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Residenza

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, II comma c.c.). Non bisogna confonderla con la dimora, che, invece, rappresenta il luogo in cui un soggetto si trova occasionalmente, e ha valenza giuridica esclusivamente in assenza della residenza. È possibile avere più di una dimora di fatto, anche se per qualificare un'abitazione come dimora è necessario un minimo di stabilità. Anche se talvolta si parla indifferentemente di residenza e domicilio, dal punto di vista giuridico la residenza, che ha a che fare con l'abitare, è diversa dal domicilio, definito come sede di affari e interessi. La residenza non ha necessariamente a che fare con l'abitazione dichiarata come prima casa. In Italia la residenza può essere riferita ad un solo Comune, ai fini dell'iscrizione alle liste elettorali e di tutti gli altri benefici fiscali e legali cui hanno diritto i residenti di una determinata località. Fuori dall'Italia un cittadino può avere residenza in uno o più Paesi. Se una persona cambia residenza e non lo denuncia al Comune nei modi di legge (art. 44 c.c.) il cambiamento è inopponibile ai terzi di buona fede, ovvero a coloro che non ne sono a conoscenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Multa contestata: la Cassazione conferma la validità notifica sanzioni
Un Cittadino ha contestato una cartella di pagamento per multe stradali, sostenendo l'irregolarità della notifica dei verbali. Il Cittadino affermava di risiedere in un comune diverso da quello dove erano stati notificati i verbali, violando così le norme sulla notifica. Il Tribunale aveva respinto l'opposizione, ritenendo le notifiche valide. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Cittadino. Ha confermato la decisione del Tribunale, che aveva basato la validità della notifica sulla presunta irreperibilità del Cittadino nel comune di residenza dichiarato, dato che era stato cancellato dall'anagrafe poco dopo le notifiche. La Corte ha quindi ritenuto che non fosse conoscibile la reale residenza al momento della notifica, rendendo la notifica presso il domicilio precedente regolare. La validità notifica sanzioni amministrative è stata quindi confermata.
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Falsa dichiarazione di domicilio: la Cassazione conferma il reato
Un Accusato è stato riconosciuto colpevole di reati legati agli stupefacenti e di aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. Il suo ricorso contestava che la falsità riguardasse solo il domicilio, sostenendo che non dovesse configurare il reato di falsa attestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'indicazione del domicilio rientra tra le qualità personali utili all'identificazione. Pertanto, la **falsa dichiarazione di domicilio** costituisce reato. L'Accusato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto europeo: la residenza recente non basta
Un cittadino comunitario, destinatario di un Mandato di arresto europeo emesso dal Paese d'origine per scontare una pena detentiva, si è opposto alla consegna disposta dalla Corte d'Appello. Il Ricercato ha sostenuto di vivere e lavorare stabilmente in Italia, chiedendo di poter scontare la sanzione nel territorio nazionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per rifiutare la consegna ed eseguire la pena in Italia, la legge richiede la prova di una residenza o dimora effettiva e continuativa sul territorio italiano da almeno cinque anni. La documentazione prodotta attestava soltanto pochi mesi di permanenza. Di conseguenza, la Corte ha confermato la consegna ed ha condannato il cittadino al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria.
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Rimborso imposte sisma: conta la residenza, non dove si lavora
Un lavoratore dipendente ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al 90% delle tasse versate tra il 1990 e il 1992, beneficiando delle agevolazioni per il terremoto in Sicilia del 1990. Il lavoratore risiedeva fuori dal territorio colpito, denominato cratere sismico, ma lavorava per un'azienda situata all'interno di esso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il domicilio fiscale o la sede di lavoro non possono essere equiparati alla residenza per i lavoratori dipendenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato definitivamente la domanda di rimborso del contribuente, condannandolo anche al pagamento delle spese legali.
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Aggravamento del rischio: casa occupata batte cambio residenza
Un'Azienda assicurativa nega il risarcimento per un furto, sostenendo un aggravamento del rischio perché l'Assicurata aveva cambiato residenza anagrafica. La Cassazione ha però dato ragione all'Assicurata. Anche se la residenza formale era cambiata, la sua famiglia continuava a vivere nell'immobile, che quindi non era mai rimasto disabitato. Il semplice cambio anagrafico non costituisce automaticamente un aggravamento del rischio se la casa rimane occupata. L'Azienda non ha provato l'abbandono dell'immobile e quindi è tenuta a pagare l'indennizzo.
