Un cittadino viene condannato in assenza per il reato di evasione. Gli atti di indagine erano stati notificati presso la casa del fratello, da cui l'uomo si era già allontanato da oltre un anno, mentre la citazione a giudizio era stata consegnata solo al difensore d'ufficio. Ignorando l'esistenza della causa, l'uomo richiede la rescissione del giudicato. La Corte d'appello respinge la richiesta basandosi sulla sola regolarità formale delle notifiche. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la forma non basta, serve la prova di una conoscenza reale ed effettiva delle accuse e della data del dibattimento. Con questa motivazione, la Suprema Corte accoglie il ricorso, concede la rescissione del giudicato, revoca la condanna irrevocabile e dispone la trasmissione degli atti per un nuovo processo.
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