LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Resipiscenza — Anno 2022

Pagina 7 di 9

167 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Resipiscenza

Provvedimenti

Circostanze attenuanti generiche: risarcire non basta
Tre imputati, condannati in appello per gravi reati tra cui tentata rapina e associazione a delinquere, hanno proposto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'errato bilanciamento con le aggravanti, nonostante l'offerta di un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche richiede elementi positivi concreti e non può fondarsi solo sul risarcimento, specie in presenza di una spiccata pericolosità sociale, numerosi precedenti penali e totale assenza di reale pentimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Niente circostanze attenuanti generiche per chi ha precedenti
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Per quanto riguarda la prescrizione, i termini non erano decorsi prima della sentenza di appello. In merito alle circostanze attenuanti generiche, i giudici hanno confermato che la presenza di precedenti penali e l'assenza di resipiscenza (pentimento) giustificano pienamente il loro diniego. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e porto abusivo di armi. L'uomo era stato trovato in strada con quindici involucri di cocaina, un coltello e una bomboletta spray urticante non conforme alle norme. I giudici hanno confermato la destinazione allo spaccio della droga, evidenziando che lo scarso reddito del soggetto non giustificava il possesso di tale quantitativo per uso personale. Inoltre, la Cassazione ha negato le attenuanti generiche e quella della lieve entità per le armi, a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato e della sua totale assenza di pentimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: la parola del carabiniere batte i parenti
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Monreale è stato condannato a un anno di reclusione per essersi allontanato senza autorizzazione ed essere stato avvistato a Palermo da un carabiniere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibile la testimonianza del militare, che aveva riconosciuto l'uomo a bordo dell'auto della moglie, reputando invece contraddittorie le dichiarazioni dei testimoni della difesa. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, giustificato dalla gravità dei precedenti penali del ricorrente e dall'assenza di qualsiasi segno di pentimento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Applicazione della recidiva: condanna definitiva per spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di stupefacenti. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, ritenendo la motivazione dei giudici di merito carente. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente. I giudici hanno valorizzato la natura seriale dei reati commessi, la stretta vicinanza temporale tra le quattro condanne precedenti e la totale assenza di resipiscenza dell'imputato, elementi che dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: la confessione batte il silenzio
Il Tribunale di sorveglianza aveva confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto, ritenendo irrilevanti le sue confessioni e la collaborazione con la giustizia poiché valutate solo equivalenti alle aggravanti in sede di condanna. Il detenuto ha proposto ricorso, lamentando la totale omissione della valutazione di tali condotte collaborative come indice di rottura con il clan. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la collaborazione processuale e la confessione sono indici fondamentali per valutare l'effettivo distacco dall'associazione mafiosa. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza e disposto un nuovo esame del caso.
Continua »
Proroga del regime 41-bis: il tempo non cancella il ruolo di capo
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la proroga del regime 41-bis per una detenuta, ritenuta figura di spicco di un clan camorristico. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo il decorso del tempo e l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la proroga del regime 41-bis non richiede la prova di nuovi contatti effettivi, ma una valutazione prognostica sulla persistente capacità di mantenere collegamenti con il clan. Nel caso specifico, il ruolo carismatico della donna, l'operatività del clan e i legami con familiari recentemente scarcerati giustificano la prosecuzione della misura di rigore, non scalfita dal mero decorso del tempo o dalla mancanza di segni di resipiscenza.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate per 15 minuti di ritardo
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato da casa prima dell'orario consentito, venendo sorpreso dalle forze dell'ordine. Condannato a due anni di reclusione, ha proposto ricorso lamentando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per negare le circostanze attenuanti generiche è sufficiente che il giudice individui anche un solo elemento negativo prevalente, come i numerosi precedenti penali del soggetto e la totale assenza di pentimento. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuanti generiche negate al sorvegliato fuori orario
Un uomo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e divieto di uscire dopo le 20:00, è stato sorpreso fuori casa alle 21:53. Condannato in sede di merito, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pena base era già al minimo edittale e che il diniego delle attenuanti generiche era ampiamente giustificato dai numerosi precedenti penali del soggetto e dalla totale assenza di pentimento. La Cassazione ha ribadito che, per negare tali benefici, il giudice può valorizzare anche un solo elemento negativo della personalità del reo, senza dover confutare ogni singola tesi difensiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate anche se c’è confessione
Due donne sono state condannate per furto in abitazione ai danni di persone anziane, di cui carpivano la fiducia. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che la loro confessione avrebbe dovuto garantire lo sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la confessione non comporta l'automatico riconoscimento del beneficio, specialmente se mossa da intenti utilitaristici e resa a fronte di prove schiaccianti. La gravità del reato, commesso ai danni di soggetti deboli, e i precedenti penali delle ricorrenti giustificano pienamente il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Le ricorrenti sono state condannate anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: la confessione non basta
