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Relazione

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In filosofia il termine relazione è stato posto per la prima volta da Aristotele ma con significati un po’ diversi nella Metafisica, nei Topici e nelle Categorie. In queste (7, 8, a 33) egli la definisce come "ciò che si comporta in un certo modo verso qualcos’altro". Secondo Simplicio (Ad Cat., 61 b) la relazione è da vedersi come una "disposizione verso qualcosa". Gli Scolastici utilizzarono il termine per avvalorare il rapporto tra l’unità divina e la Trinità, in particolare San Tommaso d’Aquino che difendeva l’assoluta realtà di tale relazione (Summa Th., 1°, q 13, a 7). Duns Scoto riprende il concetto di “disposizione”. La realtà della relazione era invece negata da Guglielmo di Ockham perché moltiplicherebbe gli enti all’infinito (Rasoio di Ockham) . Nei tempi moderni Locke considera le relazioni come "idee complesse" (Saggio sull’intelligenza, II, 12, 17). Wolff ( Logica, § 856) la pensava come "ciò che non concerne una cosa se non rispetto a un'altra". Nell’800 Peirce (Collected Papers, 3416) riprende in parte la definizione aristotelica, poi definita in The Logic of Relatives del 1897 in senso strettamente logico. Categoria:Concetti e principi filosofici

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso: termini e scadenze penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato condannato per lesioni personali aggravate. Il ricorso è stato depositato oltre i termini di legge, non rispettando i quindici giorni previsti dall'art. 544 c.p.p. in assenza di diversa indicazione nel dispositivo. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso delle scadenze processuali per l'accesso ai gradi di giudizio superiori.
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Motivazione apparente: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per il vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava un professionista a cui erano stati contestati costi di ristrutturazione su un immobile del coniuge e fatture ritenute generiche. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la decisione di primo grado limitandosi a un rinvio acritico, senza analizzare i motivi d'appello proposti dal contribuente. La Suprema Corte ha chiarito che la motivazione per relationem è nulla se non esplicita un autonomo processo deliberativo che giustifichi l'adesione alla precedente decisione.
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Improcedibilità ricorso: manca prova notifica sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**Improcedibilità** di un ricorso relativo a una controversia sulle distanze legali tra costruzioni. Il ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata completa della relazione di notificazione, violando l'art. 369 c.p.c. Tale omissione impedisce alla Corte di verificare se il ricorso sia stato presentato entro il termine breve previsto dalla legge. Il vizio è stato rilevato d'ufficio, comportando la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Prescrizione del reato: annullata condanna stradale
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per omissione di soccorso stradale a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Nonostante il ricorrente avesse sollevato diverse eccezioni processuali e di merito, i giudici hanno rilevato d'ufficio che il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso. La decisione sottolinea come la causa estintiva del reato prevalga su eventuali vizi di motivazione o nullità processuali, rendendo superfluo ogni ulteriore esame. Di conseguenza, è stata revocata anche la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida.
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Ente non commerciale: stop a sentenze senza motivi
Un'associazione dedita alla tutela ambientale è stata colpita da avvisi di accertamento che ne disconoscevano la natura di ente non commerciale a causa della gestione di una piscina e servizi benessere. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Corte ha rilevato che il giudice di secondo grado non aveva fornito una motivazione adeguata, limitandosi a una constatazione superficiale dell'attività commerciale senza analizzare il percorso logico-giuridico necessario per la riqualificazione fiscale dell'ente.
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Bancarotta semplice: prova della responsabilità.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di bancarotta semplice a carico di un soggetto che contestava la propria qualifica di amministratore. La decisione si fonda sulla validità delle dichiarazioni rese al curatore fallimentare, considerate utilizzabili anche in assenza degli avvertimenti difensivi. Altri elementi probatori, come la firma di atti notarili e l'apertura di conti correnti, hanno consolidato l'accertamento della responsabilità penale.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il mancato riconoscimento delle **attenuanti generiche**. Il ricorrente sosteneva di aver diritto al beneficio per via di precedenti penali non allarmanti e per la scelta del rito abbreviato. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la presenza di plurimi precedenti e la reiterazione di reati ambientali (violazioni sulla disciplina dei rifiuti) precludono la concessione delle attenuanti. È stata inoltre ribadita la validità della motivazione 'per relationem' in caso di doppia conforme.
