L'Imputato, condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso alla Suprema Corte contestando il mancato riconoscimento della collaborazione con le autorità e l'eccessiva entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno accertato il deposito dell'atto difensivo cinque giorni dopo la scadenza perentoria di legge, calcolata sui trenta giorni successivi al termine ordinario di quindici giorni per il deposito della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha qualificato l'atto come ricorso per cassazione tardivo, dichiarandolo inammissibile senza esaminare le censure di merito. La decisione ha comportato per l'Imputato la condanna al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna a otto mesi di reclusione e milleduecento euro di multa.
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