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Resipiscenza — Anno 2022

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167 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Resipiscenza

Provvedimenti

Furto per stato di bisogno: la povertà non cancella il reato
L'Imputato ha subito una condanna per furto aggravato dopo aver sottratto trecento euro in contanti. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in furto per stato di bisogno, evidenziando la disoccupazione del soggetto e la sua ammissione al patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la somma di trecento euro non rappresenta un valore tenue. Inoltre, la generica condizione di indigenza o la mancanza di un lavoro non bastano a integrare il grave e urgente bisogno richiesto dalla legge. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ergastolo e circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto
Due esponenti di un clan mafioso, condannati all'ergastolo per omicidio e tentato omicidio premeditati durante una faida, hanno proposto ricorso in Cassazione. Gli imputati lamentavano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che le loro confessioni tardive dimostrassero un sincero pentimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche a causa dell'estrema gravità del fatto, paragonabile a una scena di guerra in piena via pubblica, della caratura criminale dei soggetti e della parzialità delle ammissioni, finalizzate solo a ottenere sconti di pena. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico illecito di rifiuti: il ragioniere non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti. L'indagato sosteneva di aver svolto solo compiti amministrativi esecutivi e chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che l'indagato ricopriva un ruolo insostituibile di organizzatore, occupandosi di falsificare autorizzazioni ambientali e gestire trattative commerciali. La Corte ha stabilito che la gravità dei fatti e il rischio concreto di reiterazione del reato rendono inadeguata qualsiasi misura diversa dal carcere, confermando l'inefficacia del braccialetto elettronico nel prevenire contatti esterni illeciti. L'indagato rimane quindi in carcere.
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Violazione della misura di prevenzione: il litigio non salva
Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale ha violato le prescrizioni recandosi in un altro comune senza autorizzazione. L'uomo ha giustificato l'allontanamento con un improvviso litigio familiare che gli avrebbe causato una forte alterazione emotiva. I giudici di merito hanno ritenuto la versione non credibile, condannandolo a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la condanna per la violazione della misura di prevenzione. La Suprema Corte ha chiarito che lo stato emotivo dovuto a un litigio non giustifica l'inosservanza delle regole e che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se il colpevole non mostra alcun segno di sincero pentimento o resipiscenza. Il ricorrente dovrà anche pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trasferimento fraudolento di valori: stop ai prestanome
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per associazione camorristica ed estorsione. Tra i motivi di ricorso, uno degli imputati contestava la condanna per trasferimento fraudolento di valori, sostenendo di essere solo un prestanome formale. La Suprema Corte ha chiarito che il reato si configura anche quando il reale proprietario gestisce occultamente l'impresa per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di riduzione della pena per il giudizio abbreviato condizionato precedentemente rigettato, precisando che l'ammissione dei testimoni nel dibattimento ordinario non rende automaticamente illegittimo il diniego iniziale del rito speciale. Infine, per un quinto imputato deceduto durante il processo, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio.
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Custodia cautelare ultrasettantenni: età contro gravità mafiosa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato in primo grado per associazione mafiosa e scambio elettorale. L'imputato chiedeva la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari, avendo compiuto settanta anni. La difesa invocava il divieto generale di carcerazione preventiva per gli anziani. Tuttavia, i giudici hanno confermato la legittimità della misura estrema. Nel caso specifico, infatti, la gravità dei fatti e il ruolo di spicco dell'indagato dimostrano la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. La decisione ribadisce che la custodia cautelare ultrasettantenni in carcere resta valida se vi è un concreto e attuale pericolo di collegamento con la criminalità organizzata, non superabile con misure meno afflittive.
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Pericolo di reiterazione del reato e arresti: il tempo non salva
Il Tribunale di Genova disponeva gli arresti domiciliari per due indagati accusati di spaccio di stupefacenti. I difensori impugnavano il provvedimento, sostenendo che il decorso di quattro mesi dall'ultimo fatto escludesse l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo illecito, ma una valutazione complessiva della personalità del soggetto e della continuità del rischio nel tempo. Nel caso specifico, la professionalità della condotta, i contatti frequenti con i clienti e i precedenti penali specifici giustificano pienamente la misura cautelare applicata, nonostante il tempo trascorso dai fatti.
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