LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Regime Differenziato (41-Bis)

Pagina 3 di 7

138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scambio di libri in carcere: la Cassazione batte i divieti
Il Detenuto, in regime di 41-bis, ha chiesto l'esecuzione di un'ordinanza che gli riconosceva il diritto allo scambio di libri in carcere con altri detenuti dello stesso gruppo. Nonostante la nomina di un commissario ad acta, la direzione carceraria continuava a vietare lo scambio. Il Magistrato di Sorveglianza aveva dichiarato il non luogo a provvedere basandosi sulle sole rassicurazioni della direzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, annullando il provvedimento e stabilendo che il giudice deve verificare concretamente l'esatta ottemperanza delle decisioni, senza limitarsi a prendere atto delle dichiarazioni dell'amministrazione.
Continua »
Proroga del regime 41-bis: la Cassazione respinge il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime 41-bis per un detenuto, ritenendo persistente il suo legame con un clan criminale. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità sulla proroga del regime 41-bis è limitato alla violazione di legge e non consente una rivalutazione dei fatti. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione basandosi su informative antimafia che provano i costanti contatti del detenuto con l'organizzazione criminale. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Videochiamate per detenuti in 41-bis: sicurezza contro affetti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alle videochiamate per detenuti in 41-bis durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Il caso nasce dal reclamo di un detenuto in regime differenziato a cui era stato vietato di sostituire i colloqui visivi in presenza, impossibili a causa delle restrizioni sugli spostamenti, con videochiamate tramite Skype. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accolto la richiesta del detenuto, ma l'Amministrazione Penitenziaria aveva fatto ricorso, ritenendo la tecnologia non sicura per questo specifico regime. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che le videochiamate, se effettuate con sistemi protetti della rete Intranet del Ministero e registrate, garantiscono la sicurezza e tutelano il diritto fondamentale del detenuto a mantenere i legami affettivi con i familiari.
Continua »
Colloqui in videochiamata per detenuti: il sì anche al 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime differenziato del 41-bis ha richiesto di poter svolgere i colloqui mensili con i propri familiari tramite Skype, a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia da Covid-19. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta, ma l'Amministrazione penitenziaria ha proposto ricorso, ritenendo che tale modalità non costituisse un diritto e presentasse rischi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti rappresentano un'estensione del fondamentale diritto ai rapporti familiari, applicabile anche al regime speciale. La Corte ha chiarito che la sicurezza è garantita dall'uso di reti protette e dalla vigilanza del personale, rendendo illegittimo il divieto assoluto in presenza di oggettive impossibilità di svolgere i colloqui di persona.
Continua »
Colloqui in videochiamata per detenuti: sicurezza contro affetti
Un detenuto sottoposto al regime differenziato del 41-bis ha richiesto di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia da Covid-19. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta, ma il Tribunale di sorveglianza ha accolto il successivo reclamo. L'Amministrazione penitenziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando rischi per la sicurezza e l'inapplicabilità di tale modalità ai detenuti in regime speciale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti costituiscono uno strumento necessario per garantire il diritto fondamentale al mantenimento dei legami familiari quando i colloqui in presenza sono impossibili. La sicurezza è garantita dall'uso di reti interne protette e dal controllo visivo e acustico da remoto da parte degli operatori penitenziari.
Continua »
Colloqui in videochiamata per detenuti: sì anche al 41-bis
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime di massima sicurezza (41-bis) di svolgere i colloqui mensili con i familiari a distanza durante l'emergenza Covid-19. L'Amministrazione sosteneva che i colloqui in videochiamata per detenuti in regime differenziato non fossero un diritto e presentassero rischi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto a mantenere i rapporti affettivi è fondamentale e di rango costituzionale. Nei casi di assoluta impossibilità di svolgere incontri in presenza, come durante la pandemia, i colloqui in videochiamata per detenuti devono essere garantiti anche a chi è sottoposto al regime speciale, poiché i sistemi informatici protetti dell'amministrazione e i controlli da remoto escludono pericoli per la sicurezza pubblica.
