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Riconoscimento Fotografico

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222 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riconoscimento fotografico: prova valida nel processo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, confermando che il riconoscimento fotografico costituisce una prova valida. La sua efficacia probatoria non dipende da rigide formalità, ma dalla credibilità della testimonianza e dal libero convincimento del giudice, che ne valuta l'attendibilità.
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Riconoscimento fotografico: prova valida per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la validità di un riconoscimento fotografico e l'assenza di una perizia sulla droga. La Corte ha stabilito che il riconoscimento fotografico è una valida forma di testimonianza e che la prova del reato può essere desunta da altri elementi, come il possesso di ingenti somme di denaro e le dichiarazioni di altri soggetti.
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Riconoscimento fotografico: la sua validità in giudizio
Un uomo viene condannato per minaccia aggravata a seguito di un alterco stradale. La vittima non riesce a identificarlo, ma un testimone oculare sì, attraverso un riconoscimento fotografico durante le indagini. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato, stabilendo che tale identificazione costituisce una prova pienamente valida se il testimone che l'ha effettuata ne conferma l'esito durante la propria deposizione in tribunale.
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Riconoscimento fotografico: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata in appello. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e non in grado di scalfire la solidità delle prove, tra cui un decisivo riconoscimento fotografico corroborato da altre testimonianze e riscontri oggettivi.
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Riconoscimento fotografico: quando è prova valida?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, confermando la validità del riconoscimento fotografico come prova. La sentenza ribadisce che il valore probatorio di tale identificazione non dipende da formalità procedurali, ma dalla credibilità della dichiarazione del testimone. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e il giudizio sulla recidiva, sottolineando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel valutare la personalità dell'imputato e la gravità del reato.
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Metodo mafioso: Cassazione su spese legali e minaccia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati. La Corte conferma la validità di un riconoscimento fotografico effettuato da una vittima poi deceduta, se supportato da altri elementi. Inoltre, stabilisce che la richiesta di denaro per le 'spese legali' di un noto esponente di un clan costituisce estorsione aggravata dal metodo mafioso, poiché il solo nome evoca la forza intimidatrice dell'associazione criminale.
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Riconoscimento fotografico: limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per rapina sulla base di un riconoscimento fotografico. La Corte ribadisce che la valutazione della prova e la risoluzione di presunti errori di persona sono di competenza esclusiva dei giudici di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità, a meno di vizi logici manifesti nella motivazione.
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Riconoscimento fotografico: prova valida in giudizio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per furto aggravato, confermando che il riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini costituisce una prova pienamente utilizzabile in giudizio. La validità si fonda sull'attendibilità della deposizione del testimone, che in questo caso aveva fornito dettagli precisi (incluso un tatuaggio) e aveva identificato l'imputato con certezza, in base al principio del libero convincimento del giudice.
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Riconoscimento fotografico: prova valida anche senza video
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La sentenza conferma che il riconoscimento fotografico effettuato dalle forze dell'ordine, basato sulla loro pregressa conoscenza del soggetto, costituisce una prova sufficiente anche in assenza dei filmati originali delle telecamere. Inoltre, la Corte ha chiarito l'inefficacia di una remissione di querela presentata senza rispettare le formalità di legge e per un reato procedibile d'ufficio.
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Riconoscimento fotografico: quando è prova atipica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. Il ricorso si basava su un presunto vizio di motivazione riguardo la valutazione del riconoscimento fotografico. La Corte ha stabilito che tale riconoscimento costituisce una prova atipica pienamente utilizzabile in giudizio ai sensi dell'art. 189 c.p.p., e che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti, già esaminati dai giudici di merito.
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Riconoscimento fotografico: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione. La difesa contestava l'affidabilità del riconoscimento fotografico, ma secondo la Corte tale motivo costituisce un tentativo di rivalutare le prove nel merito, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Riconoscimento fotografico: valido anche dopo mesi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato sulla base di un riconoscimento fotografico avvenuto tre mesi dopo i fatti. Secondo la Corte, il ricorso era una mera riproposizione di censure già esaminate e la Corte d'Appello aveva adeguatamente motivato sull'attendibilità del testimone, ritenendo il lasso di tempo non idoneo a compromettere la sua capacità di ricordare.
