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Responsabilità Da Custodia

31 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma di responsabilità oggettiva per cui il custode di un bene (in questo caso, il condominio per le parti comuni) è responsabile dei danni causati da quel bene, a prescindere da una sua colpa, salvo che provi il caso fortuito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Infiltrazioni in condominio: cavedio privato e zero risarcimenti
Una società commerciale e la proprietaria di un immobile hanno citato in giudizio il Condominio per ottenere il risarcimento dei danni e la riparazione di un cavedio sovrastante. Le attrici lamentavano gravi infiltrazioni in condominio provenienti dallo spazio aperto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso delle danneggiate, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno accertato che il cavedio non costituiva un bene comune, ma apparteneva in via esclusiva a privati in base ai titoli di acquisto. Di conseguenza, il Condominio non ha alcun dovere di custodia o manutenzione sull'area privata e non risponde dei danni causati dall'acqua.
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Ricostruzione muro di contenimento: spese a carico di chi scava
La proprietaria di un terreno posto a livello inferiore cita in giudizio la vicina del terreno sovrastante chiedendo la ricostruzione muro di contenimento crollato, sostenendo che il cedimento sia stato causato dal mancato deflusso delle acque piovane. La vicina contesta la pretesa, dimostrando che il dislivello era artificiale, creato da scavi svolti nel terreno inferiore, e che il muro sorgeva interamente nella proprietà sottostante. La Corte di Cassazione stabilisce che la regola della ripartizione delle spese prevista dall'articolo 887 del codice civile non si applica quando il dislivello è creato artificialmente dal proprietario del terreno inferiore. Chi esegue lo scavo ed edifica la barriera sul proprio fondo risponde del suo crollo ai sensi degli articoli 2051 e 2053 del codice civile. La Corte rigetta il ricorso della proprietaria del fondo inferiore, condannandola a ricostruire la struttura a proprie spese.
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Infiltrazioni d’acqua: il custode risponde, anche se il danneggiato ha venduto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un proprietario per i danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti dal suo appartamento. Il proprietario aveva contestato la legittimazione attiva del danneggiato, che aveva venduto l'immobile, e l'esistenza di un caso fortuito. La Corte ha stabilito che la legittimazione attiva spetta a chi era proprietario al momento del danno. Ha inoltre ribadito che la responsabilità da custodia per infiltrazioni è oggettiva. Il custode deve dimostrare il caso fortuito per liberarsi. Non avendo fornito tale prova, la sua responsabilità è stata confermata.
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Ciclista cade per buca: la responsabilità da custodia tra Comune e imprudenza
Un ciclista cade a causa di una buca stradale e chiede il risarcimento al Comune, invocando la responsabilità da custodia. I giudici di merito hanno respinto la sua richiesta, attribuendo la caduta alla sua imprudenza e alla visibilità del difetto stradale, configurando un caso di fortuito. La Corte di Cassazione, riconoscendo la necessità di approfondire i limiti della responsabilità da custodia e del concorso di colpa, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una discussione più ampia su casi analoghi. La decisione non è ancora definitiva.
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Risarcimento danni condominio: quando spetta il mancato affitto
Il proprietario di un immobile agisce per ottenere il risarcimento danni condominio a causa delle infiltrazioni derivanti dalle parti comuni. Il Tribunale riconosce una somma per le spese di ripristino, ma il condomino propone appello per ottenere un importo maggiore derivante dalla mancata locazione dei locali e dal loro progressivo degrado. La Corte d'Appello e la Corte di Cassazione respingono le richieste integrative. I giudici chiariscono che per ottenere il risarcimento del danno da mancato sfruttamento economico dell'immobile non basta dimostrare il danno materiale, ma occorre allegare in modo preciso le concrete opportunità di affitto o guadagno andate perdute. Il ricorso viene pertanto rigettato con condanna del proprietario alle spese processuali.
