Un finto consulente, accusato di esercizio abusivo della professione, ha impugnato la sentenza della Corte di appello che rideterminava la sua pena a sei mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che la Corte di appello ha commesso un errore applicando una legge penale successiva e più severa rispetto a quella in vigore al momento del fatto, avvenuto nel maggio 2010. All'epoca, infatti, la pena massima per questo reato era di sei mesi o, in alternativa, una multa. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, disponendo il rinvio per una nuova quantificazione basata sulle norme più favorevoli dell'epoca.
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