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Ricorso Incidentale — Anno 2023

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487 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: l’accordo che blocca la Cassazione
Una cliente ha promosso un giudizio per risarcimento danni contro un istituto di credito e altri soggetti. In seguito, la cliente ha raggiunto un accordo transattivo con gli eredi di uno dei soggetti coinvolti, presentando formale rinuncia al ricorso. L'istituto di credito ha quindi dichiarato di voler rinunciare al proprio controricorso. Tuttavia, poiché tale atto conteneva anche un ricorso incidentale, la Corte di Cassazione ha riscontrato un'ambiguità procedurale. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alla banca trenta giorni per chiarire se la rinuncia si estenda anche al ricorso incidentale.
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Infiltrazioni in condominio: risarcito ma colpevole del degrado
Un proprietario subisce gravi infiltrazioni in condominio nel proprio locale seminterrato, causate dalla mancata manutenzione delle parti comuni. A causa dei danni, salta la vendita programmata dell'immobile e la banca lo pignora. Il proprietario chiede il risarcimento per i danni materiali e per la perdita dell'affare. I giudici di merito riconoscono il danno da infiltrazioni in condominio ma riducono il risarcimento per la perdita dell'affare, rilevando una parziale colpa del proprietario per non aver curato la manutenzione del proprio locale. La Corte di Cassazione conferma questa decisione: la valutazione della colpa concorrente spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa. Inoltre, dichiara improcedibile il ricorso del condominio perché depositato in ritardo. Vince parzialmente il proprietario, che mantiene i risarcimenti già ottenuti nei gradi precedenti.
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Indennità De Maria: i diritti passati battono il nuovo accordo
Cinque dipendenti universitari in servizio presso strutture ospedaliere hanno chiesto il ricalcolo dell'**Indennità De Maria** per equiparare il loro stipendio a quello del personale sanitario. I lavoratori rivendicavano l'applicazione di tabelle retributive più favorevoli, maturate grazie a progressioni di carriera avvenute prima della firma del nuovo contratto collettivo (avvenuta il 27 gennaio 2005). La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che contasse la data di decorrenza teorica del contratto (1 gennaio 2002). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che i diritti acquisiti prima della firma effettiva del contratto collettivo sono protetti dalla clausola di salvaguardia. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Svalutazione crediti: il Fisco vince contro la banca in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un importante istituto di credito la deduzione di quote di svalutazione crediti calcolate sull'intero periodo dalla costituzione formale della società, anziché dalla data di effettiva autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria da parte della Banca d'Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per le banche il primo esercizio utile ai fini fiscali decorre solo dal momento in cui l'attività può essere legalmente esercitata. Inoltre, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca sulle spese di consulenza per la cessione di sportelli, confermando che tali costi non sono autonomi ma costituiscono oneri accessori che riducono direttamente le plusvalenze realizzate. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia.
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Indennità di cessazione del rapporto di agenzia: verdetto finale
La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso dell'Agente sia quello della Società Preponente, confermando la sentenza d'appello. L'Agente chiedeva il pagamento di provvigioni per gare d'appalto pubbliche e l'esibizione delle scritture contabili della società. La Suprema Corte ha confermato che le provvigioni spettano solo se viene dimostrata una concreta attività promozionale. Inoltre, la richiesta di esibire i registri contabili è stata ritenuta esplorativa, poiché la società aveva sempre inviato i rendiconti. Infine, i giudici hanno confermato il diritto dell'Agente a ricevere l'indennità di cessazione del rapporto di agenzia, pari a circa 14.700 euro, calcolata sulla base del sensibile incremento della clientela e del fatturato aziendale durante il rapporto, rigettando le contestazioni di entrambe le parti sulla quantificazione.