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Compenso CTU: quando può essere ridotto?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riduzione del **compenso CTU** operata dal Tribunale nei confronti di un professionista che non aveva completato integralmente l'incarico. Nonostante il deposito di diverse relazioni, l'ausiliario non aveva risposto a un quesito integrativo fondamentale, rendendo necessaria la sua sostituzione. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il giudice della liquidazione non possa dichiarare la nullità della perizia (compito spettante al giudice del merito), egli ha il potere di ridurre l'onorario se l'attività risulta deficitaria o incompleta, pur avendo mantenuto una parziale utilità per il processo.
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Ricettazione di carte di credito e attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di Ricettazione. Il ricorrente contestava la validità della motivazione della sentenza d'appello e il mancato riconoscimento dell'attenuante del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha stabilito che la ricettazione avente ad oggetto carte di credito impedisce, di regola, l'applicazione della particolare tenuità, confermando la legittimità della condanna e la genericità delle doglianze difensive.
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Legittimazione concorrente: Regioni e gestioni USL
Una congregazione religiosa ha agito per ottenere il pagamento di oltre otto milioni di euro a titolo di conguaglio per rette di degenza ospedaliera. La controversia ha riguardato la natura giuridica della gestione liquidatoria di una ex Unità Sanitaria Locale e il suo rapporto con l'ente regionale. La Corte di Cassazione ha confermato il principio della legittimazione concorrente, stabilendo che la gestione liquidatoria non costituisce un soggetto autonomo rispetto alla Regione, ma agisce come suo organo. Di conseguenza, la responsabilità per i debiti pregressi ricade sull'ente regionale, superando ogni distinzione soggettiva formale.
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Imposta di registro: limiti e spese legali
Una società ha impugnato un avviso di liquidazione relativo all'imposta di registro dovuta su un decreto ingiuntivo. La ricorrente lamentava la nullità del giudizio di primo grado e l'insufficienza della motivazione dell'atto impositivo, che richiamava documenti esterni senza allegarli. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi principali, confermando che la motivazione per relationem è valida se l'atto richiamato è già noto al contribuente. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla quantificazione delle spese legali, rilevando che i giudici di merito avevano superato i massimali tariffari e omesso la riduzione del 20% prevista per l'assistenza legale prestata dai funzionari dell'ente.
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Trasferimento d’azienda e custodia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta ad accertare un trasferimento d'azienda tra una società concessionaria di una discarica e il soggetto nominato custode giudiziario della stessa. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. in presenza di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che non si configura un trasferimento d'azienda se il subentrante agisce esclusivamente come ausiliario del giudice per la messa in sicurezza e la conservazione dei luoghi, senza proseguire l'attività economica di gestione rifiuti precedentemente esercitata. La mancanza di continuità nell'esercizio dell'impresa esclude il diritto dei lavoratori al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Correzione errore materiale: cognome errato in sentenza
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza per la correzione di un errore materiale relativo al cognome di un ricorrente, erroneamente trascritto in una precedente sentenza e nel relativo ruolo d'udienza. Accogliendo l'istanza di un altro ufficio giudiziario e la richiesta del Procuratore Generale, la Corte ha disposto la rettifica del nominativo da quello errato a quello corretto, ordinando alla cancelleria di annotare la modifica sugli atti originali. Il caso evidenzia la procedura formale per emendare sviste che non intaccano la sostanza della decisione.
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Ricorso in Cassazione: analisi di un’ordinanza
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza in seguito a un ricorso in Cassazione proposto da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello di Torino. Il provvedimento è stato deciso dopo aver notificato le parti e ascoltato la relazione del consigliere relatore.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: le conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello. Il motivo è la genericità dei motivi a fronte della pericolosità sociale del ricorrente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando che un ricorso in Cassazione inammissibile ha serie conseguenze economiche.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza della Corte d'Appello. La Corte ha ritenuto che la sentenza impugnata fosse ben motivata, confermando la responsabilità del ricorrente. Di conseguenza, il proponente del ricorso è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: cosa succede
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso poiché basato su una ricostruzione alternativa dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'ordinanza analizza l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Viene negato il rimborso delle spese alla parte civile per mancanza di un contributo concreto.
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