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Remissione Della Querela

120 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto con cui la persona offesa da un reato ritira la propria richiesta di punizione nei confronti del colpevole, portando all'estinzione del reato nei casi in cui esso sia perseguibile solo su iniziativa della vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Truffa aggravata: la remissione di querela non estingue il reato
Un individuo è stato condannato per truffa aggravata, avendo venduto confezioni vuote al posto di telefoni. La vittima ha successivamente ritirato la querela dopo essere stata risarcita. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'estinzione del reato per remissione della querela. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, data la recidiva qualificata dell'imputato, la truffa era procedibile d'ufficio. La remissione della querela non estingue il reato quando la legge prevede la procedibilità d'ufficio, come nel caso della truffa aggravata da recidiva qualificata.
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Percosse: Estinzione del reato per remissione di querela in Cassazione
Due persone erano state condannate per il reato di percosse. Hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato era estinto per remissione della querela da parte della persona offesa. La Corte ha accolto il ricorso, annullando la condanna. Ha stabilito che la remissione della querela, avvenuta prima della scadenza dei termini per il ricorso e della prescrizione, ha effettivamente causato l'estinzione del reato. I querelati sono stati comunque condannati al pagamento delle spese processuali.
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Furto e Remissione di Querela: La Cassazione Annulla la Condanna
Un Lavoratore, condannato per furto semplice, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. La vittima del furto aveva presentato una **remissione di querela** dopo la sentenza d'appello ma prima della scadenza per il ricorso in Cassazione, e il Lavoratore l'aveva accettata. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era ammissibile anche solo per far valere tale remissione, portando all'estinzione del reato. Le spese processuali sono state poste a carico del Lavoratore.
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Condanna annullata per remissione della querela successiva
Un cittadino subisce una condanna dinanzi al Giudice di Pace per il reato di lesioni personali colpose. Subito dopo la pronuncia della sentenza, ma prima della scadenza dei termini per impugnare la decisione, la persona offesa ritira formalmente le accuse tramite il proprio procuratore speciale. Il condannato accetta regolarmente questa decisione davanti alle autorità competenti. La difesa presenta quindi ricorso in Cassazione unicamente per fare accertare la sopravvenuta remissione della querela. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato. Non essendovi accordi contrari tra le parti, i giudici pongono le spese del processo a carico della persona querelata.
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Diffamazione Aggravata: Remissione Querela non si estende senza concorso
Un imputato, condannato per diffamazione aggravata su un social network, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che la remissione della querela, già concessa dalla persona offesa a una coimputata, dovesse estendersi anche a lui. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'effetto estensivo della remissione della querela si applica solo in caso di concorso di persone nello stesso reato. Nel caso specifico, le condotte diffamatorie dell'imputato e della coimputata erano considerate distinte e autonome, non configurando un concorso. Pertanto, la remissione della querela non ha prodotto effetti a favore dell'imputato.
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Ricorso PM inammissibile: l’ingiuria depenalizzata e la carenza di interesse
Il Giudice di Pace aveva dichiarato l'estinzione dei reati di ingiuria, lesione personale e minaccia per remissione della querela. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso, sostenendo che l'imputato dovesse essere assolto per l'ingiuria, in quanto non più reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale. Questo è avvenuto per carenza di interesse, poiché il fatto contestato (ingiuria) non era più previsto come reato dalla legge, rendendo l'appello privo di un valido scopo processuale.
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Errore materiale sentenza penale: il nome sbagliato non ferma la giustizia
La Corte di Cassazione ha corretto un `errore materiale sentenza penale` relativo al nome di un imputato. In precedenza, la Corte aveva annullato una condanna per `delitto di truffa` di 500 euro, a seguito della `remissione della querela` da parte della persona offesa. Il ricorso era stato rigettato per il resto, e gli atti erano stati trasmessi per la rideterminazione della pena per un residuo reato (art. 346-bis c.p.). L'ordinanza attuale ha specificato che il nome corretto del ricorrente è "Eric" e non "Ivan", trattandosi di un mero errore di trascrizione che non influenza la sostanza della decisione o l'identificazione dell'imputato.