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Opposizione a precetto: debito ridotto e procura nulla
Un'azienda propone opposizione a precetto contro l'intimazione di pagamento di oltre 700mila euro notificata da una società creditrice. La Corte d'Appello riduce la somma dovuta a circa 129mila euro, ma omette di decidere sulla richiesta dell'opponente di riavere le spese legali già pagate in primo grado. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda debitrice, confermando che il giudice d'appello avrebbe dovuto pronunciarsi sulla restituzione delle somme. Inoltre, dichiara inammissibile il ricorso incidentale della creditrice a causa della nullità della procura speciale, firmata digitalmente a distanza con norme emergenziali Covid-19 già abrogate al momento del rilascio. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Conto titoli cointestato: i sub-depositi non escludono i parenti
Due familiari hanno citato in giudizio un parente per accertare la comproprietà di titoli depositati su un conto titoli cointestato. Il parente sosteneva che i titoli fossero di sua esclusiva proprietà perché inseriti in un sub-deposito a lui solo intestato. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno invece stabilito che i titoli appartengono a tutti e tre in parti uguali, poiché la suddivisione in sub-depositi ha un valore di mero uso interno per la banca e non cancella la contitolarità del conto principale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso principale dell'uomo sia quello incidentale delle donne. Di conseguenza, i titoli restano in comproprietà e le donne devono restituire all'uomo solo la quota di un terzo dei titoli già venduti.
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Pensione: sì al coefficiente di neutralizzazione della pensione
Un professionista ha contestato i criteri di calcolo della sua pensione di anzianità applicati dalla Cassa di previdenza, ritenendo illegittimo il coefficiente di neutralizzazione della pensione. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ritenendo che tale meccanismo violasse il principio del pro rata. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della Cassa. La Suprema Corte ha stabilito che il coefficiente di neutralizzazione della pensione è legittimo, in quanto non lede i diritti acquisiti ma serve a garantire l'equilibrio finanziario dell'ente previdenziale, incentivando la prosecuzione dell'attività lavorativa. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Definizione agevolata: stop alla lite IMU tra Comune e società
Una società contribuente impugna un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per terreni estrattivi. Dopo i primi due gradi di giudizio, il concessionario della riscossione propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente presenta istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197 del 2022, pagando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, come previsto dalla legge sul condono. Inoltre, i giudici escludono il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione per sanatoria non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Interessi moratori su compensi professionali: contano da subito
Due avvocati hanno richiesto al Tribunale il pagamento delle parcelle professionali concordate con un cliente tramite un listino di studio sottoscritto. Il cliente ha contestato le tariffe e la decorrenza degli interessi. Il Tribunale ha riconosciuto il compenso ma ha stabilito che gli interessi decorressero solo dalla data della decisione giudiziale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei professionisti, stabilendo che gli interessi moratori su compensi professionali decorrono dalla data della messa in mora (richiesta di pagamento) o della domanda giudiziale, e non dalla successiva liquidazione del giudice. La Corte ha quindi annullato la decisione sul punto degli interessi, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo calcolo basato sui tassi previsti per i ritardi nei pagamenti commerciali.
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Scontro IMU sulla cava: la definizione agevolata chiude la lite
Una società di riscossione e una società contribuente si scontravano in tribunale per un avviso di accertamento IMU del 2012 relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento e del rispetto delle norme del regolamento comunale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulla tassa per la cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava di estrazione. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando la prima rata dell'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare deposito della domanda e del pagamento, dichiarando l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione per sanatoria fiscale.
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Opposizione agli atti esecutivi: la proroga tardiva salva l’asta
Un immobile di proprietà del Debitore Esecutato viene venduto all'asta. L'Aggiudicatario ottiene dal giudice una proroga per pagare il saldo del prezzo, versandolo in ritardo rispetto al termine originario. Successivamente, il giudice firma il decreto di trasferimento dell'immobile. Il Debitore Esecutato propone un'opposizione agli atti esecutivi contro il decreto, lamentando l'illegittimità della proroga. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del debitore: il termine per contestare la proroga decorre dal momento in cui il provvedimento di proroga è stato emesso, non dal successivo decreto di trasferimento. Non avendo impugnato tempestivamente la proroga, il debitore decade dal diritto di contestare il trasferimento dell'immobile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Nel corso di un giudizio davanti alla Suprema Corte, i ricorrenti principali e i ricorrenti incidentali hanno depositato un atto di reciproca rinuncia al ricorso per cassazione. Le parti hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo transattivo amichevole, risolvendo definitivamente la controversia che le vedeva contrapposte e accettando reciprocamente la rinuncia agli atti del giudizio, con l'accordo di compensare interamente le spese legali sostenute. La Suprema Corte, verificata la conformità dell'atto alle norme di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione senza assumere alcun provvedimento sulle spese, ponendo fine alla vicenda giudiziaria.