Continua »
Proroga del regime 41-bis: no a prove nuove per il boss
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Detenuto contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, confermando la proroga del regime 41-bis. Il ricorrente, ex capo di un pericoloso clan camorristico, contestava la mancanza di prove nuove sulla sua attuale pericolosità. I giudici hanno chiarito che per disporre la proroga del regime 41-bis non servono nuovi elementi di fatto, ma basta accertare che non sia venuta meno la capacità del condannato di mantenere contatti con l'esterno. Nel caso specifico, il ruolo di vertice del detenuto, la perdurante operatività del clan e l'assenza di un reale ravvedimento (testimoniata da infrazioni in carcere e lettere criptiche) giustificano pienamente il mantenimento della misura restrittiva. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: il tempo non cancella il legame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Detenuto contro la proroga del regime di 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura basandosi sul ruolo di spicco dell'uomo in un potente clan della 'ndrangheta, sulla perdurante operatività del gruppo (guidato dal figlio anche tramite telefoni introdotti in carcere) e sull'assenza di segni di ravvedimento. La Suprema Corte ha chiarito che la proroga del regime di 41-bis non richiede la prova di nuovi fatti criminali, ma la persistenza del pericolo di collegamento con l'esterno. Il mero decorso del tempo o la condotta carceraria regolare non bastano a escludere tale rischio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Carenza di interesse nel ricorso: negata la decisione al detenuto
Un detenuto sottoposto al regime differenziato del 41-bis ha presentato ricorso per cassazione contro il rigetto del suo reclamo. Il reclamo riguardava il mancato rispetto di precedenti provvedimenti che gli consentivano lo scambio di generi alimentari con altri detenuti dello stesso gruppo di socialità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse nel ricorso. Infatti, poiché il detenuto era stato nel frattempo trasferito in un altro istituto penitenziario, la decisione sul provvedimento del carcere di provenienza non avrebbe prodotto alcun effetto pratico o beneficio concreto per la sua situazione attuale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Giudizio di ottemperanza: stop alle videochiamate post-Covid
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in regime di massima sicurezza che chiedeva di proseguire i video-colloqui con i familiari dopo la fine della pandemia. Il magistrato aveva inizialmente concesso le videochiamate solo per l'emergenza Covid-19. Il detenuto ha avviato un giudizio di ottemperanza per estendere tale diritto anche a causa delle difficoltà di salute e viaggio dei parenti. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di ottemperanza serve solo a dare esecuzione a un provvedimento esistente e non può essere utilizzato per introdurre nuove richieste o ampliare decisioni passate. Di conseguenza, il detenuto ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Regime detentivo speciale: sicurezza contro diritto alla lettura
Un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall'articolo 41-bis ha contestato il divieto di ricevere riviste non incluse nell'elenco ufficiale dell'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle restrizioni sull'acquisto della stampa. I giudici hanno chiarito che limitare l'accesso ai soli canali controllati interni, come l'impresa di mantenimento, è necessario per impedire lo scambio di messaggi criptici con l'esterno. Tale misura non viola il diritto all'informazione o allo studio, purché l'amministrazione garantisca un servizio efficiente e senza ritardi ingiustificati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Regime detentivo speciale: illegittimo vietare la cottura dei cibi
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che accoglieva il reclamo di un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (art. 41-bis). Il detenuto contestava il divieto di cucinare cibi al di fuori di rigide fasce orarie, limitazione non applicata ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, confermando che imporre restrizioni orarie sulla cottura dei cibi ai soli detenuti in regime differenziato, senza reali esigenze di sicurezza o igiene, costituisce una disparità di trattamento ingiustificata e vessatoria, lesiva del diritto alla salute e all'alimentazione.
