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Reingresso Non Autorizzato

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il ritorno del cittadino straniero espulso nel territorio nazionale prima del termine stabilito, senza la speciale autorizzazione ministeriale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reingresso illegale dello straniero tra divieti e legami familiari
Un cittadino straniero, già destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale, è rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell'Interno. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero. La difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata ammissione di prove testimoniali sulla convivenza con il figlio italiano e chiedendo la disapplicazione dell'espulsione originaria. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso. Il giudice penale non può disapplicare il decreto di espulsione poiché esso ha già esaurito i suoi effetti con l'allontanamento originario. La Suprema Corte ha confermato la condanna e la nuova espulsione come sanzione accessoria obbligatoria.
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Reingresso non autorizzato: il matrimonio non cancella il reato
Lo Straniero, già espulso dall'Italia, compiva un reingresso non autorizzato nel territorio nazionale. Per giustificare la condotta, invocava il matrimonio contratto con una persona residente in Italia, sostenendo il proprio diritto al ricongiungimento familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dello Straniero. I giudici hanno chiarito che il matrimonio non cancella il reato di reingresso non autorizzato. Per esercitare legittimamente il diritto al ricongiungimento, il soggetto espulso deve prima richiedere e ottenere una specifica autorizzazione dalle autorità italiane. Di conseguenza, lo Straniero è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reingresso non autorizzato: condanna valida pur con atto viziato
Lo Straniero, precedentemente espulso dall'Italia, è rientrato nel territorio nazionale senza la necessaria autorizzazione. Condannato nei gradi precedenti per il reato di reingresso non autorizzato, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata disapplicazione del decreto di espulsione prefettizio originario, ritenendolo illegittimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di reingresso non autorizzato dello straniero espulso, il giudice penale non può disapplicare il decreto di espulsione anche se illegittimo. Tale provvedimento ha infatti esaurito i suoi effetti con l'avvenuto allontanamento e non costituisce un presupposto del reato. Di conseguenza, la condanna a sei mesi di reclusione è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reingresso illegale dello straniero: la buona fede non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio dello Stato. L'uomo era stato espulso come misura alternativa alla detenzione, ma era rientrato in Italia prima del decorso del termine di dieci anni senza la necessaria autorizzazione. L'imputato ha invocato la buona fede, sostenendo di ritenere non più efficace il provvedimento di espulsione sulla base di un vecchio documento del 2013. I giudici hanno respinto la tesi, confermando che il divieto di reingresso mantiene piena validità per dieci anni dall'esecuzione dell'espulsione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reingresso non autorizzato: il matrimonio non basta
Uno straniero, precedentemente espulso, ha fatto ricorso in Cassazione dopo essere rientrato illegalmente in Italia, sostenendo che il suo recente matrimonio con una cittadina comunitaria giustificasse l'azione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il reingresso non autorizzato costituisce reato anche in presenza di un legame coniugale. Per il ricongiungimento familiare è necessaria un'autorizzazione preventiva. È stata inoltre confermata la decisione di negare la messa alla prova, a causa di un giudizio prognostico negativo basato sui precedenti dell'individuo.
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