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Ricorso Incidentale

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2532 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio dei termini: le regole per accertamenti datati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10411/2024, si è pronunciata sulla complessa disciplina del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in caso di reati tributari. Il caso riguardava una società tecnologica statunitense con stabile organizzazione in Italia. La Corte ha chiarito che per gli avvisi notificati prima del 2 settembre 2015, si applica la vecchia normativa, che legava il raddoppio alla sola sussistenza dell'obbligo di denuncia penale. La decisione ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per IRES e IVA, ma ha confermato la decadenza per l'IRAP, per cui il raddoppio non è mai applicabile.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Un contenzioso tra una società di gestione aeroportuale e diversi operatori logistici, giunto in Cassazione, si è concluso con l'estinzione del giudizio a seguito di un accordo tra le parti. La Corte ha chiarito che in caso di rinuncia reciproca ai ricorsi, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la norma sanziona gli appelli pretestuosi e non gli accordi che definiscono la lite.
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Competenza temporale ricavi: la sostanza vince la forma
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati derivanti da vendite immobiliari. La questione centrale era determinare il corretto anno d'imposta per la tassazione di tali ricavi. La Corte di Cassazione, applicando il principio della competenza temporale ricavi, ha cassato la decisione regionale che dava rilievo solo alla data del rogito notarile. La Suprema Corte ha stabilito che prevale la sostanza economica dell'operazione, ovvero il momento in cui avviene il trasferimento effettivo del bene (consegna, pagamento), anche se il rogito viene posticipato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti.
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Lodo arbitrale credito IVA: vale come una sentenza?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa di cruciale importanza. Il caso riguarda la possibilità di riconoscere un credito IVA scaturito da un lodo arbitrale. Un contribuente, a seguito di un arbitrato che aveva annullato delle fatture, aveva utilizzato il relativo credito IVA in compensazione, ma l'Agenzia delle Entrate lo aveva contestato. La questione, data la sua rilevanza nomofilattica, ovvero l'importanza per l'uniforme interpretazione della legge, non è stata decisa in camera di consiglio ma necessita di una trattazione approfondita.
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Azione di rivendicazione: onere della prova e ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10237/2024, dichiara improcedibile un ricorso riguardante un'azione di rivendicazione di un immobile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come il mancato deposito della sentenza notificata, e ribadisce i principi sull'onere della prova, che può essere attenuato se la controparte non contesta la titolarità del dante causa dell'attore. La Corte ha inoltre confermato che la richiesta di rilascio del bene qualifica la domanda come rivendicazione.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10206/2024, ha definito diversi ricorsi sul tema del risarcimento per i medici specializzandi che non hanno ricevuto una remunerazione durante la formazione a causa del tardivo recepimento di direttive europee. La Corte ha stabilito che: 1) il medico deve provare l'equipollenza del proprio corso a quelli previsti dalle direttive, essendo un fatto costitutivo del diritto; 2) spetta il risarcimento anche ai medici che hanno iniziato la specializzazione prima del 1983, ma solo per il periodo formativo successivo al 1° gennaio 1983; 3) l'importo del risarcimento va quantificato sulla base della Legge 370/1999 e non del D.Lgs. 257/1991, escludendo la rivalutazione monetaria se non per la prova di un maggior danno.
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Contratto preliminare: quando si può trasferire?
Un promissario acquirente ha richiesto l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare per terreni e porzioni di fabbricato. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che per ottenere una sentenza che trasferisca la proprietà, il contratto preliminare deve contenere l'esatta identificazione del bene, con tutti i dati catastali, e la dichiarazione di conformità catastale per i fabbricati. L'assenza di questi elementi preclude il trasferimento giudiziale.
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Cessazione materia contendere: le conseguenze in Appello
Una lunga disputa su confini demaniali tra una società alberghiera e lo Stato giunge in Cassazione. I ricorrenti dichiarano la cessazione della materia del contendere a seguito di nuove sentenze che ridefiniscono i confini. La Corte Suprema dichiara il ricorso principale inammissibile, condannando i ricorrenti alle spese secondo il principio della soccombenza virtuale. Anche il ricorso incidentale viene respinto, ma con conseguenze diverse in termini di sanzioni.
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Ricorso inammissibile: prova della proprietà e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una controversia sulla proprietà di un terreno, poiché mirava a una revisione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che quando, a fronte di una proposta di definizione accelerata, solo una parte insiste per la decisione, il ricorso dell'altra parte si intende rinunciato. Vengono inoltre applicate sanzioni economiche alla parte che ha inutilmente proseguito il giudizio.
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Risarcimento e benefici: la Cassazione sul cumulo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10145/2024, si è pronunciata sul delicato rapporto tra risarcimento del danno e benefici statali erogati ai familiari delle vittime di un disastro aereo. Il caso riguarda la richiesta di una parente di una delle vittime. La Corte ha stabilito che, in base al principio di 'compensatio lucri cum damno', gli importi già ricevuti a titolo di indennità e elargizioni statali devono essere detratti dal risarcimento del danno. L'obiettivo è evitare un'ingiusta locupletazione del danneggiato. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso delle amministrazioni statali per carenza di specificità, sottolineando la necessità di indicare con precisione gli atti processuali a fondamento delle proprie censure.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10113/2024, si è pronunciata sul tema del risarcimento per i medici specializzandi per la mancata attuazione di direttive europee. Ha dichiarato inammissibile il ricorso della Presidenza del Consiglio e ha rigettato i ricorsi incidentali dei medici, confermando che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999.
