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Reingresso Illegale

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso dallo straniero che, dopo essere stato espulso con accompagnamento alla frontiera, rientra nel territorio dello Stato senza una speciale autorizzazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reingresso illegale: l’ordine di carcerazione non scusa il reato
Un cittadino straniero è stato condannato a un anno di reclusione per il reato di reingresso illegale nel territorio dello Stato dopo un precedente provvedimento di espulsione. La difesa sosteneva che la concomitanza di un ordine di carcerazione dovesse fungere da causa di giustificazione o sollevare dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. La Corte di Appello ha ribaltato l'assoluzione di primo grado, rilevando la piena sussistenza della responsabilità penale materiale e psicologica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reingresso illegale: il permesso negato non cancella il reato
Un cittadino straniero, condannato a otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale nel territorio dello Stato dopo l'espulsione, ha impugnato la decisione sostenendo lo stato di necessità. La difesa ha giustificato la violazione con il solo intento di regolarizzare la propria posizione e ottenere un permesso di soggiorno. I giudici di merito hanno respinto la tesi difensiva, escludendo che il desiderio burocratico di soggiorno costituisca una causa di giustificazione idonea a cancellare il crimine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reingresso illegale: Cassazione conferma condanna per violazione norme
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per reingresso illegale nel territorio italiano dopo un'espulsione. Il ricorrente contestava l'accertamento del reato e la pena inflitta. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, ritenendo logica e coerente la motivazione del giudice d'appello. Quest'ultimo aveva basato la condanna sull'inidoneità del visto a escludere l'antigiuridicità della condotta, sull'assenza di ricongiungimento familiare e sulla pregressa familiarità del condannato con le norme sull'immigrazione clandestina, data una precedente condanna per violazione analoga. Anche la determinazione della pena è stata ritenuta adeguatamente motivata, considerando il breve periodo tra l'espulsione e la nuova condotta illecita e un'ulteriore condanna pregressa.
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Reingresso illegale: l’espulsione non ferma il processo penale
Un cittadino straniero, già espulso dal territorio italiano, è stato condannato per reingresso illegale dopo essere rientrato in Italia. L'individuo ha presentato ricorso, sostenendo che il processo dovesse essere dichiarato improcedibile a causa di una successiva espulsione eseguita dalle autorità francesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la norma sull'improcedibilità invocata si applica solo a specifici reati legati all'espulsione, non al reingresso illegale. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Reingresso illegale: il permesso estero non cancella il divieto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per un cittadino straniero responsabile del reato di reingresso illegale nel territorio dello Stato. L'uomo aveva fatto ritorno in Italia nonostante un precedente divieto di espulsione, giustificando la condotta con la necessità di iscrivere il figlio alla scuola dell'infanzia e la presunta convinzione di poter circolare grazie a un permesso di soggiorno spagnolo. I giudici hanno respinto la tesi dell'errore scusabile. Il ricorrente, infatti, era fuggito durante un precedente controllo di polizia alla frontiera di Ventimiglia, dimostrando la piena consapevolezza della propria situazione di clandestinità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reingresso illegale: condanna confermata dalla Cassazione
Un cittadino straniero ha subito una condanna per il reato di reingresso illegale a seguito di una precedente espulsione dal territorio nazionale. La difesa ha invocato l'esimente dello stato di necessità per giustificare il ritorno non autorizzato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la totale assenza dei presupposti di legge. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione denunciando la carenza di motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi, trattandosi di una semplice riproposizione di censure già esaminate correttamente. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reingresso illegale dello straniero: no alle nozze come scudo
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, vi ha fatto rientro senza la necessaria autorizzazione governativa. Per superare i controlli alla frontiera, l'uomo ha esibito documenti con generalità parzialmente modificate a seguito del matrimonio con una cittadina dell'Unione Europea. La difesa ha sostenuto che il matrimonio e la presentazione non clandestina escludessero il reato. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di reingresso illegale dello straniero. I giudici hanno chiarito che il matrimonio con una cittadina comunitaria non cancella l'obbligo di richiedere la preventiva revoca del provvedimento di espulsione prima di rimettere piede in Italia.
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Reingresso illegale dello straniero: amore o condanna penale?
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, è stato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero senza autorizzazione. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i molteplici reingressi fossero legati dal vincolo della continuazione, motivati dal desiderio di ricongiungersi alla compagna, e contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo tempo trascorso tra i reingressi e le diverse residenze della compagna escludono un unico disegno criminoso. Inoltre, i precedenti penali specifici giustificano l'aumento di pena per recidiva. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reingresso illegale dello straniero: dal permesso alla condanna
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, ottiene un'autorizzazione temporanea per partecipare a un'udienza penale. Scaduto il permesso, l'uomo non rientra nel Paese d'origine e viene rintracciato più volte dalle forze dell'ordine sul territorio nazionale. Accusato del reato di reingresso illegale dello straniero, viene condannato nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del difensore, confermando la condanna. I giudici di legittimità chiariscono che l'autorizzazione temporanea per motivi di giustizia sospende solo momentaneamente l'efficacia dell'espulsione. Alla scadenza del termine, l'ordine di allontanamento riprende vigore e la permanenza non autorizzata configura pienamente il reato contestato.
