, la decisione senza udienza è legittima se i motivi sono palesemente infondati. I Ricorrenti hanno perso la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione dell’arbitro: la Cassazione riapre il caso milionario
Una società energetica e un'impresa di costruzioni stipulano un patto parasociale per realizzare una rete di teleriscaldamento. Sorge una lite e un collegio arbitrale condanna la società energetica a un risarcimento milionario. La società impugna la decisione lamentando la parzialità del presidente del collegio, contro cui aveva già presentato un'istanza di ricusazione dell'arbitro prima della firma del lodo. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il ricorso, ritenendo che la questione non fosse stata sollevata correttamente nel giudizio arbitrale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: presentare l'istanza di ricusazione dell'arbitro durante il procedimento equivale a sollevare la nullità. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Ricusazione del giudice: quando il precedente non basta
Il Ricorrente ha proposto ricorso contro l'ordinanza della Corte di Appello di Catania che aveva respinto la sua richiesta di ricusazione del giudice. Il Ricorrente sosteneva che il Presidente della Corte d'Assise d'Appello non fosse imparziale poiché aveva già giudicato alcuni coimputati in un precedente processo per lo stesso reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la ricusazione del giudice non sussiste se la responsabilità penale del ricorrente non è stata oggetto di valutazione di merito nel precedente processo. Nel caso specifico, il giudice si era limitato a valutare il trattamento sanzionatorio degli altri imputati senza esprimersi sulla colpevolezza del Ricorrente. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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