L'Imputato, insieme a due complici, ha spaccato la vetrata di un supermercato per compiere un furto. Nonostante la confessione, i giudici di merito gli hanno negato le circostanze attenuanti generiche a causa dei suoi numerosi precedenti penali e della gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la confessione non dà diritto automatico alle circostanze attenuanti generiche, specialmente se l'ammissione di colpevolezza è dettata da scopi utilitaristici e non da un reale pentimento, soprattutto quando le prove (come i video di sorveglianza) sono già schiaccianti. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo che vieta i ricorsi successivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati in secondo grado. Il primo ricorrente aveva concordato la pena in appello tramite lo strumento del concordato in appello, ma ha successivamente proposto ricorso lamentando l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare la misura della sanzione in sede di legittimità. Gli altri due ricorrenti hanno contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma i loro motivi sono stati ritenuti generici e privi di specificità, non avendo confutato le motivazioni dei giudici di merito basate sulla gravità del reato e sull'assenza di pentimento. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Applicazione della recidiva: quando il passato aumenta la pena
Il caso riguarda un uomo condannato per reati sugli stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a quattro mesi di reclusione e 800 euro di multa, applicando l'aumento per la recidiva in equivalenza con le attenuanti generiche. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando il nuovo reato dimostra una reale e persistente capacità a delinquere del soggetto, non potendo essere presunta solo sulla base dei precedenti. Nel caso specifico, la vicinanza temporale e la gravità della condotta giustificano la decisione del giudice di merito.
Continua »
Attenuanti generiche: la confessione non cancella la flagranza
L Imputato e stato condannato per tentata rapina e lesioni aggravate. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo che la confessione del reo dovesse comportare uno sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la confessione ha una rilevanza solo mediata e non da diritto automatico alle attenuanti generiche se dettata da scopi utilitaristici, come nel caso di arresto in flagranza, anziche da un sincero pentimento. Di conseguenza, la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e stata confermata, con l aggiunta delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuante della collaborazione: sconti negati e calcoli errati
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa, ha impugnato la sentenza d'appello che gli riconosceva l'attenuante della collaborazione ma gli negava le attenuanti generiche con motivazioni contraddittorie. La Corte d'Appello ha infatti sostenuto che l'imputato non fosse realmente pentito perché aveva confessato solo dopo l'arresto, smentendo il primo grado che lo descriveva come collaboratore spontaneo da uomo libero. Inoltre, i giudici di secondo grado hanno ritenuto fondati i motivi sulla pena, ma hanno poi confermato la condanna precedente senza variazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente al calcolo della pena e rinviando il caso per una nuova decisione.
Continua »
Desistenza volontaria: condannato il ladro se l’auto è vuota
Il caso riguarda un uomo condannato per tentato furto all'interno di un'autovettura. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver interrotto l'azione per una scelta spontanea, invocando la desistenza volontaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è alcuna desistenza volontaria se l'interruzione dell'azione criminosa è dovuta semplicemente all'assenza di beni da rubare all'interno del veicolo. Tale circostanza costituisce una causa esterna che impedisce la consumazione del reato, escludendo il carattere spontaneo del recesso. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: nessun super sconto se tardive
L'Imputato, condannato per omicidio e distruzione di cadavere, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti. La difesa sosteneva che la confessione e l'aiuto nel ritrovare il corpo della vittima meritassero una riduzione di pena maggiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile se motivato logicamente. Nel caso specifico, la confessione è stata tardiva e l'indicazione del luogo di sepoltura è avvenuta ben otto anni dopo il delitto, giustificando così il giudizio di semplice equivalenza.
Continua »
Killer pentito: no alle circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia condannato per duplice omicidio di stampo camorristico. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che il suo sincero pentimento e l'allontanamento dal clan dovessero valere come elementi autonomi rispetto alla collaborazione processuale già premiata. La Suprema Corte ha chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la gravità del reato, il ruolo di killer e il pesante curriculum criminale dell'imputato giustificano ampiamente il diniego del beneficio, rendendo legittima la decisione dei giudici d'appello.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: niente sconti senza pentimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale e violazione delle misure di prevenzione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per negare tali attenuanti, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento difensivo, ma può concentrarsi solo su quelli ritenuti decisivi. Nel caso specifico, la personalità negativa del condannato e l'assenza di qualsiasi segno di pentimento o resipiscenza giustificano pienamente il diniego del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
No alle circostanze attenuanti generiche per il contrabbandiere
Un automobilista è stato condannato a due anni di reclusione e 90.000 euro di multa per il contrabbando di circa venti chili di sigarette estere, rinvenute in sacchi neri all'interno di un'auto non sua. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che i giudici di merito non avessero valorizzato la sua incensuratezza e la presenza di un regolare contratto di lavoro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la gravità del fatto e la totale assenza di pentimento prevalgono sullo stato di incensuratezza del reo. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria.
Continua »