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Reingresso illegale: condanna valida se la tratta non è provata
Una cittadina straniera, già espulsa due volte dall'Italia, è stata condannata per il reato di reingresso illegale dopo essere stata rintracciata a Bologna. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo l'illegittimità dell'espulsione originaria, in quanto la donna sarebbe stata vittima di tratta di esseri umani, condizione che vieta l'allontanamento dal Paese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che, al momento dell'adozione dei provvedimenti di espulsione, non erano emersi elementi che indicassero lo status di vittima di tratta, né la donna aveva mai denunciato tale situazione alle autorità. Di conseguenza, l'ordine di espulsione era pienamente valido e il successivo rientro in Italia costituisce reato.
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Attenuanti generiche negate per indole criminosa: condanna dura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale di un cittadino straniero, respingendo la sua richiesta di ottenere le attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che la decisione di negare lo sconto di pena era corretta e ben motivata. La scelta si basava sui precedenti penali dell'imputato e sulla sua 'indole criminosa', elementi che il giudice di merito può legittimamente valutare in modo discrezionale. La Corte ha quindi ribadito che la concessione delle attenuanti generiche non è un diritto, ma una valutazione basata su elementi concreti che giustifichino un trattamento più favorevole, assenti in questo caso.
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Rientro per Amore ma Senza Permesso: Condanna per Reingresso Illegale
Un cittadino straniero, precedentemente espulso, è stato condannato per reingresso illegale in Italia. L'uomo ha impugnato la sentenza, sostenendo di essere tornato per riunirsi alla moglie e che la legge italiana fosse in contrasto con le norme europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: il diritto al ricongiungimento familiare non giustifica la violazione di un ordine di espulsione. Per rientrare legalmente è sempre necessaria un'autorizzazione preventiva delle autorità italiane. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Reingresso Illegale: Condanna Penale Confermata Nonostante la UE
Un cittadino extracomunitario, già espulso, viene condannato per essere rientrato in Italia. L'uomo si difende sostenendo che la normativa europea sui rimpatri avrebbe cancellato il reato. La Corte di Cassazione, però, respinge questa tesi. I giudici chiariscono che il reingresso illegale resta un reato punibile con la reclusione, anche dopo le direttive UE. La condanna a otto mesi di reclusione diventa quindi definitiva e il ricorso viene dichiarato inammissibile, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Reingresso illegale: no alla tenuità del fatto.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale a carico di un cittadino straniero rientrato in Italia senza autorizzazione dopo un'espulsione. La difesa ha tentato di invocare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che il rientro fosse avvenuto dopo quattro anni per assistere la moglie malata. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la condotta non era occasionale e che l'imputato presentava precedenti penali specifici risultanti dal casellario giudiziale.
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Reingresso illegale: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un cittadino straniero accusato di reingresso illegale nel territorio italiano. L'uomo, già destinatario di un decreto di respingimento con divieto di rientro per tre anni, è stato intercettato a bordo di un peschereccio tunisino entro le acque territoriali. La difesa ha contestato la mancata riunione del processo con un altro procedimento connesso e l'assenza di dolo, sostenendo che l'imputato ignorasse la rotta verso l'Italia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la riunione dei processi è discrezionale e che la presenza in mare territoriale senza attrezzatura da pesca prova la volontà di violare il divieto.
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Reingresso illegale: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale a carico di un cittadino straniero che era rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione dopo un provvedimento di espulsione. La difesa sosteneva che il successivo rilascio di un permesso di soggiorno, dovuto alla nascita di una figlia italiana, dovesse annullare gli effetti dell'espulsione. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il mutamento delle condizioni personali non legittima un rientro autonomo e non autorizzato, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Reingresso illegale: validità espulsione e lingua
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **reingresso illegale** a carico di un cittadino straniero rientrato in Italia senza autorizzazione dopo un'espulsione coatta. La difesa ha eccepito la nullità del decreto di espulsione per mancata traduzione, sostenendo che l'imputato non comprendesse la lingua italiana. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che l'interessato aveva dichiarato di conoscere l'italiano durante l'udienza di convalida e risiedeva nel Paese da lungo tempo. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento della conoscenza linguistica è una valutazione di merito insindacabile se logicamente motivata, confermando la sussistenza del dolo.
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Reingresso illegale: guida alla condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un cittadino straniero accusato di reingresso illegale nel territorio italiano. L'uomo, già espulso e rimpatriato, era tornato clandestinamente via mare. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva basata sullo stato di necessità legato ai pericoli della traversata, stabilendo che il rischio del viaggio non giustifica la volontà di violare il decreto di espulsione.
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Reingresso illegale: la prova della comprensione
Un cittadino straniero, precedentemente espulso con un divieto di ritorno, viene condannato per reingresso illegale. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, affermando che la capacità di comprendere l'ordine di espulsione può essere dedotta da prove indirette, come la lunga permanenza in Italia e precedenti contatti con la giustizia, rendendo inefficace la semplice dichiarazione di non conoscenza della lingua.
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Reingresso illegale: il matrimonio non lo autorizza
Un cittadino straniero, precedentemente espulso, è stato condannato per reingresso illegale nonostante avesse sposato una cittadina comunitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il matrimonio non concede un diritto automatico al rientro. È sempre necessaria una preventiva autorizzazione delle autorità italiane. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della pena inflitta e il diniego delle attenuanti generiche.
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