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Iscrizione ipotecaria: banca perde la garanzia su beni altrui
Un istituto di credito chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di una società con il privilegio derivante da un mutuo fondiario. Il Tribunale riconosceva il privilegio solo in parte, escludendo i beni che al momento della concessione appartenevano al Demanio e non alla società debitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della banca, confermando che l'iscrizione ipotecaria non produce effetti immediati su beni non ancora di proprietà del debitore al momento della firma del contratto. I giudici hanno chiarito che spetta al creditore dimostrare la proprietà dei beni ipotecati all'atto della concessione della garanzia. Di conseguenza, la banca perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, mentre il ricorso incidentale del fallimento è stato dichiarato inefficace per tardività.
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Danno da mancato godimento: risarcito anche senza prove d’affitto
Il caso nasce dal danneggiamento di un immobile causato dai lavori dei vicini del piano superiore. Le parti stipulano un accordo transattivo per la messa in sicurezza, che i vicini non rispettano. Il proprietario chiede quindi l'adempimento e il risarcimento. La Corte d'Appello riconosce il danno da mancato godimento dell'immobile, quantificandolo in base al valore locativo. I vicini ricorrono in Cassazione, sostenendo che il danno non fosse provato. La Suprema Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale del proprietario. Conferma che l'inagibilità assoluta di un locale consente di presumere l'esistenza di un danno da mancato godimento, stimabile sulla base dei canoni di locazione di mercato, senza necessità di provare specifiche occasioni di affitto perdute. Le spese di giudizio vengono compensate.
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Rinuncia agli atti del giudizio: pace fatta tra banca e cliente
Un investitore e una banca si sono scontrati in tribunale per la presunta nullità di alcuni ordini di acquisto di titoli finanziari. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, l'investitore ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia agli atti del giudizio, accettata dalla banca, la quale ha a sua volta rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo bilaterale e ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Condizione sospensiva: contratto risolto ma niente risarcimento
I Proprietari di un fondo agricolo hanno concesso in locazione il terreno a un'Azienda per realizzare un distributore di carburante. L'efficacia del contratto era subordinata alla condizione sospensiva del rilascio delle autorizzazioni amministrative. Ottenuti i permessi, l'Azienda non ha realizzato l'impianto sul terreno concordato, spingendo i Proprietari a chiedere la risoluzione per grave inadempimento e il risarcimento dei danni per lo sradicamento di un agrumeto. La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione ma ha negato il risarcimento per mancanza di prove sulla responsabilità dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dei Proprietari sia quello incidentale dell'Azienda, confermando che il giudizio di legittimità non può tradursi in un nuovo esame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Gestione Separata INPS: scontro tra fisco e redditi minimi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una professionista a cui l'Ente Previdenziale chiedeva i contributi per la Gestione Separata INPS relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello aveva dichiarato prescritto il credito calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione inizia a decorrere dal termine prorogato per i pagamenti, ossia il 6 luglio 2010. Tuttavia, accogliendo anche il ricorso della professionista, la Corte ha chiarito che l'iscrizione alla Gestione Separata INPS richiede lo svolgimento abituale dell'attività. Un reddito inferiore a 5.000 euro costituisce un forte indizio di occasionalità che il giudice deve valutare concretamente, senza presumere l'abitualità solo dall'iscrizione all'albo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Affidamento incolpevole: nessun risarcimento per il mutuo negato
Un testimone di giustizia, dopo aver ottenuto dal Ministero dell'Interno l'autorizzazione preliminare ad accedere a un mutuo agevolato, ha avviato investimenti commerciali. Poiché la banca non ha poi concesso il finanziamento, l'uomo ha chiesto il risarcimento dei danni al Ministero, lamentando la lesione del proprio affidamento incolpevole. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il semplice nullaosta amministrativo non garantisce l'erogazione del prestito, la quale dipende dalla successiva istruttoria bancaria sui requisiti economici. Di conseguenza, le spese sostenute prima della firma del contratto rimangono a carico del richiedente, escludendo qualsiasi responsabilità civile dell'amministrazione. Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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