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Infiltrazioni da terrazzo a livello: spese esclusive o divise
I proprietari di un appartamento citano la vicina del piano superiore a causa di gravi danni provocati da infiltrazioni da terrazzo a livello di sua proprietà esclusiva. Gli attori chiedono il risarcimento integrale e il rifacimento della copertura. I giudici di merito applicano invece il criterio di ripartizione condominiale, ponendo un terzo dei costi a carico della proprietaria del terrazzo e due terzi a carico dei proprietari sottostanti. I danneggiati contestano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'applicabilità della divisione in parti uguali per il condominio minimo o la responsabilità extracontrattuale esclusiva della vicina. La Suprema Corte, rilevata la complessità della materia proprietaria e condominiale, trasmette il fascicolo alla Seconda Sezione Civile per la decisione definitiva.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: pagare senza riserve costa caro
Un'impresa edile ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un committente per il saldo di lavori di ristrutturazione. Il committente e suo figlio si sono opposti, lamentando gravi difetti e infiltrazioni d'acqua, chiedendo un risarcimento danni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dei committenti perché la denuncia dei vizi nell'appalto è avvenuta oltre un anno dopo la fine dei lavori, e i pagamenti erano stati effettuati senza riserve. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i motivi di ricorso. I giudici hanno chiarito che non si possono proporre per la prima volta in Cassazione nuove tesi difensive, come la responsabilità da custodia del cantiere, né si può richiedere un nuovo esame dei fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio.
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Incendio dal canale: scontro sulla competenza tribunale acque
Un agricoltore ha subito danni al proprio terreno a causa di un incendio propagatosi da un canale di bonifica non pulito. Il proprietario ha chiesto il risarcimento al Consorzio di Bonifica. In appello, il Tribunale ha dichiarato la competenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche. Il danneggiato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la competenza del giudice ordinario per semplice incuria nella custodia del bene. La Terza Sezione Civile ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale sul tema. Di conseguenza, ha rimesso la questione al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite, al fine di chiarire definitivamente i criteri di riparto e stabilire la corretta competenza tribunale acque nei casi di danni da omessa manutenzione di canali.
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Ripartizione spese solaio: cortile comune o locale privato?
Il Proprietario di un locale interrato adibito a palestra subisce il crollo del soffitto a causa delle infiltrazioni d'acqua e del passaggio di veicoli sul sovrastante cortile comune, usato come parcheggio da due Condominii. Gli Eredi del Proprietario chiedono il risarcimento dei danni ai Condominii custodi dell'area. I giudici di merito stabiliscono che la spesa per la ricostruzione del solaio deve essere divisa a metà tra i Condominii e il proprietario danneggiato. La Corte di Cassazione conferma questa decisione. La Corte stabilisce che per la ripartizione spese solaio che funge anche da cortile condominiale si applica l'articolo 1125 del Codice Civile. Di conseguenza, le spese di riparazione gravano per il 50% sul proprietario del locale sottostante e per il restante 50% sui condomini comproprietari del cortile sovrastante, inclusa la quota del danneggiato stesso.
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Liquidazione equitativa del danno: no a sconti senza prove
Un commerciante ha citato in giudizio il Comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal proprio negozio a causa dell'allagamento di una strada comunale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove certe sull'esistenza e sull'entità dei danni. Il commerciante ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della liquidazione equitativa del danno e la violazione del principio di non contestazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la liquidazione equitativa del danno non può sostituire l'onere della prova gravante sul danneggiato. Se il danneggiato non dimostra la sussistenza storica del pregiudizio, il giudice non può quantificarlo a suo piacimento. Il commerciante perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Infiltrazioni condominiali: danni e bocche di lupo
La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, stabilendo la responsabilità del condominio per le infiltrazioni condominiali provenienti dalle fosse biologiche ammalorate. La sentenza ha inoltre confermato la legittimità delle bocche di lupo realizzate dal costruttore originario prima della costituzione formale del condominio, annullando l'ordine di rimozione e disponendo il risarcimento dei danni a favore del proprietario dei locali interrati.
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Responsabilità da custodia: risarcimento per frana perso per una PEC
Un proprietario perde un capannone a causa di una frana e cita in giudizio l'ente pubblico per responsabilità da custodia. Dopo aver perso in primo grado, la sentenza gli viene notificata via PEC. Il proprietario presenta appello, ma la Corte lo dichiara inammissibile perché tardivo. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la notifica PEC era valida e ha fatto scattare il termine breve per impugnare. L'eccezione del proprietario, che lamentava un virus informatico, non è stata ritenuta una prova sufficiente a invalidare la ricezione. Di conseguenza, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta definitivamente per una questione procedurale, senza entrare nel merito della responsabilità da custodia.
