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Ricalcolo Della Pensione

28 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricalcolo della pensione: no a contributi già usati
Un lavoratore ha ottenuto una prima pensione di anzianità nel 1983 per il servizio militare. Successivamente ha svolto attività nel settore aereo dal 1983 al 2007 versando contributi al relativo fondo speciale. Al momento del pensionamento di vecchiaia nel 2007, l'ente previdenziale ha liquidato il trattamento con il sistema misto. L'interessato ha chiesto il ricalcolo della pensione interamente con il più vantaggioso sistema retributivo, sostenendo di possedere oltre diciotto anni di contributi prima del 1995 sommando le due gestioni. I giudici hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: i periodi contributivi già impiegati per liquidare un precedente trattamento non possono essere conteggiati per raggiungere la soglia dei diciotto anni ante 1995 sulla seconda pensione.
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Ricalcolo della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha citato l'ente previdenziale per ottenere il ricalcolo della pensione mediante la neutralizzazione di contributi sfavorevoli e il recupero delle differenze arretrate. I giudici d'appello hanno respinto integralmente la domanda, ritenendo l'azione decaduta per il decorso di oltre tre anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. Il principio stabilito chiarisce che la decadenza triennale non cancella l'intero diritto alla rideterminazione dell'assegno, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti al deposito del ricorso giudiziario.
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Ricalcolo della pensione: no al ricorso tardivo in Cassazione
Alcuni ex dipendenti pubblici hanno chiesto il ricalcolo della pensione per includere una specifica indennità di funzione percepita durante il servizio. Dopo il doppio rigetto da parte della Corte dei Conti, i lavoratori hanno impugnato la sentenza davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, contestando la giurisdizione del giudice contabile a favore del Tribunale Amministrativo Regionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che i ricorrenti non possono contestare la giurisdizione per la prima volta in Cassazione senza averla eccepita nei precedenti gradi di giudizio, essendosi ormai formato un giudicato implicito. I ricorrenti sono stati quindi condannati al pagamento delle spese legali.
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Ricalcolo della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per ottenere un importo più favorevole tramite l'esclusione di settimane di contribuzione figurativa non vantaggiose. I giudici territoriali avevano rigettato integralmente la richiesta, sostenendo che l'azione fosse ormai tardiva per il decorso del termine triennale di decadenza previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del pensionato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il superamento del termine di tre anni non cancella l'intero diritto alla rideterminazione della prestazione previdenziale. La decadenza colpisce unicamente le differenze economiche sui singoli ratei maturati prima del triennio antecedente al deposito del ricorso giudiziario, salvaguardando sia le differenze degli ultimi tre anni sia l'adeguamento delle rate future.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS perde, salvi gli arretrati
L'INPS ha contestato la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto a un pensionato il diritto al ricalcolo della pensione con i criteri del Fondo elettrici. L'istituto sosteneva l'applicazione della decadenza triennale all'intera prestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la decadenza triennale si applica esclusivamente alle differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. Il diritto al ricalcolo della pensione in sé non si perde, ma si prescrivono solo le somme arretrate più vecchie di tre anni. L'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: la Cassa perde contro il pensionato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Cassa Previdenziale contro la sentenza della Corte d'appello che aveva rideterminato la quota retributiva della pensione di un iscritto. Nel precedente giudizio, la Cassazione aveva stabilito che il ricalcolo della pensione dovesse avvenire applicando esclusivamente l'aliquota del due per cento prevista dal regolamento interno, escludendo altri criteri riduttivi. La Cassa Previdenziale contestava questa scelta, ritenendola contraria alla legge. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice del rinvio è strettamente vincolato alle istruzioni ricevute dalla Cassazione nella precedente sentenza, anche qualora si ipotizzino errori di diritto. Di conseguenza, la decisione d'appello che ha applicato fedelmente le istruzioni è corretta. Il pensionato vince definitivamente la causa e la Cassa deve rimborsare le spese legali.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, escludendo la decadenza. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il termine di decadenza di tre anni si applica anche alle richieste di ricalcolo della pensione già in godimento. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati prima del triennio precedente alla causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei periodi di contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato di aver effettuato tale inclusione. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al pensionato provare il mancato inserimento di tali somme. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito. Di conseguenza, il pensionato vince la causa e ottiene il ricalcolo del trattamento pensionistico.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps deve provare i conteggi corretti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una pensionata al ricalcolo della pensione. La controversia riguardava l'inclusione degli emolumenti extra mensili, come tredicesima e indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per i periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale sosteneva che spettasse alla pensionata dimostrare il mancato inserimento di tali somme. I giudici hanno invece stabilito che spetta all'istituto di previdenza dimostrare il corretto adempimento e calcolo delle somme dovute, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato rigettato, confermando l'obbligo di ricalcolare l'assegno pensionistico includendo le voci escluse.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS perde e paga per gli errori
