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Res Derelicta

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'cosa abbandonata'. Si riferisce a un bene di cui il proprietario si è disfatto con l'intenzione di rinunciare alla sua proprietà, rendendolo non più oggetto di furto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto pluriaggravato: Materiale dismesso è abbandonato o rubato?
Due individui sono stati condannati per furto pluriaggravato dopo aver asportato materiale ferroso da una stazione di servizio dismessa. Hanno sostenuto che il materiale fosse "res derelicta" (cosa abbandonata) e che il furto fosse solo tentato, non consumato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il materiale di una struttura dismessa, se conserva valore e non è facilmente smantellabile, non è "res derelicta". Il furto pluriaggravato si considera consumato se una parte della refurtiva è già stata caricata sul veicolo, anche se l'asportazione non è del tutto terminata.
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Abbandono di animali e danni: la Cassazione conferma la condanna
Due persone, un amministratore e un socio di un'azienda, sono state condannate per aver ripetutamente lasciato bovini liberi di pascolare su terreni altrui, causando "Abbandono di animali e danni" a coltivazioni e muretti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il reato si configura anche con dolo eventuale, cioè quando si accetta il rischio che gli animali causino danni. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto e Res Derelicta: L’Inammissibilità del Ricorso Penale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da un individuo condannato per furto. L'uomo aveva sottratto beni da un ex magazzino ferroviario, sostenendo fossero 'res derelicta' (cose abbandonate). La Suprema Corte ha respinto il ricorso perché le contestazioni riguardavano questioni di fatto già esaminate e decise dai giudici precedenti, non questioni di diritto. Questo tipo di doglianze non è ammesso in Cassazione. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto di rame in discarica: il rifiuto non è cosa abbandonata
Un uomo si è impossessato di cinquanta chilogrammi di cavi metallici depositati all'interno di un'area ecologica destinata allo stoccaggio dei rifiuti. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità dell'imputato per furto di rame, dichiarando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo ha proposto ricorso, sostenendo che il materiale fosse abbandonato e invocando lo stato di indigenza economica. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i beni depositati in un centro di raccolta non sono privi di proprietario e che la povertà non integra lo stato di necessità. Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio.
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Reato di furto aggravato: tubi di valore su terreno
L'Imputato ha sottratto quattro condotti ondulati in acciaio del valore di cinquantamila euro, situati ordinatamente all'interno di un terreno privato non recintato. La difesa ha sostenuto che il materiale costituisse cosa abbandonata e quindi liberamente prelevabile. I giudici di merito hanno respinto la tesi difensiva, condannando l'uomo per il reato di furto aggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando integralmente la condanna e comminando le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende. Per la Suprema Corte, affinché un bene sia considerato abbandonato, deve emergere con certezza la chiara volontà del proprietario di disfarsene. L'elevato valore economico dei beni e la loro ordinata collocazione su un fondo curato escludono qualsiasi presunzione di dismissione.
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Furto con violenza sulle cose: lo smontaggio evita l’abbandono
Due individui hanno asportato alcuni beni installati nel sottotetto di un edificio, smontandoli dalla loro sede originale. I giudici di merito li hanno condannati per il reato di furto aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo due tesi difensive. Il primo accusato ha affermato che i beni erano abbandonati, escludendo il reato. Il secondo accusato ha contestato l'aggravante della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che i beni non presentavano alcuna caratteristica di abbandono. Inoltre, l'azione di smontare i beni fissati all'immobile configura appieno il reato di furto con violenza sulle cose. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto di scarti aziendali: condanna anche se senza valore
Un dipendente di una struttura sanitaria è stato condannato per il furto di scarti aziendali alimentari, prelevati senza autorizzazione dai frigoriferi dell'ente. La difesa ha sostenuto che si trattasse di beni abbandonati destinati al macero e privi di valore economico, configurando al massimo un uso personale privo di rilevanza penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando che anche i beni di scarto non sono considerati cose abbandonate se l'azienda stabilisce regole precise sulla loro gestione e sul divieto di asporto. Inoltre, l'ingiusto profitto sussiste anche quando l'utilità ricavata è puramente personale o morale. L'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la possibilità di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. Il dipendente deve quindi pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in cantiere: dalla refurtiva alla condanna
Un individuo si è introdotto in un cantiere temporaneamente inattivo e ha staccato un serbatoio collegato a un prefabbricato, caricandolo sul proprio automezzo per allontanarsi. Intercettato a breve distanza dalle forze dell'ordine, l'uomo è stato tratto a giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato, rigettando la tesi difensiva del semplice tentativo o dell'abbandono della cosa. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nell'istante in cui l'agente consegue l'autonoma disponibilità della refurtiva, anche per breve tempo. Inoltre, la presenza dell'oggetto in un cantiere privo di custodia continua integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Tentato furto aggravato: il tronco d’ulivo non ” abbandonato
Due persone sono state condannate per tentato furto aggravato per aver cercato di prelevare un tronco di ulivo da un fondo privato. La difesa sosteneva che il legno fosse stato abbandonato dal proprietario del terreno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che non vi era alcun elemento per ritenere il bene abbandonato. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: l’auto in sosta non è abbandonata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentato furto aggravato ai danni di un uomo che aveva cercato di rubare un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. La difesa sosteneva che il veicolo, appartenente a una persona deceduta e in pessime condizioni di manutenzione, fosse ormai una cosa abbandonata (res derelicta). I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo che per i beni mobili registrati, come le automobili, l'abbandono richiede una chiara e inequivocabile volontà del proprietario di spogliarsi del bene. La semplice sosta prolungata o lo stato di incuria non bastano a escludere l'altruità del veicolo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la colpevolezza dell'imputato.
