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Res Derelictae

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Cose abbandonate dal proprietario con l'intenzione di disfarsene definitivamente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto di cose abbandonate: l’infisso montato costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato di un infisso e materiale edile da un edificio comunale. L'imputato sosteneva l'assenza di dolo, ritenendo i beni "res derelictae". La Suprema Corte ha chiarito che non si configura il furto di cose abbandonate se l'infisso è regolarmente montato, poiché lo stato del luogo non manifesta la chiara volontà del proprietario di disfarsene. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ribadendo che la confessione non basta in assenza di altri elementi positivi e che lo stato di indigenza era già stato valutato per quantificare la pena. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Furto in garage: condanna confermata anche per il palo
Due soggetti sono stati condannati per il reato di furto in garage. Uno dei due ha agito come autista e vedetta, facilitando l'azione del complice. La difesa ha sostenuto che i beni sottratti fossero cose abbandonate e ha contestato la qualificazione giuridica del fatto, richiedendo inoltre le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la responsabilità penale a titolo di concorso, rilevando che l'introduzione in un garage privato configura pienamente il reato e che la tesi dell'abbandono dei beni era del tutto infondata. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custode vende beni altrui: è Furto aggravato e non sgombero
Il Comodatario di un magazzino si è impossessato di beni lasciati in custodia dal Proprietario, rivendendoli in un mercatino dell'usato. L'imputato si è difeso sostenendo che i beni fossero abbandonati a seguito di un allagamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato. I giudici hanno rilevato che l'uomo possedeva il numero di telefono del proprietario ma non lo ha mai contattato, né ha attivato procedure formali di restituzione. Inoltre, per prelevare la merce, ha forzato un lucchetto, configurando l'aggravante della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità penale e la condanna al risarcimento dei danni.
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Furto aggravato: il lucchetto rotto cancella l’ipotesi di abbandono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente, confermando la condanna per il reato di furto aggravato di quadri elettrici all'interno di un deposito comunale. Il Ricorrente sosteneva che i beni fossero cose abbandonate e contestava l'aggravante della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di una sbarra con un lucchetto forzato esclude l'abbandono dei beni e configura pienamente la violenza sulle cose. Inoltre, i giudici hanno confermato il diniego delle attenuanti generiche, in quanto la confessione è avvenuta solo dopo l'arresto in flagranza, e l'inapplicabilità della particolare tenuità del fatto per i reati con pena superiore a cinque anni. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fabbrica inattiva ma vigilata: scatta la minorata difesa
Tre soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato all'interno di uno stabilimento industriale inattivo. Gli imputati erano giunti di notte a bordo di un furgone, forzando la catena di recinzione. La difesa ha contestato la sussistenza del reato, sostenendo che i beni fossero abbandonati e contestando l'aggravante della minorata difesa legata al tempo di notte. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'aggravante della minorata difesa si configura poiché il furto è avvenuto di notte in un'area isolata e non illuminata, riducendo le possibilità di difesa e vigilanza. Inoltre, la presenza di più aggravanti impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Esposizione alla pubblica fede: esclusa se lasciata per comodità
Un turista nasconde una sacca da bicicletta con effetti personali vicino a una cappella per andare a fare la spesa senza ingombri. La sacca viene sottratta e ritrovata il giorno dopo in possesso de L'Imputato. I giudici di merito condannano quest'ultimo per furto, applicando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa ed elimina l'aggravante. I giudici chiariscono che lasciare un bene incustodito per fare comodamente la spesa non costituisce una necessità impellente, ma una mera comodità. Di conseguenza, non si configura l'esposizione alla pubblica fede. La sentenza viene annullata limitatamente all'aggravante, con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare la pena al ribasso.
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Tentato furto: quando i beni non sono abbandonati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per tentato furto pluriaggravato. L'imputato sosteneva che i beni oggetto della condotta fossero in stato di abbandono, rendendo l'azione inoffensiva. La Suprema Corte ha invece confermato che i beni situati in un'azienda sequestrata non possono considerarsi res derelictae, poiché restano nella disponibilità vincolata del titolare. Sono stati inoltre respinti i motivi relativi al diniego delle attenuanti generiche e alla recidiva, quest'ultima contestata tardivamente solo in sede di legittimità.
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Giudizio abbreviato: i termini per la richiesta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di due individui, dichiarando inammissibili i ricorsi per genericità e tardività. Il fulcro della decisione riguarda il rigetto della richiesta di **giudizio abbreviato**, presentata oltre i termini previsti dopo l'apertura del dibattimento. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di riti alternativi deve avvenire in fase predibattimentale e che il mutamento fisico del giudice non riapre i termini. Inoltre, è stata confermata la natura di furto consumato, poiché i beni sottratti da un'area aziendale recintata non erano abbandonati e l'azione non è stata monitorata costantemente dalle forze dell'ordine.
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Ricettazione auto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione auto. L'imputato sosteneva di aver trovato il veicolo come un rottame abbandonato, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso una mera ripetizione di argomentazioni già respinte, confermando la valutazione dei giudici di merito sull'implausibilità della versione e sulla sussistenza del dolo. La sentenza affronta anche l'incompatibilità tra l'attenuante del danno tenue e la forma lieve di ricettazione.
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