Due imputati hanno concordato davanti al giudice per le indagini preliminari una pena pari a tre anni e sei mesi di reclusione ciascuno, oltre a una multa. Successivamente, entrambi hanno presentato ricorso alla Suprema Corte. Un imputato ha lamentato la carenza di motivazione, mentre l'altro ha contestato una presunta difformità rispetto alle trattative iniziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile ogni ricorso per cassazione patteggiamento proposto. La legge limita infatti l'impugnazione del patteggiamento a casi eccezionali e tassativi, come vizi del consenso o pene illegali. Entrambi gli imputati avevano confermato la pena in aula e negli atti. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna concordata e hanno obbligato i ricorrenti a pagare le spese legali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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