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Ricorso Incidentale — Anno 2023

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487 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Rendita catastale imbullonati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della rendita catastale imbullonati, analizzando il caso di una centrale geotermica. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che i pozzi geotermici dovessero essere inclusi nella valutazione catastale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio decisivo per l'esclusione è la funzionalità dell'impianto al processo produttivo, indipendentemente dalla sua connessione fisica al suolo. Pertanto, i pozzi, essendo essenziali alla produzione di energia, non concorrono alla determinazione della rendita.
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Rendita catastale: pozzi geotermici esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi geotermici devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. Con l'ordinanza n. 29956/2023, è stato chiarito che, secondo la normativa vigente dal 2016, gli impianti funzionali allo specifico processo produttivo, come i pozzi di una centrale energetica, non concorrono alla determinazione della base imponibile catastale, a prescindere dalla loro natura strutturale. La decisione si fonda sul criterio della strumentalità dell'impianto all'attività produttiva, consolidando l'esclusione dei cosiddetti 'imbullonati' dalla stima. La Corte ha inoltre accolto un motivo di ricorso incidentale, cassando la sentenza d'appello per aver riesaminato una questione già coperta da giudicato interno.
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Rendita catastale centrali: inclusi i pozzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29942/2023, ha stabilito che per la determinazione della rendita catastale centrali geotermiche, anche i pozzi di estrazione, i vapordotti, gli alternatori e i trasformatori devono essere inclusi nella stima. La Corte ha chiarito che questi elementi, essendo funzionalmente e strutturalmente indispensabili al ciclo produttivo, costituiscono un'unica unità immobiliare con la centrale stessa e non possono essere considerati separatamente, né assimilati a miniere. La decisione si applica ai classamenti antecedenti la riforma del 2016.
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Opponibilità della nullità: la Cassazione decide
Una banca creditrice agisce per far dichiarare la simulazione di una compravendita immobiliare tra i suoi debitori e i loro figli, che a loro volta avevano trasferito una quota ai cugini. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso incidentale della creditrice, stabilisce il principio di opponibilità della nullità dell'atto originario anche agli ultimi acquirenti. La Corte chiarisce che, essendo stati convenuti fin dal primo grado nel giudizio di simulazione, essi non possono essere considerati 'terzi' ai quali la nullità non è opponibile, ma parti sostanziali del processo, con la conseguenza che la declaratoria di nullità produce effetti diretti anche nei loro confronti.
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Responsabilità terrazzo: chi paga i danni da infiltrazioni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29916/2023, ha affrontato un caso di danni da infiltrazioni provenienti da un terrazzo ad uso esclusivo con funzione di copertura. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il proprietario esclusivo del terrazzo, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., e il Condominio, per l'omessa manutenzione delle parti comuni. L'ordinanza chiarisce che la delibera di esecuzione dei lavori, se non attuata prima dell'azione legale, non esclude la condanna alle spese per il principio di soccombenza virtuale. Di conseguenza, la responsabilità terrazzo per i danni è condivisa.
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Rendita Catastale: Pozzi Geotermici Esclusi dal Calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi di una centrale geotermica devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. In base alla legge del 2015 sugli 'imbullonati', ciò che è funzionale al processo produttivo, come i pozzi, non concorre a formare la base imponibile, indipendentemente dal fatto che sia infisso al suolo. La decisione accoglie le ragioni di una società energetica contro l'Agenzia delle Entrate.
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Rendita catastale impianti: la nuova Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29899/2023, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso relativo alla determinazione della rendita catastale di un impianto geotermico. La Corte ha confermato che i componenti strumentali al processo produttivo, come i pozzi geotermici, devono essere esclusi dalla stima catastale, anche se strutturalmente connessi all'immobile. Questa decisione si fonda sulla normativa del 2016 (legge n. 208/2015) che ha modificato i criteri di calcolo per la rendita catastale impianti, privilegiando la funzionalità del bene rispetto alla sua natura fisica o al suo stabile ancoraggio al suolo.
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Rendita catastale centrale geotermica: i pozzi contano
In una controversia sulla rendita catastale di una centrale geotermica, la Corte di Cassazione ha stabilito che, per il periodo d'imposta antecedente al 1° gennaio 2016, i pozzi di estrazione e reiniezione, i vapordotti, gli alternatori e i trasformatori devono essere inclusi nel calcolo. La Corte ha chiarito che tali elementi sono componenti funzionali ed essenziali dell'impianto, non assimilabili a pertinenze di miniere, e contribuiscono a definirne l'autonomia funzionale e reddituale.
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Rendita catastale pozzi geotermici: esclusi dal 2016
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rendita catastale dei pozzi geotermici non deve includere il valore dei pozzi stessi. A partire dal 1° gennaio 2016, questi elementi sono considerati impianti funzionali al processo produttivo e non parti strutturali dell'immobile, grazie alla Legge di Stabilità 2016. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, correggendo la motivazione della sentenza d'appello ma confermandone l'esito a favore di una società energetica. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della società, in quanto parte totalmente vittoriosa nel precedente giudizio.
