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Ricorso Per Cassazione — Anno 2025

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8803 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Accertamento induttivo: costi sempre deducibili
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo. Anche quando l'accertamento è di tipo 'analitico-induttivo', il Fisco deve riconoscere una quota di costi in via forfettaria se i ricavi sono determinati presuntivamente. La decisione, basata sul principio di capacità contributiva, rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che la deduzione forfettaria fosse applicabile solo all'accertamento induttivo 'puro'.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Misure alternative: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza 40702/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una detenuta contro il rigetto di diverse misure alternative alla detenzione. La Corte ha ritenuto le motivazioni del ricorso generiche e non idonee a contestare la logica decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato la detenzione domiciliare, la semilibertà e la liberazione condizionale per mancanza dei presupposti di legge. È stato inoltre chiarito che non si possono introdurre richieste nuove, come l'affidamento in prova, direttamente in sede di Cassazione.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina aggravata. La sentenza sottolinea che i motivi di appello erano generici e ripetitivi, senza un confronto critico con la decisione impugnata. Viene ribadito il principio della 'doppia conforme', secondo cui, in presenza di due sentenze di merito concordanti, le valutazioni sui fatti non possono essere rimesse in discussione in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso inammissibile è stato respinto con condanna alle spese.
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Ricorso generico: inammissibile in caso di riciclaggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per riciclaggio. La Corte ha stabilito che un ricorso generico, che si limita a ripetere le argomentazioni già respinte in appello senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata, non può essere accolto, specialmente in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito che giungono alla stessa conclusione.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fratelli condannati per truffa. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza un confronto specifico con le motivazioni della sentenza di condanna. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio sui fatti, ma un controllo di legittimità sulla corretta applicazione della legge.
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Dichiarazioni predibattimentali: quando sono prova?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che le dichiarazioni predibattimentali di testimoni irreperibili possono fondare una condanna. La sentenza chiarisce che tale prova, pur se decisiva, è legittima solo se controbilanciata da solide garanzie procedurali e elementi di riscontro, allineando il diritto interno ai principi della giurisprudenza europea. La richiesta di riconoscimento della continuazione tra reati è stata anch'essa respinta per vizi procedurali.
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Particolare tenuità del fatto: quando è inapplicabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per frode assicurativa, che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso il beneficio valorizzando elementi come i costi investigativi sostenuti dalla compagnia assicurativa e i legami dell'imputata con altri soggetti coinvolti in truffe seriali, ritenendo tali circostanze indicative di una gravità non trascurabile.
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Giudicato cautelare: quando l’appello è inammissibile
Un individuo, accusato di gravi reati finanziari tra cui riciclaggio, ha presentato ricorso contro la modifica delle sue misure cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della formazione di un giudicato cautelare, stabilendo che argomentazioni già valutate non possono essere riproposte senza elementi di novità. La Corte ha inoltre respinto la tesi secondo cui l'atto del giudice fosse abnorme e finalizzato a eludere i termini di durata della misura.
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Truffa aggravata online: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata online, chiarendo che la nuova aggravante per l'uso di strumenti informatici non viola il principio di irretroattività. La sentenza analizza la cosiddetta "minorata difesa" nelle frodi telematiche, ritenendo irrilevante che la nuova norma sia successiva ai fatti, in quanto si limita a specificare un'ipotesi già esistente. Il ricorso dell'imputata, accusata di aver orchestrato truffe su finte case vacanza, è stato dichiarato inammissibile.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione chiarisce che non è possibile riproporre in sede di legittimità le doglianze relative a motivi che sono stati oggetto di rinuncia con l'accordo. L'impugnazione, pertanto, risulta generica e fondata su motivi non consentiti, con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di un'ammenda.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello rinunciando a specifici motivi, li ha riproposti in sede di legittimità. La decisione riafferma che l'accordo limita la cognizione della Suprema Corte ai soli motivi non oggetto di rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Metodo mafioso: Cassazione chiarisce l’aggravante
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che escludeva l'aggravante del metodo mafioso in un caso di estorsione e lesioni commesse da un gruppo di giovani. La Suprema Corte ha chiarito che, per configurare tale aggravante, non è necessaria l'appartenenza formale a un clan, ma è sufficiente che la condotta evochi la forza intimidatrice tipica delle associazioni mafiose, creando un clima di assoggettamento e sottomissione. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, mentre quello del Procuratore Generale è stato accolto con rinvio per una nuova valutazione.
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Giudicato cautelare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro le misure cautelari per riciclaggio. La decisione si fonda sul principio del giudicato cautelare, che impedisce di riesaminare questioni già decise in assenza di nuovi elementi, e sulla genericità dei motivi di appello, che si limitavano a reiterare doglianze precedenti.
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Custodia cautelare in carcere: quando è necessaria?
La Cassazione ha confermato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto la misura necessaria data la gravità dei fatti, i legami con ambienti criminali e la non piena collaborazione dell'indagato, giudicando insufficienti gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico.
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Ricorso inammissibile: quando non si può prescrivere
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un reato di false dichiarazioni. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: se il ricorso è inammissibile, il giudice non può dichiarare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando non si può impugnare
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento per furto aggravato. Le ragioni della decisione si fondano su tre pilastri: la tardività della presentazione dell'atto, la proposizione di motivi non consentiti dalla legge per questo tipo di sentenze e la presentazione personale del ricorso da parte dell'imputato, una facoltà non più prevista dalla normativa vigente. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. I motivi del ricorso patteggiamento sono stati ritenuti generici e non rientranti nelle ipotesi tassative previste dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Diversi imputati, condannati per reati legati agli stupefacenti, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "concordato in appello", hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che l'accordo sulla pena nel giudizio di secondo grado ha un effetto preclusivo, impedendo di sollevare ulteriori contestazioni sia sulla congruità della sanzione sia sulla responsabilità, salvo il caso di pena illegale.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile patteggiamento presentato da due imputati. Essi lamentavano l'eccessiva severità della pena concordata per reati di droga. La Corte ha stabilito che tale motivo non rientra tra quelli consentiti dalla legge (art. 448, comma 2-bis c.p.p.) per impugnare una sentenza di patteggiamento, confermando l'inammissibilità.
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