Una pensionata ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. L'INPS si è opposto, sostenendo che spettasse alla donna dimostrare l'omissione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che spetta all'INPS l'onere di provare l'esatto adempimento del suo obbligo di accredito. Di conseguenza, l'ente pubblico deve procedere al ricalcolo della pensione richiesto e pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’ente
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come la tredicesima e l'indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa relativa ai periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'ente previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al lavoratore dimostrare l'errore nel calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che spetta all'istituto previdenziale dimostrare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito dei contributi figurativi. Di conseguenza, l'ente deve procedere al ricalcolo della pensione a favore del pensionato e pagare le spese processuali.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’INPS
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al pensionato dimostrare la mancata inclusione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che spetta all'istituto previdenziale dimostrare il corretto adempimento del proprio obbligo di calcolo. Di conseguenza, in mancanza di tale prova, il Pensionato ha pienamente diritto alla riliquidazione dell'assegno comprensivo delle mensilità aggiuntive.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps perde se non prova i calcoli
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non aveva dimostrato l'effettivo inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare il mancato computo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'istituto previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico con l'integrazione delle somme spettanti.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’INPS
Una pensionata ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, condannando l'ente previdenziale. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse alla pensionata dimostrare il mancato inserimento di tali somme. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova del corretto adempimento spetta all'ente previdenziale e non al pensionato. Di conseguenza, la pensionata ha ottenuto la conferma del diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico, sebbene le spese di questo grado non siano state liquidate a causa di un vizio formale nella procura del suo difensore.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato il corretto inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare l'errore di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento dell'obbligo di accredito. Pertanto, il Pensionato ottiene definitivamente il diritto al ricalcolo della pensione.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: no alla decadenza totale per gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione per escludere alcuni contributi meno favorevoli e ottenere le differenze arretrate. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile applicando una decadenza totale (tombale) di tre anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che per le richieste di ricalcolo della pensione già riconosciuta si applica la decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde il diritto al ricalcolo in sé, ma perde solo la possibilità di chiedere gli arretrati maturati più di tre anni prima dell'avvio della causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: stop alla decadenza tombale
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione lamentando l'uso di un massimale errato e un numero inferiore di contributi. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile per intervenuta decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza triennale non cancella definitivamente il diritto alla rideterminazione dell'assegno. Essa colpisce esclusivamente le differenze sui ratei maturati prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame, salvaguardando il diritto del pensionato a ottenere l'adeguamento per il futuro.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS vince sui limiti degli arretrati
Il Pensionato, titolare di una pensione dal 2002, ha chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere voci retributive escluse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo inapplicabile il termine di decadenza introdotto nel 2011 alle pensioni liquidate in precedenza. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il termine di decadenza introdotto dal D.L. n. 98/2011 si applica anche alle pensioni già in essere, ma solo a partire dall'entrata in vigore della nuova legge. Di conseguenza, per la richiesta di ricalcolo della pensione, la decadenza colpisce i ratei arretrati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: l’ente deve provare i conteggi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per disoccupazione e cassa integrazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non aveva dimostrato il corretto inserimento di tali somme. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al pensionato provare l'errore di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento dei suoi obblighi di accredito. Di conseguenza, il pensionato ottiene definitivamente il ricalcolo della pensione e l'ente previdenziale viene condannato a pagare le spese processuali.
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