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Ricorso Straordinario Per Errore Di Fatto

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653 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso straordinario per errore di fatto: la prescrizione sfuma
L'Imputato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione prima della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine di legge. I 180 giorni previsti, calcolando anche la sospensione feriale estiva, scadevano il 2 ottobre 2021, mentre la difesa ha depositato l'atto solo il 13 ottobre 2021. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: rigetto e condanna
Il Ricorrente ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente decisione della Corte di Cassazione. Il Difensore sosteneva che la tardività della richiesta di restituzione nei termini fosse dovuta alla mancata comunicazione della sua nomina, configurando un caso fortuito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore contestato non riguarda una svista percettiva, bensì una valutazione giuridica sull'applicazione delle norme. Trattandosi di un presunto errore di giudizio e non di un errore di fatto, la decisione non può essere modificata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: limiti e confische
Il difensore di un soggetto destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale propone un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente decisione della Cassazione. Il ricorrente lamenta che i giudici non abbiano considerato la prova sull'origine lecita dei fondi usati per acquistare un immobile confiscato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il ricorso straordinario per errore di fatto si applica solo alle sentenze irrevocabili di condanna. Questo rimedio straordinario non può essere utilizzato nei procedimenti che non portano a una condanna definitiva, come quelli relativi alle misure di prevenzione o ai provvedimenti cautelari. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no per le confische
Il ricorrente ha proposto un Ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che confermava la confisca di un immobile in un procedimento di prevenzione. La difesa sosteneva che i giudici non avessero valutato la provenienza lecita dei fondi usati per l'acquisto del bene. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che questo rimedio eccezionale si applica solo alle sentenze irrevocabili che definiscono il giudicato penale nei confronti di un condannato. Di conseguenza, non è possibile utilizzare questo strumento contro i provvedimenti in materia di misure di prevenzione, i quali intervengono prima del giudicato definitivo.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no sulla confisca
Il Ricorrente ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che confermava la confisca di un immobile nell'ambito di una misura di prevenzione. La difesa sosteneva che i giudici avessero ignorato prove decisive sulla provenienza lecita dei fondi usati per l'acquisto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che questo rimedio straordinario è applicabile solo alle sentenze che determinano un giudicato definitivo nei confronti di un condannato. Di conseguenza, lo strumento non può essere utilizzato contro i provvedimenti provvisori o di prevenzione. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto e confisca definitiva
Il Ricorrente ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che confermava la confisca di un suo immobile a Marcianise. Il Ricorrente sosteneva che i giudici avessero commesso una svista nel ritenere la confisca ormai definitiva a causa della mancata contestazione delle condanne principali per associazione mafiosa ed estorsione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rimedio straordinario corregge solo sviste materiali e non valutazioni giuridiche. Poiché la Cassazione aveva volutamente e correttamente collegato la confisca alla definitività delle condanne principali, non sussisteva alcun errore di percezione. Il Ricorrente perde definitivamente l'immobile e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Sospensione dell’esecuzione della sentenza: negata se già concessa
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto, richiedendo contestualmente la sospensione dell'esecuzione della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza per manifesta infondatezza e difetto di interesse attuale. Infatti, il Procuratore generale aveva già autonomamente sospeso l'ordine di carcerazione per la pena residua da scontare. Di conseguenza, non sussisteva alcuna situazione di eccezionale gravità che potesse giustificare un ulteriore provvedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza da parte della Suprema Corte.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no al riesame
L'Imputato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente sentenza di Cassazione che confermava la sua condanna per reati di droga. Egli sosteneva che i giudici non avessero risposto alla sua contestazione sull'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, offrendo una motivazione solo apparente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto copre solo sviste materiali e percettive, non presunti errori di valutazione o di giudizio. Poiché la precedente sentenza aveva effettivamente esaminato e risposto alla questione delle intercettazioni, non vi è stata alcuna svista visiva, ma una precisa scelta valutativa. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: quando la svista non salva
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto sostenendo che la Corte di Cassazione avesse omesso di rilevare la prescrizione del reato. Secondo l'Imputato, un periodo di sospensione della prescrizione era stato erroneamente calcolato a causa della sua mancata traduzione in udienza dal carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto può correggere solo sviste materiali evidenti (errori percettivi) e non valutazioni giuridiche complesse, come la verifica dei presupposti di sospensione della prescrizione. Inoltre, l'Imputato non ha allegato il ricorso originario, violando il principio di autosufficienza. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: condanna confermata
Il Ricorrente, condannato per reati di droga, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione che gli aveva negato le circostanze attenuanti generiche. L'uomo sosteneva che i giudici fossero incorsi in una svista percettiva, non considerando il trattamento più favorevole applicato a un coimputato e ritenendo erroneamente che avesse commesso i reati mentre era agli arresti domiciliari per un altro procedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto idoneo a revocare una sentenza deve consistere in una pura svista materiale e non in una valutazione giuridica. Nel caso specifico, la decisione impugnata si basava su una corretta valutazione della personalità negativa del condannato, non sindacabile tramite questo rimedio straordinario. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso straordinario per errore di fatto negato all’assolto
Un cittadino, assolto con formula piena dal Tribunale militare, richiede l'indennizzo per i 120 giorni trascorsi agli arresti domiciliari. La Corte d'Appello e la Cassazione respingono la domanda a causa di comportamenti ritenuti gravemente colposi. Il cittadino propone quindi un ricorso straordinario per errore di fatto per contestare la decisione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che questo speciale strumento di impugnazione spetta esclusivamente a chi ha subito una formale condanna penale in via definitiva. Chi è stato assolto, anche se si vede negare il risarcimento per l'ingiusta detenzione, non può essere equiparato a un condannato e non ha il diritto di utilizzare questo rimedio straordinario. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la Corte si corregge
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso straordinario per errore di fatto presentato dal difensore di un uomo condannato per rapina aggravata. I giudici di legittimità, in una precedente decisione, avevano omesso di esaminare una memoria difensiva decisiva. In tale atto si chiedeva l'estensione dell'attenuante oggettiva del danno di speciale tenuità, già riconosciuta al coimputato giudicato separatamente. La Suprema Corte ha riconosciuto che la mancata valutazione della memoria è dipesa da una svista materiale. Di conseguenza, ha revocato la propria precedente sentenza e ha annullato la decisione della Corte di appello di Roma, rinviando il caso a un'altra sezione per valutare l'estensione dell'attenuante e rideterminare la pena.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la Cassazione si corregge
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua condanna per invasione di terreni. Il ricorrente ha evidenziato un errore materiale nel calcolo della prescrizione: il termine ordinario di sei anni era interamente decorso tra la sentenza di primo grado e il decreto di citazione in appello. La precedente sezione della Cassazione aveva erroneamente applicato l'aumento per la recidiva, ignorando che nessun atto interruttivo era intervenuto prima dello spirare del termine ordinario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ha revocato la sentenza impugnata e ha fissato una nuova udienza per la discussione del merito.
