Una docente, pur avendo la possibilità di una cattedra intera, scelse una supplenza di nove ore. Successivamente, chiese il suo diritto al completamento orario con altre ore disponibili, ma la sua richiesta fu negata. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al completamento orario spetta anche a chi ha inizialmente rinunciato a un incarico a tempo pieno. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando la condanna al risarcimento per la docente. Questo principio tutela i lavoratori precari, garantendo loro la possibilità di aumentare le ore lavorative in presenza di disponibilità, indipendentemente dalle scelte iniziali.
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