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Rendita catastale impianti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della determinazione della rendita catastale impianti per una centrale geotermica, stabilendo che il valore dei pozzi di estrazione e reiniezione deve essere escluso. La decisione si fonda sulla Legge di Stabilità 2016, la quale esclude dalla stima catastale i cosiddetti 'imbullonati', ovvero tutti i macchinari e gli impianti funzionali allo specifico processo produttivo. La Corte ha così rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, correggendo la motivazione della sentenza di secondo grado ma confermandone l'esito a favore dell'azienda energetica.
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Contrasto tra motivazione e dispositivo: sentenza nulla
Una società energetica impugnava un avviso di accertamento ICI relativo a un parco eolico. La Commissione Tributaria Regionale emetteva una sentenza contraddittoria: nel dispositivo confermava la decisione di primo grado (favorevole alla società), ma in motivazione sosteneva la piena legittimità dell'atto impositivo del Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della sentenza per insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Principio di non contestazione: onere della prova
Un lavoratore cita in giudizio la sua azienda per demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello accoglie le sue richieste, basando la decisione sul principio di non contestazione, ritenendo che l'azienda non avesse specificamente negato i fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29609/2023, cassa la sentenza, chiarendo che una difesa che propone una ricostruzione dei fatti logicamente incompatibile con quella dell'attore costituisce una contestazione valida. L'errata applicazione del principio di non contestazione ha portato all'annullamento della decisione e al rinvio del caso a un nuovo giudice.
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Offerta di vendita: quando il contratto è concluso?
La Corte di Cassazione chiarisce che in materia di dismissione di immobili pubblici, il contratto di vendita si perfeziona nel momento in cui il conduttore accetta l'offerta di vendita inviata dall'ente proprietario. L'ordinanza stabilisce che una successiva riclassificazione dell'immobile (da 'non di pregio' a 'di pregio') non può modificare le condizioni economiche, incluso il prezzo, già cristallizzate nell'accordo. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato respinto, confermando il diritto degli inquilini ad acquistare l'immobile al prezzo originariamente offerto.
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Contratto di multiproprietà: quando è nullo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29599/2023, ha dichiarato la nullità di tre contratti preliminari di multiproprietà. La decisione si fonda sulla violazione delle norme a tutela del consumatore, in particolare il D.Lgs. n. 427/1998, per la radicale indeterminatezza dell'oggetto dei contratti. La Corte ha stabilito che non è sufficiente indicare la quota millesimale, ma è necessario specificare dettagliatamente tutti gli elementi essenziali come la descrizione del bene, le condizioni di godimento e i servizi, al fine di garantire una tutela effettiva all'acquirente.
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Annullamento preavviso di ipoteca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29582/2023, ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione, confermando l'annullamento di un preavviso di ipoteca. La decisione si fonda sul principio che, se le cartelle di pagamento sottostanti sono annullate con sentenza passata in giudicato, anche l'atto successivo, come il preavviso ipotecario, perde la sua validità. Questo caso evidenzia l'effetto a catena nell'annullamento degli atti tributari.
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Proroga contratto e comando: l’interpretazione del CCDI
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Regionale contro la decisione di merito che aveva concesso la proroga del contratto a una lavoratrice in comando. Il caso verteva sull'interpretazione di una clausola di un contratto collettivo decentrato che escludeva dalla proroga chi fosse in comando "dietro propria richiesta". La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tali clausole spetta ai giudici di merito e non può essere rivista in sede di legittimità. Anche il ricorso incidentale della lavoratrice per questioni economiche è stato respinto.
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Rimessione in termini: no se il professionista è negligente
La Corte di Cassazione ha stabilito che la negligenza del professionista incaricato non costituisce una 'causa non imputabile' per giustificare una rimessione in termini. In un caso riguardante un ricorso tributario depositato in ritardo, la Corte ha respinto la richiesta del contribuente, affermando che la scelta del difensore e la vigilanza sul suo operato ricadono sulla parte, la quale può eventualmente agire per responsabilità professionale ma non ottenere la riapertura dei termini processuali.
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Rendita catastale retroattiva? La Cassazione decide
Una società di gestione terminal portuale ha contestato avvisi di accertamento ICI per gli anni 2002-2006, basati su una rendita catastale determinata solo nel 2008. La società ha sostenuto la non retroattività di tale rendita. La Corte di Cassazione, riconoscendo una precedente omissione nel giudicare un ricorso incidentale, ha rinviato la causa a pubblica udienza. La decisione finale chiarirà la portata retroattiva della rendita catastale proposta tramite DOCFA, specialmente per immobili complessi come le aree portuali.
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Prova del contratto: quando la fattura non basta
In una controversia nata da una scissione societaria, una società chiedeva il pagamento per l'uso dei propri locali basandosi su una fattura. La Corte d'Appello ha negato la pretesa per mancanza di prova del contratto, decisione confermata dalla Cassazione. L'ordinanza sottolinea che la fattura e altri indizi non sono sufficienti se il giudice di merito, con motivazione logica, non li ritiene convincenti. La Cassazione ha però accolto il ricorso incidentale dell'altra società, cassando la sentenza per omessa pronuncia sulla domanda di restituzione di somme già versate.
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Costi minimi autotrasporto: Cassazione decide
Una società committente ha contestato un ordine di pagamento per servizi di trasporto, sostenendo l'inapplicabilità della legge sui costi minimi autotrasporto. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto la richiesta del trasportatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della committente e ha respinto quello del trasportatore, stabilendo che senza decreti ministeriali validi a fissare i parametri, non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo.
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