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Reiterazione

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176 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sospensione condizionale pena: quando si revoca?
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena a un soggetto che ne aveva già beneficiato due volte in passato. La sentenza chiarisce un principio fondamentale: ai fini del limite massimo di due concessioni, ciò che rileva è l'atto di 'concessione' del beneficio stesso, non il suo effettivo godimento. Pertanto, anche se le precedenti sospensioni sono state in seguito revocate, esse contano comunque nel calcolo, impedendo un'ulteriore concessione.
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Reiterazione contratti a termine: quando scade il tempo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10352/2025, ha stabilito che l'azione per l'abusiva reiterazione di contratti a termine è soggetta a un termine di decadenza e non alla più lunga prescrizione ordinaria. Nel caso esaminato, una lavoratrice del settore forestale ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento perché non ha impugnato l'ultimo contratto entro i termini previsti dalla legge, confermando che la certezza dei rapporti giuridici prevale se non si agisce tempestivamente.
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Reiterazione contratti a termine: decadenza e danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per impugnare l'intera sequenza decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Un lavoratore ha perso il diritto al risarcimento del danno perché non ha impugnato tempestivamente nemmeno l'ultimo rapporto di lavoro, rendendo la sua domanda inammissibile.
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Contratti a termine docenti: Cassazione su abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione, protratta per oltre tre anni in assenza del concorso triennale, costituisce un abuso. Tale condotta, anche se prevista da una legge speciale, viola la normativa europea e dà diritto al risarcimento del danno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato l'abuso, rinviando il caso per una nuova valutazione sul risarcimento dovuto ai docenti.
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Contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione cattolica, per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di un concorso triennale, costituisce un abuso. Tale abuso non dà diritto alla conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario. La Suprema Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'abuso, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Ricorso inammissibile: reiterazione e violazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile basandosi sulla condotta pregressa del ricorrente. La reiterazione di illeciti nel tempo e la violazione di una misura cautelare, come la permanenza domiciliare, sono stati considerati elementi ostativi a una valutazione di minima offensività. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reiterazione dei reati: no alla continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione dell'istituto della continuazione. Secondo la Corte, la costante reiterazione dei reati non configura un singolo disegno criminoso, bensì un programma di vita improntato al crimine, incompatibile con il principio del 'favor rei' sotteso alla continuazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: quando e perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso in Cassazione inammissibile poiché i motivi proposti erano una mera ripetizione di argomenti già valutati dalla Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce che la reiterazione dei motivi e la manifesta infondatezza dell'eccezione di prescrizione, allungata dalla recidiva, portano a tale esito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: inammissibile se è stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, stabilendo che l'istituto del reato continuato non può essere applicato quando la reiterazione dei crimini rappresenta un vero e proprio 'stile di vita'. Secondo i giudici, il reato continuato, basato sul principio del 'favor rei', presuppone un unico disegno criminoso, mentre una vita improntata al crimine viene sanzionata da istituti diversi e più severi come la recidiva o l'abitualità a delinquere.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo irrilevante la collaborazione dell'imputato (indicare il nascondiglio della droga durante una perquisizione già in atto) e valorizzando la gravità del fatto, la quantità dello stupefacente e i numerosi precedenti penali specifici.
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Contratti a termine: calcolo del limite di 36 mesi
Un musicista, assunto con una serie di contratti a termine dal 1997, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della durata complessiva, devono essere considerati anche i rapporti di lavoro precedenti all'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha confermato la condanna dell'ente teatrale al risarcimento del danno, riaffermando il principio della lotta all'abuso dei contratti a termine anche nel settore pubblico e artistico.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso Cassazione presentato da due imputati condannati per tentato furto. L'ordinanza sottolinea come i motivi del ricorso fossero generici e una mera reiterazione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza muovere critiche specifiche alla sentenza impugnata. In particolare, sono state respinte le doglianze sulla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del furto per bisogno.
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Supplenze reiterate: Cassazione inverte onere della prova
Un docente ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per l'abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, sostenendo che il docente non avesse provato che le supplenze si riferissero sempre alla medesima cattedra. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di supplenze reiterate per un periodo superiore a 36 mesi presso lo stesso istituto e per la stessa classe di concorso, l'abuso si presume. Di conseguenza, l'onere della prova si inverte e spetta all'amministrazione scolastica dimostrare il carattere genuinamente provvisorio delle esigenze che hanno giustificato i contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la successione abusiva di contratti a termine con enti pubblici. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per proporre l'azione legale decorre dalla fine dell'ultimo contratto, non da ciascuno di essi. Nonostante questa precisazione, il ricorso della lavoratrice è stato respinto perché il termine era comunque scaduto. La sentenza rafforza il principio che la decadenza contratti a termine si applica anche in caso di superamento della durata massima complessiva del rapporto di lavoro.
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Abuso contratti a termine: no sanatoria da assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori pubblici a seguito di un prolungato abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, avvenuta tramite una procedura concorsuale autonoma, non costituisce una sanatoria per l'illegittimità pregressa. Il ricorso della Pubblica Amministrazione, che mirava a un riesame dei fatti, è stato dichiarato inammissibile, consolidando il principio secondo cui la stabilizzazione non cancella il danno derivante dall'abuso contratti a termine.
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Prescrizione Danno Contratti a Termine: La Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione danno contratti a termine nel pubblico impiego. In un caso di abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato, il termine decennale di prescrizione per richiedere il risarcimento del danno non decorre da ogni singolo contratto, ma dall'ultimo rapporto di lavoro. Di conseguenza, tutti i contratti della serie, anche quelli stipulati oltre dieci anni prima, devono essere considerati per la quantificazione del danno subito dal lavoratore.
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