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Ricorso Concordato In Appello

30 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso concordato in appello: accordo fatto, appello negato
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (il cosiddetto 'concordato'), presenta ricorso in Cassazione. Egli sostiene che i giudici avrebbero dovuto proscioglierlo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: chi accetta un accordo sulla pena rinuncia implicitamente a contestare la propria colpevolezza. Pertanto, il **ricorso concordato in appello** è possibile solo per vizi specifici dell'accordo o per illegalità della pena, non per chiedere un proscioglimento che si è scelto di non perseguire.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 48250/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). Gli imputati avevano sollevato questioni di merito, come la recidiva e la qualificazione giuridica del fatto, che erano state oggetto di rinuncia con l'accordo. La Corte ha ribadito che il ricorso concordato in appello è ammissibile solo per vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso del PM o a una pronuncia difforme dall'accordo, e non per rimettere in discussione i punti concordati.
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Ricorso concordato appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna per rapina, emessa a seguito di un concordato in appello. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso concordato in appello preclude la possibilità di sollevare questioni precedentemente rinunciate, come la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento secondo l'art. 129 c.p.p., confermando i rigidi limiti di impugnabilità per tali sentenze.
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Ricorso concordato in appello: limiti e motivi
Un imputato ha impugnato una sentenza derivante da un accordo in appello, contestando il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorso concordato in appello può essere contestato solo per vizi procedurali dell'accordo o per illegalità della pena, e non per questioni di merito come il bilanciamento delle circostanze, ormai definite dall'accordo stesso.
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Ricorso concordato in appello: i motivi ammessi
La Corte di Cassazione ha analizzato due ricorsi contro una sentenza di "concordato in appello". Ha dichiarato inammissibile il primo ricorso perché il motivo (vizio di motivazione sulla pena) non rientra tra quelli consentiti dalla legge per impugnare un ricorso concordato in appello. Per il secondo ricorrente, non ritenendo il motivo manifestamente infondato, ha disposto la separazione della sua posizione per un'analisi più approfondita in un'altra sezione.
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Ricorso concordato in appello: i limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di un 'ricorso concordato in appello'. La decisione si fonda sul principio che, accettando l'accordo sulla pena, l'imputato rinuncia a contestare elementi come le aggravanti o l'entità della sanzione, a meno che questa non sia illegale. Il ricorso è limitato a vizi specifici dell'accordo stesso.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello, contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che il cosiddetto ricorso concordato in appello è un patto processuale vincolante e unitario. Una volta ratificato dal giudice, non può essere impugnato per motivi cui si è rinunciato, salvo il caso di pena illegale, non riscontrato nella fattispecie.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento in secondo grado. L'analisi si concentra sui motivi del ricorso concordato in appello, stabilendo che non si può contestare la pena già accettata, ma solo vizi nella formazione della volontà o nel consenso.
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Ricorso concordato in appello: limiti e inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza emessa a seguito di un 'ricorso concordato in appello' per reati di droga, lamentando la mancata motivazione su una circostanza attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di tali sentenze è consentita solo per vizi procedurali nella formazione dell'accordo o per l'illegalità della pena, non per motivi di merito ai quali si è rinunciato con l'accordo stesso.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24161/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso concordato in appello. Il ricorso era basato sulla presunta mancanza di motivazione riguardo l'entità della pena. La Corte ha ribadito che, in caso di concordato, i motivi di ricorso sono strettamente limitati a vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del PM o su una pronuncia difforme dall'accordo, escludendo doglianze sulla determinazione della pena se questa rientra nei limiti di legge.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso concordato in appello, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo per vizi specifici, come quelli relativi alla formazione della volontà, e non per motivi rinunciati o per censure sulla determinazione della pena, se legale. La decisione conferma la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi proposti da due imputati avverso una sentenza di patteggiamento in secondo grado. La Corte ribadisce che il ricorso concordato in appello può essere impugnato solo per vizi del consenso o difformità della pronuncia rispetto all'accordo, e non per motivi di merito rinunciati. La mancanza della firma del Presidente, se motivata, non costituisce nullità.
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Ricorso concordato in appello: limiti e motivi ammessi
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato in appello) per un reato di lieve entità legato a stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che con il ricorso concordato in appello si rinuncia a far valere gran parte dei motivi di impugnazione. L'impugnazione è possibile solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo o all'illegalità della pena, ma non per riesaminare questioni di merito come la possibilità di un'assoluzione.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di un 'concordato in appello'. Il ricorrente lamentava la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, che a suo dire era parte dell'accordo. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso sono tassativi e non includono censure sulla determinazione della pena, a meno che questa non sia illegale. Poiché la doglianza non rientrava nei casi previsti, il ricorso è stato respinto, confermando che il ricorso concordato in appello ha limiti di impugnazione ben definiti.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
Due imputati hanno proposto ricorso contro una sentenza di patteggiamento in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso concordato in appello inammissibile, specificando che l'impugnazione è consentita solo per vizi nella formazione della volontà, nel consenso del PM o per difformità della pronuncia rispetto all'accordo. I motivi legati alla valutazione della colpevolezza o alla misura della pena sono stati ritenuti non validi in questa sede.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di "concordato in appello". L'impugnazione, basata unicamente sulla presunta sproporzione della pena concordata, non rientra nei limitati casi previsti dalla legge. La Corte ribadisce che il ricorso concordato in appello è ammesso solo per vizi di volontà, del consenso del PM o per difformità della sentenza rispetto all'accordo, e non per rimettere in discussione la congruità della pena, a meno che essa non sia illegale.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello', lamentando che il giudice non avesse motivato la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. per il proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorso concordato in appello non può basarsi su motivi rinunciati con l'accordo, come la valutazione delle cause di non punibilità, ma solo su vizi specifici legati alla formazione della volontà, al consenso del PM o all'illegalità della pena.
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Ricorso concordato in appello: limiti e inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento in appello, sostenendo un errore nel calcolo della pena per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il ricorso concordato in appello è impugnabile solo per vizi specifici e non per contestare la determinazione della pena, a meno che questa non risulti illegale. La Corte ha verificato che il calcolo della pena era conforme alla legge.
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Ricorso concordato in appello: i limiti del riesame
Due imputati, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "ricorso concordato in appello" per associazione di tipo mafioso, hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la motivazione sulla quantificazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'impugnazione contro una sentenza di questo tipo è permessa solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo, e non per rimettere in discussione la determinazione della pena.
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Ricorso concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche, ma la Corte ha ribadito che il ricorso concordato in appello è ammesso solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà o alla legalità della pena, non per questioni discrezionali del giudice.
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