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Termine breve impugnazione: errore nel rimedio lo fa scattare
La Corte di Cassazione chiarisce che il termine breve per l'impugnazione di un provvedimento decorre anche se la parte propone un rimedio processuale errato. Nel caso specifico, due soggetti avevano appellato un'ordinanza di estinzione del giudizio, ma l'appello è stato giudicato inammissibile perché tardivo. Avevano infatti precedentemente proposto un reclamo (rimedio errato), e la proposizione di tale atto è stata considerata come 'conoscenza legale' del provvedimento, facendo così scattare il termine breve per proporre il corretto appello. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello senza rinvio.
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Prescrizione crediti tributari: 10 anni, non 5
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su cartelle di pagamento, sostenendo la prescrizione quinquennale del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate Riscossione, stabilendo che la prescrizione dei crediti tributari per imposte erariali (IRPEF, IVA, etc.) è decennale, non quinquennale. Quest'ultimo termine più breve si applica solo a sanzioni e interessi. La sentenza chiarisce che la natura del credito determina la durata della prescrizione.
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Sanatoria vizio notifica: appello sana il difetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11104/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifiche di atti tributari. Il caso riguardava una cartella di pagamento annullata in appello per vizi di notifica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'agente della riscossione, affermando che l'impugnazione dell'atto da parte del contribuente realizza una sanatoria del vizio di notifica. Anche se la comunicazione iniziale era difettosa, il fatto che il destinatario abbia proposto ricorso dimostra il raggiungimento dello scopo dell'atto, sanandone la nullità con effetto retroattivo.
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Limiti appello Giudice di Pace: la Cassazione decide
Un automobilista chiede un risarcimento di 820 euro a un Comune per i danni causati da una buca stradale. La domanda viene respinta dal Giudice di Pace, che decide secondo equità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, chiarisce i rigidi limiti dell'appello al Giudice di Pace per cause di valore modesto, dichiarando inammissibile l'appello basato su una nuova valutazione dei fatti e delle prove. La sentenza d'appello viene annullata senza rinvio, stabilendo che il processo non sarebbe dovuto nemmeno iniziare.
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Esenzione IMU abitazione principale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11072/2024, ha stabilito i criteri per l'esenzione IMU abitazione principale per coniugi con residenze diverse. Il caso riguardava una contribuente che chiedeva l'esenzione per l'immobile in cui risiedeva il marito, pur avendo la propria residenza altrove. La Corte ha negato l'esenzione, chiarendo che il beneficio spetta solo se il possessore ha nell'immobile sia la residenza anagrafica che la dimora abituale. Ha invece confermato l'esenzione per un altro immobile della contribuente, classificato come cappella privata (cat. B/7), destinato all'esercizio del culto.
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Mensilità aggiuntive: quando scatta l’obbligo INPS?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'obbligo contributivo su somme corrisposte alla cessazione del rapporto di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra importi transattivi legati al TFR, esenti da contributi, e le mensilità aggiuntive, che avendo natura retributiva sono sempre soggette a contribuzione, anche se solo dovute e non materialmente erogate. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dell'ente previdenziale che quello dell'azienda, confermando la decisione di merito.
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Contratto preliminare: la Cassazione decide sul prezzo
Una società costruttrice cita in giudizio un acquirente per terminare un contratto preliminare relativo a un immobile venduto a un prezzo di favore. La società invoca la rescissione per lesione e l'inadempimento dell'acquirente, il quale, a sua volta, richiede l'esecuzione del contratto e il pagamento di una penale per il ritardo. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, consolidando i principi sulla nullità della diffida che esige un prezzo maggiorato e chiarendo che la penale per il ritardo si interrompe alla data indicata nel contratto (verbale di fine lavori), non necessariamente alla consegna effettiva.
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Estinzione del giudizio tributario: il caso di rinuncia
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una società e dei suoi soci. La controversia, nata da un avviso di accertamento per operazioni ritenute inesistenti, si è conclusa dopo che i contribuenti hanno aderito a una procedura di definizione agevolata, rinunciando al ricorso principale. Tale rinuncia, accettata dall'Amministrazione finanziaria che ha a sua volta rinunciato al ricorso incidentale, ha portato alla chiusura definitiva del contenzioso senza una pronuncia nel merito.
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Servitù di passaggio: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello riguardante una controversia su una servitù di passaggio. La decisione è stata motivata dall'omesso esame di un atto di compravendita del 1910, ritenuto un fatto controverso e decisivo per ricostruire la catena dei trasferimenti immobiliari e l'esistenza del diritto vantato. La Corte d'Appello aveva negato il diritto, ma la Cassazione ha stabilito che non aver considerato quel documento fondamentale costituisce un vizio di motivazione, rinviando il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame.
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