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Remissione Della Querela

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120 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Remissione tacita della querela: l’assenza non evita la condanna
Un cittadino condannato per truffa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'assenza delle vittime in udienza costituisse una remissione tacita della querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la remissione tacita della querela si verifica soltanto se il querelante, regolarmente citato come testimone, non si presenta in aula senza giustificato motivo. Nel caso specifico, il processo si è svolto con rito abbreviato e le persone offese non avevano ricevuto alcuna citazione a testimoniare. L'assenza delle vittime non cancella il reato. Di conseguenza, l'imputato deve scontare la condanna, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende per la presentazione di un ricorso inammissibile.
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Condanna cancellata con la remissione della querela
Un cittadino, precedentemente condannato dalla Corte di Appello per il reato di appropriazione indebita aggravata, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Durante la fase di legittimità, la persona offesa ha presentato la formale remissione della querela, revocando contestualmente la propria costituzione di parte civile. L'imputato ha accettato tale revoca. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto proprio grazie alla remissione della querela. L'imputato ha ottenuto la cancellazione della condanna penale e delle statuizioni civili di risarcimento, venendo unicamente condannato al pagamento delle spese del procedimento.
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Condanna annullata: l’omessa notifica del decreto di citazione
Il Giudice di pace aveva condannato L'Imputata per i reati di minaccia e lesione personale. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa notifica del decreto di citazione a giudizio e la mancata dichiarazione di estinzione del reato per remissione tacita della querela, vista l'assenza della persona offesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che l'omessa notifica del decreto di citazione configura una nullità assoluta e insanabile del giudizio di primo grado e della relativa sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice di pace per la celebrazione di un nuovo e corretto processo.
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Remissione della querela: rifiuto valido anche senza procura
Il Giudice di pace dichiarava estinto il reato di minaccia a carico de L'Imputato per remissione della querela, ritenendo che la sua mancata comparizione in udienza costituisse un'accettazione tacita. Il difensore di fiducia si era opposto alla remissione, ma il giudice considerava l'opposizione inefficace per mancanza di procura speciale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso de L'Imputato, stabilendo che la mancata comparizione non equivale ad accettazione se vi sono elementi contrari, come la dichiarazione del difensore. Inoltre, l'articolo 155 del codice penale richiede la procura speciale per accettare la remissione della querela, ma non per rifiutarla. La sentenza viene annullata con rinvio.
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Remissione della querela: cancella la condanna ma non le spese
Un uomo è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, avendo sottratto le chiavi alla persona offesa. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione della querela, accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha applicato il principio secondo cui la remissione della querela, se ritualmente accettata, estingue il reato anche in pendenza del ricorso per cassazione, prevalendo sulle cause di inammissibilità del ricorso stesso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato, condannando l'imputato al pagamento delle sole spese processuali in mancanza di un accordo diverso tra le parti.
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Remissione della querela: addio condanna e risarcimento
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di appropriazione indebita, con l'obbligo di risarcire i danni alla parte civile. Prima della decisione della Corte di Cassazione, la Persona Offesa ha presentato formale remissione della querela, accettata dall'imputato. Trattandosi di un reato perseguibile a querela di parte, la Suprema Corte ha rilevato l'estinzione del reato. I giudici hanno quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, revocando tutte le statuizioni civili. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle sole spese processuali, in mancanza di accordi diversi tra le parti.
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Sostituzione di persona: il perdono della vittima non ferma il processo
Il Tribunale di Asti aveva dichiarato estinto il reato di sostituzione di persona a seguito della remissione della querela da parte della persona offesa. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, sostenendo l'erroneità della pronuncia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il delitto di sostituzione di persona è un reato procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la volontà della vittima di ritirare la querela non ha alcun valore ai fini dell'estinzione del processo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio alla Corte d'Appello di Torino affinché decida sul merito della responsabilità penale dell'imputato.
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Reato di oltraggio: offese tra la folla e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di oltraggio. L'imputato aveva contestato la gravità del fatto e la percezione delle offese da parte dei passeggeri presenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta. Inoltre, la Cassazione ha stabilito che la remissione della querela, avvenuta dopo la sentenza di appello, è del tutto irrilevante. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento di beni pubblici: processo per il defibrillatore
Il Tribunale di Ancona aveva dichiarato estinto per remissione di querela il reato contestato a un soggetto accusato di aver preso a spallate e fatto cadere un defibrillatore pubblico installato in strada. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, stabilendo che il defibrillatore, pur essendo esposto alla pubblica fede, è un bene destinato a un pubblico servizio e alla tutela della salute. Di conseguenza, il reato configura un danneggiamento di beni pubblici ed è procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante l'eventuale remissione della querela. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale per lo svolgimento del processo.
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Danno pagato e sconto negato: le circostanze attenuanti generiche
Tre imputati sono stati condannati per tentata estorsione aggravata e lesioni personali. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le critiche sulla ricostruzione dei fatti, confermando la responsabilità penale. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici d'appello avevano infatti ignorato l'avvenuto risarcimento del danno e la remissione della querela, motivando il rifiuto solo con una presunta mancanza di pentimento. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente a questo punto, con rinvio per una nuova valutazione della pena.