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Conversione del rito in patteggiamento: legittima e vincolante
Un imputato, dopo l'emissione del decreto di giudizio immediato, ha richiesto l'accesso al giudizio abbreviato. Successivamente, prima della formale ammissione del rito, la difesa e il pubblico ministero hanno concordato l'applicazione della pena. In seguito, la difesa ha contestato la validità di questa scelta, sostenendo l'incompatibilità tra i due riti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la conversione del rito in patteggiamento è pienamente legittima se la richiesta avviene prima che il giudizio abbreviato sia formalmente iniziato. Inoltre, chi richiede e ottiene il patteggiamento rinuncia a far valere eventuali vizi procedurali precedenti. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la svista che salva
L'Imputato, condannato per il reato di lesioni personali colpose, propone un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di Cassazione che aveva rigettato il suo ricorso principale. La difesa evidenzia che la Suprema Corte ha commesso un errore percettivo, non rilevando che il reato si era già estinto per prescrizione prima dell'udienza di legittimità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso straordinario, confermando che l'omessa rilevazione della prescrizione costituisce una svista materiale emendabile e non una valutazione giuridica. Di conseguenza, i giudici revocano la precedente decisione di rigetto e annullano senza rinvio la sentenza d'appello, dichiarando l'estinzione del reato.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la Cassazione dice no
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione che confermava la sua condanna per furto, truffa ed estorsione. La difesa sosteneva che i giudici avessero erroneamente ritenuto presente agli atti la querela per furto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che la querela era regolarmente presente nei fascicoli del Pubblico Ministero. Inoltre, la questione sulla legittimità del soggetto che ha presentato la querela costituisce una valutazione di puro diritto e non un errore materiale di percezione. Di conseguenza, tale contestazione non può essere sollevata tramite questo speciale mezzo di impugnazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: vietato il fai-da-te
Il Condannato ha proposto personalmente un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione che confermava la sua condanna all'ergastolo per duplice omicidio, sostenendo che gli spettasse una pena di trenta anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto deve essere presentato obbligatoriamente da un difensore iscritto nell'albo speciale delle giurisdizioni superiori, escludendo la possibilità di una presentazione personale da parte del condannato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Oltraggio a magistrato in udienza: condannato l’avvocato
Un avvocato è stato condannato per il reato di oltraggio a magistrato in udienza dopo aver rivolto frasi offensive a un pubblico ministero durante un processo. Il professionista aveva accusato il magistrato di ignoranza e negligenza, invitandolo sarcasticamente a studiare i concetti base del diritto del primo anno di università e minacciando azioni disciplinari per screreditarlo. L'avvocato ha proposto ricorso straordinario in Cassazione, sostenendo che le sue parole fossero solo una difesa accalorata e che l'offesa derivasse dal suo assistito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che dare dell'ignorante a un magistrato supera il limite della critica legittima e offende direttamente la reputazione del professionista e il prestigio della funzione giudiziaria.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: tra svista e valutazione
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua condanna per lesioni personali aggravate. La difesa sosteneva che i giudici avessero ignorato un certificato medico inviato dal carcere, interpretandolo erroneamente come insufficiente a dimostrare il legittimo impedimento a comparire. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che contestare la valutazione di un documento non costituisce un errore di percezione visiva, ma una critica al giudizio della Corte, non ammessa in questa sede. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no a nuovi giudizi
Il Condannato, ritenuto capo di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto. La difesa sosteneva che la Corte di Cassazione avesse travisato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni telefoniche, omettendo di considerare la sua posizione subordinata all'interno del clan. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il rimedio straordinario è applicabile solo in presenza di sviste materiali o percettive macroscopiche. Nel caso di specie, la difesa non ha evidenziato un errore di percezione, bensì ha sollecitato una nuova valutazione delle prove di accusa, attività preclusa in questa sede. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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