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Resistenza Passiva

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111 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: quando è generico e infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per resistenza. L'imputato sosteneva si trattasse di mera resistenza passiva, ma la Corte ha confermato che la fuga con guida pericolosa per sottrarsi a un controllo di polizia costituisce una condotta attiva e non passiva, ritenendo il motivo del ricorso troppo generico rispetto alla dettagliata ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito.
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Resistenza passiva: quando integra reato? La Cassazione
Un uomo, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ricorre in Cassazione sostenendo di aver opposto solo 'resistenza passiva' a un'assistente sociale e un agente. La Corte dichiara inammissibile il ricorso, confermando che le minacce verbali, anche di morte, costituiscono una condotta attiva che integra il reato, superando i limiti della mera resistenza passiva.
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Resistenza passiva: quando diventa reato per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per essersi opposto con violenza a un controllo di polizia. La difesa sosteneva si trattasse di mera resistenza passiva, ma la Corte ha confermato la valutazione del giudice di merito, che aveva dettagliatamente descritto la condotta violenta tenuta per fuggire. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: guida spericolata
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 12/04/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per essersi sottratto a un controllo di polizia con una guida pericolosa. Il ricorso è stato ritenuto generico, in quanto non contestava specificamente le motivazioni della Corte d'Appello, ma si limitava a riproporre la tesi difensiva della 'resistenza passiva'. La Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che una condotta violenta e minacciosa durante un arresto non può essere qualificata come mera resistenza passiva, ma integra pienamente il reato previsto dall'art. 337 c.p. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità dei fatti e dei precedenti penali del soggetto.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. L'imputato, condannato per condotta violenta, aveva sostenuto si trattasse di mera resistenza passiva. La Corte ha confermato la valutazione del giudice di merito, ritenendo l'impugnazione infondata e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e ripetitivi di quelli già respinti in appello. L'imputato, condannato per resistenza e violenza, non ha contestato efficacemente la sentenza precedente, che aveva escluso la mera resistenza passiva e negato le attenuanti generiche a causa della gravità dei fatti e dei precedenti penali.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga pericolosa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La sua fuga in scooter, caratterizzata da manovre pericolose come la guida contromano e sui marciapiedi, non è stata considerata mera resistenza passiva, ma una condotta idonea a mettere in pericolo l'incolumità altrui, giustificando la condanna e il diniego delle attenuanti generiche.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per la sua condotta di guida durante una fuga dalle forze dell'ordine. L'appello è stato giudicato generico e infondato, poiché non contestava efficacemente la ricostruzione dei fatti della Corte d'Appello, che aveva escluso la tesi della mera resistenza passiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentato riciclaggio e resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno ritenuto i motivi d'appello generici e meramente reiterativi delle difese già respinte, senza un confronto critico con le motivazioni della sentenza di secondo grado. La decisione sottolinea che non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti.
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Resistenza passiva: spingere un agente non lo è
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che spintonare un agente non rientra nella nozione di resistenza passiva, ma costituisce un'azione penalmente rilevante. Il ricorso è stato respinto in quanto mera riproposizione di argomenti già valutati e confutati dalla Corte d'Appello, con una richiesta inammissibile di rivalutazione dei fatti.
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Resistenza passiva: quando spingere è reato – Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza e lesioni a pubblici ufficiali. L'imputato sosteneva che il suo comportamento fosse mera resistenza passiva, ma la Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che l'aver spintonato gli agenti e causato loro lesioni volontarie costituisce una condotta attiva, che esula dalla nozione di resistenza passiva. Il ricorso è stato giudicato un tentativo inammissibile di rivalutare i fatti del processo.
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Inammissibilità ricorso: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno stabilito che i motivi di appello erano troppo generici e non contestavano efficacemente la dettagliata ricostruzione dei fatti della corte inferiore, che aveva qualificato la condotta come resistenza attiva e non meramente passiva. Questa decisione sottolinea l'importanza di presentare ricorsi specifici e argomentati, pena l'inammissibilità ricorso e la condanna alle spese.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga è violenza
Un individuo, condannato per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sua fuga in auto e la successiva colluttazione fossero mera resistenza passiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che una fuga pericolosa in auto integra l'elemento della violenza necessario per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, così come lo sferrare calci e pugni al momento dell'arresto costituisce resistenza attiva.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte chiarisce che per configurare il reato è sufficiente ostacolare l'atto d'ufficio con una condotta violenta, non essendo necessario impedirlo del tutto. Il ricorso è stato respinto perché generico e reiterativo di motivi già disattesi in appello.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44080/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità. Il caso riguardava una donna in stato di ebbrezza che, all'intervento dei carabinieri in un bar, si era divincolata e spintonata per fuggire. La Corte ha ribadito che un tale comportamento, finalizzato a neutralizzare l'azione degli agenti e sottrarsi alla presa, costituisce una forma di violenza e non una mera resistenza passiva, integrando così il reato di resistenza a pubblico ufficiale.
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Resistenza passiva: quando il ricorso è inammissibile
Una persona condannata per resistenza a pubblico ufficiale ricorre in Cassazione sostenendo che la sua condotta fosse mera resistenza passiva. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, specificando che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Il tentativo di fornire una diversa interpretazione delle prove non è un motivo valido per il ricorso di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando la fuga è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che la semplice fuga non è reato, ma lo diventa se accompagnata da manovre di guida pericolose volte a ostacolare l'inseguimento della polizia, in quanto ciò costituisce resistenza attiva e non passiva.
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Resistenza a pubblico ufficiale: anche a bassa velocità
Un conducente, assolto in appello per resistenza e lesioni a un agente, vede la sentenza annullata dalla Cassazione. La Corte chiarisce che anche guidare a bassa velocità ignorando l'ordine di fermarsi costituisce il reato di resistenza a pubblico ufficiale, poiché impedisce attivamente la funzione pubblica. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati dall'imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e guida senza patente. La Corte ha ritenuto che l'appello non contestasse specificamente la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. È stato inoltre confermato che per la recidiva nella guida senza patente, ai fini di escludere la depenalizzazione, non è necessaria la prova documentale della definitività del precedente illecito. La dichiarazione di ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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