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Ruota rubata da auto abbandonata: no procedibilità a querela
L'Imputato era stato condannato per il furto di una ruota da un'auto parcheggiata sulla pubblica via. La difesa sosteneva che il veicolo fosse abbandonato, poiché il proprietario formale se ne era disfatto cedendolo a un rivenditore irreperibile. La Corte di Cassazione ha rilevato che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato in questione richiede la procedibilità a querela. Non essendo stata presentata alcuna querela da parte della persona offesa (il vecchio proprietario o il nuovo acquirente), la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per mancanza della necessaria condizione di procedibilità.
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Furto di rame: la linea è degradata ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di furto di rame, in particolare di mille metri di cavi sottratti da una linea telefonica. L'imputato sosteneva che i cavi fossero abbandonati a causa dello stato di degrado del terreno e della fitta vegetazione. I giudici hanno chiarito che la scarsa manutenzione non equivale all'abbandono volontario del bene da parte del proprietario. Inoltre, l'uso di attrezzi per tagliare i cavi dimostrava che la linea era ancora attiva e collegata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità penale dell'imputato e l'applicazione dell'aggravante per il furto ai danni di infrastrutture destinate a servizi pubblici, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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Furto di un cartello: appello inammissibile senza specificità
Un uomo, condannato per il furto di un pannello pubblicitario comunale, ha presentato ricorso in Cassazione dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile. La difesa sosteneva che il pannello fosse un bene abbandonato. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, stabilendo un principio fondamentale sulla **specificità dei motivi di appello**: non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni del primo grado. L'appellante deve criticare in modo puntuale e argomentato le ragioni della sentenza impugnata. In mancanza di questa critica mirata, l'appello è inammissibile e non viene esaminato nel merito. L'imputato ha perso il ricorso.
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Furto aggravato e valore della testimonianza
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di due individui per il reato di furto aggravato, rigettando i ricorsi presentati. La decisione si fonda sulla validità delle dichiarazioni della persona offesa, ritenute idonee a sostenere la condanna se sottoposte a un rigoroso vaglio di credibilità. La Corte ha escluso che i beni sottratti fossero res derelicta e ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sottolineando l'inammissibilità di una rivalutazione delle prove in sede di legittimità in presenza di una doppia conforme di merito.
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Peculato e valore del bene: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un pubblico ufficiale accusato di vari reati, tra cui il peculato per il possesso di bollettari inutilizzati. I giudici hanno stabilito che l'appropriazione di beni privi di valore economico o morale non integra il reato di peculato per mancanza di offensività. È stata invece confermata la condanna per il furto di un'auto, poiché il bene non poteva considerarsi abbandonato. Infine, la Corte ha annullato la condanna per concussione, suggerendo la riqualificazione del fatto in truffa aggravata, poiché la vittima era stata ingannata e non costretta al pagamento.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una condanna per furto aggravato, falsità ideologica e favoreggiamento. La Corte ha chiarito che un ricorso è inammissibile quando gli appellanti chiedono impropriamente una nuova valutazione dei fatti, sollevano questioni non discusse in appello o contestano le decisioni discrezionali del giudice sulla pena senza evidenziare veri errori di diritto.
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Ricorso inammissibile: no a nuova valutazione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due soggetti condannati per la detenzione di uno scooter rubato. La Corte ha stabilito che l'appello non può essere utilizzato per chiedere una nuova e diversa ricostruzione dei fatti, ma deve limitarsi a contestare errori di diritto, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Accesso abusivo: non punibile se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un poliziotto accusato di peculato e di accesso abusivo a sistema informatico. Mentre la condanna per peculato è stata confermata, quella per accesso abusivo è stata annullata. La Corte ha stabilito che non si può essere puniti per un'azione che, al momento in cui è stata commessa, non era considerata reato secondo l'interpretazione consolidata della legge, anche se una successiva evoluzione della giurisprudenza l'ha resa penalmente rilevante. Viene così tutelato il principio di prevedibilità della legge penale.
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Furto in ecopiazzola: quando serve la querela?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore Generale contro una sentenza di non luogo a procedere per un furto in ecopiazzola. Il caso riguardava la sottrazione di un televisore da un centro di raccolta. La Corte ha stabilito che, per procedere d'ufficio, l'accusa avrebbe dovuto qualificare l'ecopiazzola come 'stabilimento pubblico' e, soprattutto, dimostrare che il bene sottratto avesse un valore economico e non fosse un semplice rifiuto (res derelicta). La genericità del ricorso su quest'ultimo punto è stata decisiva.
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Concorso in ricettazione: la presenza non basta
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per una donna accusata di concorso in ricettazione, chiarendo che la sua semplice presenza come passeggera su un autocarro che trasportava rame rubato non è sufficiente a dimostrarne la colpevolezza. Per il conducente, invece, la condanna è stata confermata, poiché non ha fornito una giustificazione credibile sul possesso del materiale illecito, integrando così il dolo del reato.
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