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Manutenzione stradale: condanna per i dirigenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a carico di due dirigenti comunali per carente manutenzione stradale. L'evento tragico ha riguardato la caduta di un autocarro da un ponte privo di adeguate barriere protettive, causando il decesso di due persone. La Suprema Corte ha ribadito che i funzionari pubblici hanno l'obbligo di vigilare costantemente sullo stato delle infrastrutture, indipendentemente dalla segnalazione di pericoli specifici, poiché la loro posizione di garanzia impone la prevenzione di rischi per l'incolumità pubblica.
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Responsabilità da custodia e incidenti stradali
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità da custodia dell'ente gestore stradale per un incidente notturno causato dall'impatto tra un'auto e un gregge di pecore. Nonostante il gestore invocasse il caso fortuito e la colpa del conducente, i giudici hanno rilevato la mancanza di segnaletica adeguata in una zona rurale e l'assenza di sistemi di controllo efficaci. La decisione ribadisce che l'invasione di animali sulla carreggiata non costituisce automaticamente un evento imprevedibile se il custode non ha adottato le cautele necessarie per prevenire il rischio.
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Responsabilità da custodia: albero caduto su strada
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della Responsabilità da custodia in capo a un Comune per i danni subiti da un veicolo colpito da un albero caduto da un fondo privato. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente pubblico non risponde dei danni causati da beni su cui non ha potere di controllo materiale o giuridico. La responsabilità ricade interamente sul proprietario del terreno confinante, in quanto custode della pianta, non essendo stata fornita la prova del caso fortuito legato all'eccezionalità dell'evento atmosferico.
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Responsabilità del custode: danni da alluvione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un impianto di smaltimento rifiuti danneggiato da frane e alluvioni. La sentenza conferma che la responsabilità del custode non viene meno in presenza di piogge eccezionali se la mancata manutenzione del territorio ha contribuito al danno. L'ente pubblico proprietario del versante sovrastante è stato ritenuto responsabile per non aver realizzato opere di regimazione delle acque necessarie a prevenire l'ostruzione dei canali di scolo.
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Responsabilità terrazzo: chi paga i danni da infiltrazioni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29916/2023, ha affrontato un caso di danni da infiltrazioni provenienti da un terrazzo ad uso esclusivo con funzione di copertura. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il proprietario esclusivo del terrazzo, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., e il Condominio, per l'omessa manutenzione delle parti comuni. L'ordinanza chiarisce che la delibera di esecuzione dei lavori, se non attuata prima dell'azione legale, non esclude la condanna alle spese per il principio di soccombenza virtuale. Di conseguenza, la responsabilità terrazzo per i danni è condivisa.
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Responsabilità da custodia: la prova del danno è cruciale
Una società agricola ha citato in giudizio diversi enti pubblici per i danni causati da un incendio al proprio uliveto, invocando la responsabilità da custodia. La richiesta di risarcimento è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, ai fini del risarcimento, il danneggiato deve fornire la prova rigorosa non solo del nesso causale, ma anche dell'esatto ammontare del danno subito (quantum debeatur). La mancanza di questa prova rende la domanda infondata, anche se la responsabilità dell'ente fosse astrattamente configurabile.
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Responsabilità da custodia e la condotta del ciclista
Un ciclista ha citato in giudizio i proprietari di un terreno per i danni subiti a causa di una caduta provocata da una catena tesa su una strada sterrata. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, attribuendo l'intera responsabilità dell'incidente alla condotta imprudente del ciclista. Secondo i giudici, la catena era sufficientemente visibile e non costituiva un'insidia. La condotta del danneggiato ha interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità da custodia dei proprietari.
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Responsabilità da custodia: caduta su ghiaccio
Una cittadina scivola su un marciapiede ghiacciato e cita in giudizio il Comune. Quest'ultimo chiama in causa la ditta appaltatrice per la pulizia neve. La Corte d'Appello conferma la responsabilità da custodia del Comune e quella contrattuale della ditta, evidenziando che gli obblighi dell'appaltatore non si limitavano a specifici ordini di intervento. Tuttavia, riduce l'importo del risarcimento del danno per un errore di calcolo del Tribunale, senza riconoscere un concorso di colpa della danneggiata.
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