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Reinternalizzazione

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il processo mediante il quale una Pubblica Amministrazione riprende la gestione diretta di un servizio che era stato precedentemente affidato a un operatore esterno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausola sociale cambio appalto: assunzione stabile obbligatoria
Quattro lavoratrici impiegate nei servizi di pulizia hanno contestato l'assunzione a termine imposta dalla società committente. L'azienda aveva reinternalizzato il servizio dopo aver revocato il subappalto, rifiutando di mantenere i preesistenti contratti a tempo indeterminato. Le dipendenti hanno fatto valere la clausola sociale cambio appalto prevista dal CCNL Multiservizi, chiedendo la riammissione stabile e le differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sancendo che l'obbligo di riassunzione a tempo indeterminato scatta anche in caso di gestione diretta dell'attività, purché il servizio prosegua senza modifiche sostanziali. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Reinternalizzazione servizi: no al trasferimento di ramo d’azienda
Un gruppo di dipendenti di una società di servizi ha chiesto il riconoscimento del passaggio alle dipendenze di una grande azienda di telecomunicazioni. Nel 2000, quest'ultima aveva ceduto il servizio di amministrazione del personale, ma nel 2017 ha deciso di reinternalizzare alcune attività di payroll, senza però acquisire beni o personale. I lavoratori sostenevano che tale operazione costituisse una retrocessione, configurando un trasferimento di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che la semplice riassunzione di servizi, senza il passaggio di un complesso organizzato di beni e persone dotato di preesistente autonomia funzionale, non costituisce un trasferimento di ramo d'azienda, bensì una mera rimodulazione del contratto di appalto. Di conseguenza, i dipendenti rimangono alle dipendenze della società esterna.
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Riqualificazione del rapporto di lavoro: da autonome a dipendenti
Quattro lavoratrici, formalmente assunte con contratti di collaborazione da un'azienda speciale comunale, hanno ottenuto la riqualificazione del rapporto di lavoro in senso subordinato. Il Tribunale ha accertato che le lavoratrici svolgevano mansioni con orari fissi, direttive e retribuzione oraria. Successivamente, l'Ente Pubblico ha reinternalizzato il servizio, deliberando di assumersi tutti i debiti, anche futuri o non quantificati, dell'azienda speciale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilita dell'Ente Pubblico per il pagamento delle differenze retributive. La Corte ha stabilito che l'accollo dei debiti era valido e consapevole, data la stretta vigilanza dell'ente sull'azienda. Inoltre, ha confermato la spettanza sia della rivalutazione monetaria che degli interessi, poiche il debito originario faceva capo a un ente economico privato e non a una pubblica amministrazione in senso stretto. Le lavoratrici hanno quindi vinto definitivamente la causa.
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Rientro del personale: quando la PA non è obbligata
Un ente pubblico aveva esternalizzato un servizio a un consorzio privato, con una clausola contrattuale che prevedeva il 'rientro del personale' presso l'ente in caso di cessazione dell'accordo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2484/2024, ha stabilito che tale clausola è nulla se non si verifica un effettivo trasferimento di attività o servizio (reinternalizzazione). Un semplice accordo contrattuale non può obbligare la Pubblica Amministrazione ad assumere personale, poiché l'assunzione nel settore pubblico è vincolata a rigide norme di legge.
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Lavoratore socialmente utile: no assunzione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impiego come lavoratore socialmente utile non conferisce il diritto a un'assunzione a tempo indeterminato presso la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo un periodo come LSU e un'assunzione in una società partecipata poi disciolta, chiedeva la stabilizzazione presso il Comune. La Corte ha ribadito che l'accesso al pubblico impiego richiede un concorso, escludendo qualsiasi automatismo e confermando la natura assistenziale, e non di lavoro subordinato, dell'impiego come lavoratore socialmente utile.
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