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Ricettazione Di Assegni

15 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di assegni: la depenalizzazione non salva il reo
Un individuo è stato condannato per ricettazione di assegni (nello specifico, sette travel cheque falsificati). L'imputato ha sostenuto che il reato presupposto (falsificazione) fosse stato depenalizzato e che il reato di ricettazione fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha chiarito che la depenalizzazione del reato presupposto non incide sulla ricettazione di assegni, poiché la legge applicabile è quella in vigore al momento della condotta. Inoltre, i travel cheque non sono equiparabili agli assegni non trasferibili e il reato non era prescritto.
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Ricettazione di Assegni: L’uso illecito di un titolo smarrito
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un libretto di assegni smarrito e per aver pagato merce con un assegno di provenienza illecita e non incassabile. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver trovato e appropriato direttamente il libretto, non di averlo ricevuto da terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'uso di un assegno con segni identificativi, e la sua spendita per profitto, dimostrano la ricettazione di assegni e la consapevolezza della sua origine illecita, non una semplice appropriazione di cosa smarrita, ora depenalizzata. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Ricettazione di assegni: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il delitto di ricettazione di assegni bancari di provenienza illecita. L'imputato sosteneva che il fatto integrasse una tentata truffa e lamentava la mancata trascrizione analitica del capo di imputazione nella sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento esatto in cui la persona riceve i titoli illeciti, rendendo irrilevanti i successivi raggiri per incassarli. Inoltre, l'omessa trascrizione formale dell'accusa non invalida la decisione se i fatti contestati emergono chiaramente dalla lettura integrata dei provvedimenti di primo e secondo grado. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Ricettazione di assegni tra firma falsa e condanna
Un uomo è stato condannato per i reati di truffa e ricettazione di assegni, dopo aver utilizzato titoli bancari denunciati come smarriti anni prima, compilandoli con un nome falso. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di aver ricevuto i titoli dietro pagamento, di essere vittima di un complotto e invocando la particolare tenuità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato che la compilazione dell'assegno sotto falsa identità prova la piena consapevolezza della provenienza illecita del mezzo di pagamento, respingendo le scuse difensive e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegni: condanna anche se il conto è chiuso
L'Imputato ha acquistato arredi per il proprio ristorante pagando una parte con bonifico e il saldo con due assegni rubati e firmati falsamente, collegati a un conto corrente chiuso da sette anni. La Corte d'appello lo ha condannato per il reato di ricettazione di assegni e ha dichiarato prescritto il reato di truffa. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che gli assegni fossero privi di valore economico poiché il conto era chiuso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di assegni si configura anche se il titolo è inesigibile, poiché il reato richiede solo il dolo specifico (l'intenzione di trarre profitto) e non l'effettivo incasso della somma. Inoltre, l'assegno mantiene un valore autonomo legato alla sua circolazione.
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Ricettazione di assegni: la buona fede non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione di assegni. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, sostenendo la propria buona fede nella ricezione dei titoli. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per rivalutare le prove o ricostruire i fatti storici, compiti esclusivi dei giudici di merito. Inoltre, la pena era stata correttamente quantificata nel minimo edittale, escludendo la necessità di una motivazione particolarmente approfondita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di assegni: la Cassazione nega la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la ricettazione di assegni bancari smarriti. L'imputata aveva ricevuto e versato sul proprio conto corrente i titoli di credito senza fornire alcuna giustificazione lecita, agendo per ottenere un ingiusto profitto. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che in presenza di una doppia conforme non è possibile riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la prescrizione non era decorsa poiché la recidiva specifica comporta l'aumento della metà del termine ordinario. L'imputata perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegni: un solo carnet ma più reati distinti
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di assegni, avendo ricevuto e utilizzato due titoli di credito provenienti da un libretto rubato. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse un unico reato, già giudicato in un altro processo riguardante altri assegni dello stesso carnet. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di più assegni dello stesso blocchetto costituisce un unico reato solo se vi è la prova dell'acquisto in un'unica soluzione. In mancanza di tale prova, la ricezione e l'utilizzo in tempi diversi integrano reati autonomi. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché l'ammissione dei fatti non derivava da un sincero pentimento, ma dall'impossibilità di negare l'evidenza. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegni: condanna definitiva per un errore
Un uomo, condannato per il reato di ricettazione di assegni, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'entità della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la contestazione sulla pena era del tutto generica e priva di confronto con la sentenza d'appello. Inoltre, la doglianza sulle attenuanti generiche è risultata frutto di un errore materiale del ricorrente, poiché i giudici di secondo grado le avevano già concesse nella massima estensione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di assegni: condanna anche se non incassati
Due imprenditrici, la titolare di una sala giochi e la sorella collaboratrice, sono state condannate per il reato di ricettazione di assegni. Le donne avevano utilizzato assegni rubati per pagare i debiti legati alle slot machines presenti nel loro locale. La difesa sosteneva che, non essendo mai stati incassati gli assegni, il danno economico fosse nullo e spettasse quindi l'attenuante della speciale tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno stabilito che, nei casi di ricettazione di titoli di credito, il danno non si calcola sull'effettivo incasso, ma sulla potenziale utilizzabilità degli assegni stessi. Di conseguenza, le imputate perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di Assegni: Silenzio che Costa la Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per ricettazione di assegni e truffa. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l'impossibilità da parte dell'imputato di fornire una spiegazione credibile sul possesso di un assegno di provenienza illecita costituisce di per sé una prova della sua colpevolezza. Questo silenzio o una giustificazione inattendibile dimostrano la consapevolezza dell'origine illegale del bene. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Ricettazione di assegni: due titoli rubati costano la condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un uomo accusato di ricettazione di assegni. L'imputato aveva utilizzato due diversi assegni di provenienza illecita in distinte occasioni. Secondo i giudici, questo comportamento reiterato, unito al chiaro riconoscimento da parte della vittima, dimostra la piena consapevolezza dell'origine illegale dei titoli. Viene così esclusa l'ipotesi meno grave dell'incauto acquisto, che richiede solo negligenza. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo la condanna per ricettazione di assegni definitiva e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Ricettazione di assegni: tradito dalla firma, condannato in Cassazione
Un uomo è stato condannato in via definitiva per ricettazione di assegni. Aveva tentato di incassare titoli in bianco di provenienza furtiva, utilizzando i propri documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la colpevolezza. I giudici hanno respinto la richiesta di riconoscere la particolare tenuità del fatto, sottolineando la gravità della condotta, l'importo non esiguo degli assegni e i numerosi precedenti penali dell'imputato. La firma e la carta d'identità hanno costituito prove decisive, escludendo ogni dubbio sulla sua responsabilità.
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Ricettazione di assegni: condannato, fa ricorso ma è inammissibile
Un uomo, già condannato per ricettazione di assegni, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando sia un errore nell'identificazione del colpevole sia una pena troppo severa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo generico e infondato. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva correttamente negato le attenuanti basandosi sui numerosi precedenti penali dell'imputato e sulla gravità del fatto. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'uomo di pagare le spese processuali e una multa di tremila euro.
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Ricettazione di assegni: il fatto non è mai lieve
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per ricettazione di assegni in bianco, rigettando il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che la ricettazione di assegni, data la loro potenziale utilizzabilità in ulteriori reati, non può essere considerata un fatto di particolare tenuità ai sensi dell'art. 131-bis c.p., anche se gli importi non sono elevatissimi. Inoltre, ha confermato la correttezza della quantificazione della pena.
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