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Truffa online: la ritrattazione non salva il venditore
Un venditore pubblica un annuncio sul web per la vendita di pneumatici e cerchi, facendosi pagare in anticipo con bonifico ma senza mai spedire la merce e rendendosi irreperibile. La vittima ritira successivamente la denuncia. Tuttavia, la Corte di Cassazione stabilisce che la truffa online è procedibile d'ufficio quando sussiste l'aggravante della minorata difesa, legata alla distanza geografica che impedisce il controllo del bene e favorisce il venditore. Inoltre, la presenza della recidiva qualificata, considerata aggravante ad effetto speciale, impedisce l'estinzione del processo per remissione della querela. Di conseguenza, la sentenza di proscioglimento viene annullata e la causa rinviata al giudice d'appello per proseguire l'azione penale.
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Truffa aggravata: la remissione della querela non ferma la giustizia
Una Lavoratrice era stata accusata di truffa aggravata, con contestazione di minorata difesa della vittima e recidiva qualificata. Il Tribunale aveva dichiarato il reato estinto per remissione tacita della querela. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, sostenendo che il reato fosse procedibile d'ufficio a causa delle aggravanti contestate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza di aggravanti come la minorata difesa o la recidiva qualificata rende il reato di truffa procedibile d'ufficio, anche dopo le modifiche legislative. Pertanto, la remissione della querela non estingue il reato in questi casi. La sentenza del Tribunale è stata annullata per un nuovo esame, ribadendo l'importanza della **Procedibilità d'ufficio per truffa aggravata**.
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Danneggiamento aggravato: la minaccia lo rende sempre reato
Il Tribunale aveva dichiarato il non luogo a procedere per l'imputato, ritenendo il danneggiamento non più reato e la minaccia estinta per remissione di querela. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo che il danneggiamento aggravato da minaccia, come nel caso di danneggiamento di un'auto mentre si minacciava la vittima, rimane un fatto penalmente rilevante. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il danneggiamento aggravato con violenza o minaccia è sempre reato, anche senza un nesso strumentale diretto. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Danneggiamento perseguibile d’ufficio: quando la querela non basta
Un Giudice di Pace aveva dichiarato estinti per remissione di querela i reati di minaccia, lesioni e danneggiamento con violenza o minaccia a carico di un Imputato. Il Procuratore della Repubblica ha contestato questa decisione, sostenendo che il reato di danneggiamento con violenza o minaccia (Art. 635 c.p.) è un "Danneggiamento perseguibile d'ufficio", non a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza del Giudice di Pace limitatamente al reato di danneggiamento. Ha ribadito che la remissione di querela è inefficace per i reati perseguibili d'ufficio, confermando che il danneggiamento aggravato rientra in questa categoria.
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Remissione della querela: reato estinto e spese a carico della vittima
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni. Ha presentato ricorso contro la sentenza. Durante il processo, la Persona Offesa ha formalmente ritirato la sua querela (remissione della querela). Il Lavoratore ha accettato questo ritiro. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la validità della remissione della querela. Ha quindi dichiarato il reato estinto. Questo ha annullato la condanna penale e anche le decisioni civili sul risarcimento. Le spese processuali sono state poste a carico della Persona Offesa.
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Furto aggravato: la videosorveglianza passiva non esclude il reato
Un Lavoratore ha rubato uno stendibiancheria esposto su un marciapiede davanti a un negozio. L'Azienda aveva un sistema di videosorveglianza. Il Lavoratore ha contestato il furto aggravato, sostenendo che la videosorveglianza escludesse l'esposizione alla pubblica fede e che la remissione della querela dovesse essere considerata. La Corte ha stabilito che la videosorveglianza passiva non esclude il furto aggravato per esposizione alla pubblica fede, poiché non garantisce un intervento immediato. Inoltre, la remissione della querela è irrilevante per i reati procedibili d'ufficio. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Specificità dei motivi di appello: confermata la condanna
L'Imputato veniva condannato in primo grado per furto aggravato dopo aver forzato il lucchetto di un'imbarcazione e sottratto un motore elettrico e materiale da caccia. L'identificazione avveniva tramite le riprese di videosorveglianza e la testimonianza della Persona Offesa. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione per carenza di argomentazioni critiche puntuali. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando tale pronuncia. La Suprema Corte ha confermato il giudizio, ribadendo che la specificità dei motivi di appello richiede un confronto diretto e dettagliato con le motivazioni della sentenza impugnata. Non essendosi l'imputato confrontato con la motivazione del giudice, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannandolo alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni e remissione della querela: cade l’aggravante
L'Imputato rispondeva del reato di lesioni personali aggravate da futili motivi. Il Tribunale di primo grado accertava una guarigione entro venti giorni, fondando la procedibilità d'ufficio esclusivamente sull'aggravante contestata. Nel corso del procedimento interveniva la formale remissione della querela da parte della persona offesa. La Corte d'Appello escludeva l'aggravante dei futili motivi, ma confermava la condanna basandosi sulla prognosi iniziale del pronto soccorso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa. I giudici di legittimità chiariscono che, una volta caduta l'aggravante e in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero sulla durata della malattia, il reato torna procedibile solo a querela di parte. Di conseguenza, la remissione della querela estingue definitivamente l'illecito penale.