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Riconoscimento fotografico: la validità in dibattimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per rapina, il quale contestava l'utilizzabilità del riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini. La Suprema Corte ha stabilito che tale riconoscimento, anche se informale, costituisce un accertamento di fatto utilizzabile nel processo secondo il principio del libero convincimento del giudice. La sua attendibilità, unitamente alla deposizione di chi lo compie, è sufficiente a fondare un'affermazione di responsabilità. La Corte ha inoltre ribadito che il divieto di porre domande suggestive non si applica al giudice.
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Riconoscimento fotografico: quando vale come prova?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che liberava un indagato, ribadendo il valore probatorio del riconoscimento fotografico. La Corte ha stabilito che, se effettuato con certezza dalla vittima, non può essere svalutato senza un'analisi rigorosa della sua attendibilità, soprattutto se l'alibi dell'indagato è smentito dai fatti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti correttamente la prova dichiarativa.
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Riconoscimento fotografico: annullata condanna per dubbi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per rapina aggravata a causa di gravi vizi di motivazione. Il caso verteva su un riconoscimento fotografico contestato, poiché le descrizioni del rapinatore fornite dalle vittime (accento dell'est Europa, carnagione chiara) erano incompatibili con le caratteristiche dell'imputato. La Corte ha accolto il ricorso, sottolineando che il giudice di merito non può ignorare tali palesi contraddizioni senza fornire una spiegazione logica e approfondita.
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Riconoscimento fotografico: quando è prova valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina. La difesa contestava la validità del riconoscimento fotografico, avvenuto informalmente tramite social network. La Corte ha ribadito che la prova non deriva dalla formalità della procedura, ma dal valore della dichiarazione confermativa della vittima, la cui attendibilità è stata attentamente vagliata. L'inammissibilità del ricorso ha impedito di esaminare la prescrizione di un reato minore.
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Riconoscimento fotografico: prova valida in cassazione
Un soggetto, condannato per furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il suo riconoscimento da parte della polizia tramite video di sorveglianza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il riconoscimento fotografico operato dalla polizia giudiziaria costituisce una prova atipica valida, la cui efficacia si fonda sulla credibilità della testimonianza dell'agente, e non richiede un esame diretto dei filmati da parte del giudice.
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Riconoscimento fotografico: prova valida anche con video?
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha contestato in Cassazione la validità del suo riconoscimento a causa della pessima qualità delle immagini di videosorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria è una prova atipica. La sua validità non dipende dalla qualità del video, ma dalla credibilità e certezza espresse nella testimonianza dell'agente che ha eseguito l'identificazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riconoscimento fotografico: valido anche con discrasie?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa contestava l'affidabilità del riconoscimento fotografico, evidenziando discrasie tra le descrizioni dei testimoni e l'aspetto dell'indagato (es. un tatuaggio non menzionato). La Corte ha ritenuto logica e coerente la motivazione del Tribunale del riesame, che aveva valorizzato il doppio riconoscimento effettuato con certezza dalle vittime poco dopo i fatti, giudicando non decisive le incongruenze sollevate. È stata confermata anche la sussistenza delle esigenze cautelari basate sulla pericolosità sociale dell'indagato e sui suoi legami con un'organizzazione criminale.
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Riconoscimento fotografico: limiti e validità probatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio, lesioni e reati in materia di armi. Il caso verteva sul valore del riconoscimento fotografico effettuato da due Carabinieri. La difesa contestava la solidità di tale prova, già oggetto di un precedente annullamento con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice del rinvio ha correttamente rivalutato l'intero quadro probatorio, motivando in modo adeguato la pregressa conoscenza dell'imputato da parte degli operanti. Il riconoscimento fotografico, supportato da altri elementi come il movente e il falso alibi, è stato ritenuto un indizio valido a fondare la condanna, respingendo le censure della difesa.
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