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Agevolazioni prima casa e separazione dei beni
La Corte di Cassazione ha stabilito che le agevolazioni prima casa decadono per il coniuge in regime di separazione dei beni che non trasferisce la residenza entro 18 mesi. A differenza della comunione legale, dove la residenza di un solo coniuge può bastare per l'intero nucleo, nella separazione dei beni l'acquisto mantiene una natura individuale. Il concetto di residenza della famiglia non può essere esteso automaticamente per sanare l'inadempimento soggettivo di un acquirente che ha scelto un regime patrimoniale non comunitario.
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IMU abitazione principale: esenzione coniugi distanti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune che negava l'agevolazione IMU abitazione principale a un contribuente poiché il coniuge risiedeva in un altro territorio. In linea con la sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, i giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta se il possessore dell'immobile vi dimora abitualmente e vi risiede anagraficamente, indipendentemente dalla residenza del resto del nucleo familiare. La decisione conferma che il requisito della residenza comune della famiglia è costituzionalmente illegittimo.
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Agevolazione prima casa: residenza e termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agevolazione prima casa non spetta automaticamente con la sola presentazione della domanda di cambio residenza. Se il trasferimento non si perfeziona entro 18 mesi per colpa del contribuente o a causa di un diniego amministrativo, il beneficio fiscale viene revocato. La decisione sottolinea che il contribuente deve dimostrare che il mancato completamento della pratica non sia a lui imputabile per evitare la decadenza dalle agevolazioni IVA e registro.
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Conflitto di competenza: residenza e multe estere
La Corte di Cassazione ha risolto un **conflitto di competenza** tra le Corti di Appello di Palermo e Bologna in merito al riconoscimento di una sanzione pecuniaria stradale irrogata dall'autorità olandese. Inizialmente, la Corte di Bologna aveva declinato la competenza ritenendo la condannata residente in Sicilia. Tuttavia, accertamenti anagrafici hanno dimostrato la residenza stabile della donna a Rimini. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale è radicata nel luogo di residenza effettiva al momento della trasmissione del provvedimento, dichiarando la competenza della Corte di Appello di Bologna.
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Competenza territoriale: conversione pene pecuniarie
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza territoriale riguardante la conversione di una pena pecuniaria in lavoro sostitutivo. Il caso vedeva contrapposti due uffici di sorveglianza: uno del luogo di detenzione passata e l'altro del luogo di residenza del condannato. La Corte ha stabilito che, per i soggetti in stato di libertà al momento della richiesta, il criterio prevalente per determinare la competenza territoriale è quello della residenza anagrafica del condannato, escludendo l'applicazione automatica del criterio del luogo di detenzione se quest'ultima è cessata.
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Competenza territoriale: dove citare l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente chiarendo i criteri di competenza territoriale nelle liti previdenziali. Se la controversia riguarda obblighi contributivi legati a dipendenti (modelli DM10), la competenza spetta al tribunale della sede dell'ente previdenziale e non a quello della residenza del datore di lavoro. La decisione ribadisce la distinzione tra lavoratori autonomi e datori di lavoro ai fini dell'individuazione del foro corretto.
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Reddito di cittadinanza: stop ai 10 anni di residenza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un cittadino straniero per aver dichiarato falsamente il requisito della residenza decennale al fine di ottenere il Reddito di cittadinanza. Nonostante l'imputato risiedesse in Italia da soli sei anni al momento della domanda, la Suprema Corte ha applicato i recenti orientamenti della Corte di Giustizia UE e della Corte Costituzionale (sentenza n. 31/2025). Tali organi hanno dichiarato illegittimo il requisito dei dieci anni di residenza, riducendolo a cinque. Poiché l'interessato possedeva il requisito quinquennale, la condotta non integra più il reato contestato.
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Esterovestizione: come si prova la residenza fiscale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che escludeva l'esterovestizione di una società con sede legale a San Marino. I giudici di merito avevano erroneamente considerato sufficiente la presenza formale della sede estera e della contabilità in loco. La Suprema Corte ha invece stabilito che la residenza fiscale dipende dalla sede dell'amministrazione effettiva e dal luogo di svolgimento dell'attività principale. Gli elementi indiziari forniti dal Fisco devono essere valutati in modo unitario e non atomistico per dimostrare la fittizietà della localizzazione estera.
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Domicilio dell’agente: per la Cassazione fa fede la residenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le controversie di lavoro parasubordinato come quelle degli agenti di commercio, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo di residenza del lavoratore. Questa si presume coincidere con il domicilio, ovvero il centro principale degli affari e interessi. Nel caso specifico, nonostante l'agente operasse in tutto il Nord Italia e si recasse presso la sede aziendale, la Corte ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per superare la presunzione di coincidenza tra domicilio e residenza, confermando la competenza del tribunale del luogo in cui l'agente risiedeva.
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