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Diffamazione e remissione della querela: condanna annullata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per diffamazione dalla Corte di Appello. Dopo la condanna di secondo grado, la persona offesa ha formalizzato la remissione della querela. L'imputato chiedeva comunque alla Cassazione di valutare la propria piena innocenza e il mancato riconoscimento del diritto di critica. I Supremi Giudici hanno chiarito che l'estinzione del reato conseguente all'accordo tra le parti prevale sulle censure di merito, mancando una prova evidente di immediata innocenza. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio con addebito delle spese all'imputato.
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Furto aggravato di acqua: l’allaccio abusivo è sempre reato
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di acqua potabile, avendo realizzato un allaccio abusivo alla rete idrica. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la circostanza aggravante di "esposizione alla pubblica fede" non sussisteva, poiché le tubature manomesse si trovavano all'interno della sua abitazione. Ha anche contestato l'applicazione di un'altra aggravante non precedentemente contestata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che le manomissioni erano avvenute su parti esterne dell'impianto (contatore e valvola stradale) e che i beni destinati a un servizio pubblico, come l'acqua della rete, sono sempre considerati esposti alla pubblica fede. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Remissione della querela: condanna annullata ma spese a carico
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per un reato perseguibile a querela di parte. Prima della decisione della Cassazione, la persona offesa ha presentato la formale remissione della querela. L'Imputato ha accettato espressamente il ritiro dell'accusa. La Corte di Cassazione ha riscontrato il rispetto dei requisiti di legge e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio. La remissione della querela ha determinato l'estinzione del reato, ponendo comunque a carico dell'Imputato il pagamento delle spese processuali del giudizio.
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Particolare tenuità del fatto: no alla minaccia al medico
Un cittadino è stato condannato alla pena di 500 euro di multa per aver minacciato il medico curante della madre, il quale aveva negato un'esenzione sull'acquisto di medicinali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione invocando la particolare tenuità del fatto, evidenziando di aver chiesto scusa e offerto un risarcimento di 2.000 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'opposizione della persona offesa alla definizione del processo per tenuità del fatto può essere anche implicita, come quando il medico dichiara di non voler rimettere la querela perché si sente ancora minacciato. Inoltre, l'articolo 131-bis del codice penale non si applica nei reati di competenza del Giudice di Pace. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: minaccia con arma non punibile
Un cittadino affronta un processo penale con l'accusa di minaccia aggravata dall'uso di un'arma. Il Tribunale riconosce l'esistenza dell'illecito, ma assolve l'imputato applicando la particolare tenuità del fatto. Il giudice valorizza il minimo turbamento causato, l'età avanzata del colpevole rispetto alla vittima e la successiva pace tra le parti, testimoniata dal ritiro della querela. La Procura impugna la sentenza in Cassazione, sostenendo che l'impiego dell'arma impedisca l'esclusione della pena. La Suprema Corte respinge il ricorso della pubblica accusa. I giudici supremi confermano che la particolare tenuità del fatto può applicarsi in concreto anche a reati gravi o aggravati, purché il contesto dimostri una lesione effettiva quasi irrilevante. L'assoluzione dell'imputato resta definitiva.
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