LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Riconoscimento Della Recidiva

13 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Evasione e recidiva: quando i precedenti penali prevalgono sulle attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un Lavoratore, già gravato da precedenti penali. Il caso verteva sul riconoscimento della recidiva e sul suo bilanciamento con le attenuanti generiche. Il Lavoratore aveva violato una misura di restrizione poco dopo essergli stata concessa, dimostrando una persistente inclinazione al crimine. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della recidiva non può basarsi solo sui precedenti, ma deve considerare la concreta pericolosità sociale del reo e il legame tra i fatti. Ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito che hanno dato prevalenza alla recidiva, giudicando inammissibile il ricorso.
Continua »
Ricorso inammissibile: la recidiva confermata per furto
Un Lavoratore, già condannato per furto tentato e consumato, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la contestazione sulla recidiva non considerasse le ampie motivazioni della Corte d'Appello, che aveva correttamente applicato i principi giurisprudenziali consolidati. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: legittimo dopo condanne recenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna d'appello. L'uomo contestava la quantificazione della pena e il riconoscimento della recidiva applicato nei suoi confronti. I giudici hanno confermato la piena legittimità della decisione precedente. L'imputato aveva infatti commesso il nuovo illecito a pochi mesi di distanza dal passaggio in giudicato di molteplici condanne penali pregresse. La Corte ha ritenuto logica la valutazione dei giudici di merito e ha evidenziato come la sanzione finale fosse comunque vicina ai minimi previsti dalla legge. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: Cassazione e motivazione
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la sentenza della Corte di Appello. Il motivo di impugnazione riguardava esclusivamente il riconoscimento della recidiva applicato dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che la decisione di secondo grado contiene una motivazione sintetica ma logica e sufficiente. La Corte d'Appello ha infatti evidenziato adeguatamente la maggiore riprovevolezza della condotta dell'autore. Tale valutazione sui fatti non può subire censure davanti ai giudici di legittimità. A seguito del rigetto, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Falsa identità e riconoscimento della recidiva: ricorso respinto
L'Imputato ha subito una condanna penale per aver dichiarato false generalità a un pubblico ufficiale e violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'uomo ha proposto ricorso lamentando il diniego delle attenuanti generiche e contestando il riconoscimento della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice può legittimamente negare le attenuanti motivando soltanto sugli elementi ritenuti decisivi. Inoltre, il riconoscimento della recidiva è corretto quando la valutazione concreta dei trascorsi penali dimostra una persistente inclinazione al delitto dell'autore. L'Imputato deve pagare le spese di giudizio e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: i precedenti bloccano gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello di Bari. Il ricorrente contestava il riconoscimento della recidiva e il successivo giudizio di equivalenza con le circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che la decisione di secondo grado era pienamente corretta e logicamente motivata. La Corte d'Appello ha infatti giustamente evidenziato la maggiore gravità del comportamento del soggetto, considerando i suoi numerosi e recenti precedenti penali. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: quando la prova fallisce e si paga
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva da parte della Corte di Appello. I giudici di merito avevano evidenziato la sua accresciuta pericolosità sociale, desunta da numerosi precedenti per furto commessi in tutta Italia e dal fallimento di precedenti misure alternative come l'affidamento in prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi proposti riproducevano censure già esaminate e non criticavano in modo specifico la decisione impugnata. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Recidiva e progressione criminosa: ricorso generico respinto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione. L'imputato contestava l'aumento di pena dovuto al riconoscimento della recidiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano troppo generici. I giudici hanno confermato che la precedente decisione era corretta: la 'progressione criminosa' dell'imputato, dimostrata dalla pluralità di reati commessi, evidenziava una pericolosità sociale crescente. Questa condizione giustificava pienamente il riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: appello infondato costa caro
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato contro la sentenza che confermava il riconoscimento della recidiva, un fattore che aggrava la pena. L'imputato contestava la valutazione fatta dai giudici precedenti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo 'manifestamente infondato'. La motivazione della sentenza precedente è stata ritenuta logica e sufficiente, rendendo la decisione non criticabile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando che un appello infondato ha costi concreti.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: perde l’appello nonostante la pena minima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il riconoscimento della recidiva. I giudici hanno stabilito che la valutazione della Corte d'Appello era corretta, poiché la natura del reato e l'indifferenza dell'imputato verso le conseguenze penali dimostravano una crescente colpevolezza. La Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice. Se la decisione non è illogica o arbitraria, come in questo caso dove la pena era fissata al minimo, non può essere contestata. L'esito conferma la validità del riconoscimento della recidiva basato su una motivazione congrua.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'unico motivo di ricorso, relativo al riconoscimento della recidiva, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito era corretta, in quanto non basata sul mero numero di precedenti, ma su una valutazione complessiva della persistente pericolosità sociale dell'imputato, dimostrata da 24 anni di condotte criminali omogenee e dall'insensibilità al percorso rieducativo.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17323/2024, ha annullato una decisione della Corte d'Assise d'Appello per errato riconoscimento della recidiva. Il principio affermato è che, se il giudice di primo grado non ha motivato la sussistenza di tale aggravante, questa non può essere applicata per la prima volta nel giudizio d'appello, specialmente a seguito del solo ricorso dell'imputato. La Corte ha ribadito che la contestazione da parte del pubblico ministero non sostituisce la necessaria statuizione motivata del giudice.
Continua »
Riconoscimento della recidiva: quando è legittimo
Un soggetto condannato per tentato furto aggravato ricorre in Cassazione, contestando il riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il riconoscimento della recidiva è legittimo quando il giudice non si limita a elencare i precedenti, ma valuta concretamente il legame tra questi e il nuovo reato, dimostrando una persistente inclinazione a delinquere del reo. La condanna al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende è la conseguenza dell'inammissibilità.
Continua »