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Furto in gioielleria: la remissione della querela cancella la pena
L'Imputata era stata condannata per il furto di un rotolo di collane d'oro in una gioielleria, commesso distraendo il negoziante con richieste di informazioni. Successivamente, la riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per questo tipo di reato, trasformandolo da perseguibile d'ufficio a perseguibile solo dietro querela della vittima. Poiché la vittima ha presentato la remissione della querela e l'Imputata non si è opposta, la Corte di Cassazione ha applicato la legge più favorevole. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Rapina pluriaggravata: la condanna resta anche dopo il perdono
Il caso riguarda un uomo condannato per sequestro di persona e rapina pluriaggravata commessi insieme a un complice ai danni di due giovani. I colpevoli avevano costretto le vittime a un lungo viaggio notturno sotto minaccia di armi e finte affiliazioni mafiose, derubandole. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato di sequestro di persona perché le vittime hanno ritirato la querela (remissione), possibilità introdotta dalla recente riforma Cartabia. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna per rapina pluriaggravata. È stato respinto l'argomento dello stato di necessità sollevato dal complice, poiché quest'ultimo aveva partecipato attivamente e inseguito le vittime in fuga. Negata anche l'attenuante del danno lieve, poiché la rapina lede non solo il patrimonio ma anche la libertà e l'integrità morale delle persone.
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Remissione della querela: l’accordo che cancella la condanna
L'Imputato, inizialmente condannato per estorsione e truffa, ha ottenuto in appello la riqualificazione del fatto in tentativo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Successivamente alla sentenza, ma prima della scadenza dei termini per impugnare, la Persona Offesa ha formalizzato la remissione della querela, accettata dall'Imputato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il ricorso è ammissibile anche se presentato al solo fine di far valere l'estinzione del reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna, dichiarando estinto il reato per intervenuta remissione della querela. Le spese processuali sono state poste a carico dell'Imputato, in mancanza di un diverso accordo tra le parti.
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Truffa online e minorata difesa: la Cassazione nega sconti
Una venditrice è stata condannata per il reato di truffa aggravata commesso tramite vendite su internet. La difesa ha sostenuto che la remissione della querela da parte della vittima dovesse estinguere il reato e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la vendita a distanza configura l'aggravante della minorata difesa, poiché l'acquirente non può verificare di persona la merce. Di conseguenza, l'esistenza di questa aggravante impedisce l'estinzione del reato per remissione di querela e preclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La pronuncia consolida il principio per cui la truffa online e minorata difesa sono strettamente collegate, tutelando maggiormente i consumatori digitali.
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Minaccia aggravata: la condanna resta anche se la vittima perdona
Un uomo è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di minaccia aggravata dall'uso di un'arma ai danni della ex compagna. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la vittima avesse ritirato la querela e dichiarato di non essersi sentita intimorita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la minaccia aggravata dall'uso di armi è procedibile d'ufficio, rendendo del tutto irrilevante il ritiro della querela da parte della persona offesa. Inoltre, l'effettivo timore della vittima non incide sulla sussistenza del reato, che si consuma con la sola idoneità della condotta a intimorire. La condanna è stata quindi confermata.
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Ricorso per cassazione tardivo: quando il ritardo costa caro
Una donna, precedentemente assolta per violenza privata grazie alla speciale tenuità del fatto e per minaccia a seguito di remissione della querela, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. La difesa lamentava violazioni procedurali nell'acquisizione delle prove e nel controesame della persona offesa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso senza esaminare i motivi sollevati. La decisione si fonda sulla scadenza dei termini legali per l'impugnazione. Essendo il deposito della sentenza d'appello avvenuto il 5 settembre 2022, il termine di quarantacinque giorni era ampiamente scaduto al momento del deposito del ricorso, avvenuto il 18 novembre 2022. Di conseguenza, la Corte ha sancito l'inammissibilità del ricorso per tardività, configurando un caso di ricorso per cassazione tardivo, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione della querela: cade il furto ma resta la rapina
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato tramite patteggiamento per rapina, lesioni e furto aggravato. Durante il giudizio di legittimità, per effetto della riforma Cartabia, il furto aggravato è diventato procedibile a querela. La vittima ha presentato la remissione della querela, accettata dall'imputato. La Cassazione ha stabilito che la remissione della querela estingue il reato di furto, annullando senza rinvio la sentenza sul punto ed eliminando il relativo aumento di pena di un mese e dieci giorni di reclusione e 67 euro di multa. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi di impugnazione contro il patteggiamento sono strettamente limitati dalla legge.
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Remissione della querela tardiva: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato, condannato per aver falsificato diverse cambiali, riceve una conferma della pena dalla Corte di Appello in sede di rinvio. I giudici considerano la gravità del fatto, i precedenti penali e l'insufficienza di un risarcimento tardivo di quattromila euro. L'Imputato propone ricorso in Cassazione, presentando anche la remissione della querela da parte della vittima. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la remissione della querela è del tutto irrilevante in questa fase, poiché la responsabilità penale dell'uomo era già diventata definitiva (giudicato) a seguito di una precedente decisione. La Cassazione condanna quindi il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carta di pagamento: condanna anche col perdono
Due figli sono stati condannati per l'uso indebito di carta di pagamento appartenente al padre anziano, utilizzata per prelevare senza consenso oltre 13.000 euro. I figli si sono difesi sostenendo che il padre avesse consegnato spontaneamente la carta e hanno presentato una successiva remissione della querela da parte del genitore. La Corte di Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso: il padre aveva inizialmente denunciato il furto contro ignoti, smentendo la consegna volontaria. Inoltre, trattandosi di un reato procedibile d'ufficio, il perdono tardivo della vittima non cancella l'illecito penale. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione tacita della querela: l’assenza in aula non salva
Un passeggero ha aggredito con dei calci un controllore ferroviario che gli aveva chiesto il pagamento maggiorato del biglietto e l'esibizione del documento d'identità. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Tra i motivi di difesa, ha sostenuto che la mancata presentazione della vittima all'udienza equivalesse a una remissione tacita della querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assenza del querelante non costituisce una remissione tacita della querela automatica. Questa ipotesi si verifica solo se la vittima ha ricevuto una citazione specifica come testimone, contenente l'avviso espresso che la mancata comparizione comporta la rinuncia alla querela. Di conseguenza, la condanna dell'imputato è stata confermata.
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