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Ricorso per cassazione tardivo: condanna confermata per 5 giorni

L’Imputato, condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso alla Suprema Corte contestando il mancato riconoscimento della collaborazione con le autorità e l’eccessiva entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno accertato il deposito dell’atto difensivo cinque giorni dopo la scadenza perentoria di legge, calcolata sui trenta giorni successivi al termine ordinario di quindici giorni per il deposito della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha qualificato l’atto come ricorso per cassazione tardivo, dichiarandolo inammissibile senza esaminare le censure di merito. La decisione ha comportato per l’Imputato la condanna al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna a otto mesi di reclusione e milleduecento euro di multa.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 39765 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il rispetto dei termini processuali nel ricorso per cassazione tardivo

Il processo penale impone il rigoroso rispetto dei limiti temporali stabiliti dalla legge. Quando la difesa presenta un ricorso per cassazione tardivo, la Suprema Corte non può esaminare i motivi dell’impugnazione. I giudici devono arrestare la loro valutazione e respingere subito la domanda. Questa severa regola procedurale garantisce la certezza dei provvedimenti giudiziari e definisce con precisione i tempi del procedimento.

La vicenda trae origine dalla condanna di un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il giudice di primo grado ha applicato la pena di otto mesi di reclusione e milleduecento euro di multa in sede di rito abbreviato. Successivamente, la Corte di Appello ha confermato la decisione, depositando la motivazione della sentenza entro i termini ordinari di quindici giorni dall’udienza di lettura del dispositivo.

I motivi della difesa e la contestazione della pena

L’Imputato ha contestato la sentenza d’appello davanti alla Corte di Cassazione, sollevando due censure principali. In primo luogo, la difesa ha lamentato il mancato riconoscimento dell’attenuante speciale prevista per chi aiuta attivamente le forze dell’ordine a individuare i fornitori di sostanze stupefacenti. Secondo il ricorrente, la collaborazione mantiene valore anche quando non avviene nell’immediato.

In secondo luogo, l’atto di impugnazione ha denunciato un vizio di motivazione nella determinazione complessiva della pena. La difesa ha ritenuto la sanzione finale ingiustificatamente severa e ha criticato l’omessa concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Il calcolo dei giorni e il ricorso per cassazione tardivo

La Suprema Corte ha verificato in via preliminare la tempestività dell’atto depositato. La legge processuale stabilisce che, in assenza di un termine diverso fissato dal giudice, la motivazione della sentenza deve essere depositata entro quindici giorni. Dal sedicesimo giorno decorre il termine di trenta giorni per proporre l’impugnazione di legittimità.

Nel caso esaminato, il termine per depositare l’atto scadeva l’otto aprile. La difesa ha invece inoltrato l’impugnazione il tredici aprile. Questo ritardo ingiustificato ha reso l’atto irrimediabilmente nullo sotto il profilo formale, impedendo l’accesso alla valutazione di legittimità sui contenuti difensivi.

Le motivazioni: la decadenza insanabile per ricorso per cassazione tardivo

I giudici di legittimità hanno motivato la pronuncia evidenziando il valore inderogabile delle scadenze processuali. Il decorso del termine stabilito dalla legge determina la decadenza dal diritto di impugnare la decisione penale. I giudici non possono estendere questi limiti temporali per ragioni di equità o per valutare la fondatezza degli argomenti difensivi.

La Corte ha inoltre ravvisato la colpa professionale nella mancata osservanza del calendario processuale. Per questa ragione, i magistrati hanno applicato la specifica sanzione pecuniaria prevista dall’ordinamento, escludendo ogni circostanza idonea a giustificare la presentazione oltre il limite stabilito.

Le conclusioni: definitività della condanna e sanzioni pecuniarie

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione, chiudendo definitivamente il percorso giudiziario. L’Imputato perde la possibilità di ottenere la riduzione della pena o la sospensione condizionale, rendendo esecutiva la condanna iniziale.

Oltre alle spese ordinarie del procedimento, il ricorrente deve versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione conferma che l’errore nel calcolo delle date processuali preclude ogni difesa sostanziale nel giudizio penale.

Quali conseguenze comporta la presentazione di un ricorso oltre la data di scadenza?
La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità dell’atto senza esaminare i motivi difensivi, rende definitiva la condanna e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.

Come si calcola il termine ordinario per ricorrere in Cassazione?
Quando il giudice deposita la motivazione entro quindici giorni dall’udienza, il termine per ricorrere è di trenta giorni a partire dalla scadenza di quel periodo di quindici giorni.

Il giudice può esaminare un motivo fondato se l’atto è stato depositato in ritardo?
No, la scadenza del termine perentorio preclude in modo assoluto qualsiasi esame di merito, impedendo al giudice di valutare la fondatezza delle ragioni dell’imputato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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