Continua »
Regime carcerario 41-bis: il tempo non cancella la pericolosità
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del Regime carcerario 41-bis per un esponente di vertice di un'associazione mafiosa, condannato all'ergastolo. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il lungo tempo trascorso in carcere e il mutamento del contesto criminale avessero azzerato la pericolosità del detenuto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la misura ha una funzione preventiva e non punitiva. Per disporre la proroga non serve dimostrare un ruolo attivo attuale nella cosca, ma basta la persistente capacità di mantenere contatti con l'esterno, desumibile dall'elevato spessore criminale originario e dalla mancanza di un reale ravvedimento o di dissociazione. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: boss comanda ma il ricorso fallisce
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per Il Condannato, ritenuto esponente di spicco di un clan mafioso. Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità sulla proroga del regime di 41-bis è limitato alla sola violazione di legge, escludendo la rivalutazione dei fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. Nel caso specifico, i collegamenti attuali con l'organizzazione criminale sono stati ampiamente dimostrati dalle condotte del detenuto, comprese le intercettazioni dei colloqui e il suo ruolo di comando dal carcere. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: università contro legami mafiosi
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto condannato per associazione mafiosa. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove sull'attualità della sua pericolosità sociale e l'omessa valutazione dei suoi progressi universitari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro la proroga del regime di 41-bis è limitato alla sola violazione di legge. Nel caso specifico, i legami familiari con esponenti di spicco del clan, le sanzioni disciplinari ricevute in carcere e il sequestro di lettere sospette giustificano ampiamente la misura. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali, rimanendo sottoposto al regime di carcere duro.
Continua »
Regime di carcere duro: confermata la proroga per il boss
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di proroga del regime di carcere duro applicato a un esponente di spicco di un'associazione di stampo mafioso dedita al narcotraffico internazionale. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il reclamo del detenuto, evidenziando il rischio concreto di ripristino dei contatti con il clan criminale esterno. Tale valutazione si fondava sulla perdurante operatività del gruppo mafioso, sulla mancanza di dissociazione del detenuto e sull'utilizzo di messaggi criptici durante i colloqui con i familiari in carcere. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione logica e completa, rigettando il ricorso del detenuto e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: la buona condotta non basta
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto ritenuto al vertice di un'associazione mafiosa. L'uomo ha impugnato la decisione sostenendo di aver mostrato una buona condotta in carcere, di aver studiato e di essersi dissociato dal proprio passato criminale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno evidenziato che la buona condotta carceraria e lo studio non bastano a escludere il pericolo di collegamenti con l'esterno. Durante i colloqui con i familiari, infatti, il detenuto continuava a mostrare un forte interesse per gli affari economici e le dinamiche del territorio. La Corte ha stabilito che, in assenza di una reale e critica rottura con il clan, la proroga della misura di rigore è pienamente legittima per neutralizzare la pericolosità del soggetto.
Continua »
Regime carcerario 41-bis: sì ai limiti d’orario per cucinare
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza che annullava una sanzione disciplinare inflitta a un detenuto sottoposto al regime carcerario 41-bis. Il detenuto era stato sanzionato per aver cucinato in cella fuori dagli orari consentiti dal regolamento interno. Il Tribunale di sorveglianza riteneva illegittimo il limite orario, considerandolo una lesione del diritto a cucinare riconosciuto dalla Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, chiarendo che l'amministrazione penitenziaria conserva il potere di regolamentare le modalità e gli orari di cottura dei cibi per motivi organizzativi e di sicurezza, purché le regole si applichino a tutta la popolazione carceraria senza intenti discriminatori. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio i provvedimenti favorevoli al detenuto.
Continua »
Regime penitenziario differenziato: salute contro sicurezza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia contro la decisione che autorizzava un detenuto in regime penitenziario differenziato all'uso di una borsa frigo rigida. Il Tribunale di Sorveglianza riteneva la borsa rigida necessaria per tutelare la salute e la conservazione dei cibi. La Cassazione ha invece stabilito che l'amministrazione penitenziaria garantisce già la salubrità degli alimenti tramite borse termiche morbide e mattonelle refrigeranti sostituibili. I giudici non possono imporre scelte organizzative interne che spettano esclusivamente alla direzione del carcere, specie se l'oggetto richiesto (la borsa rigida) può diventare un'arma contundente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento favorevole al detenuto.
Continua »
Video-colloqui in carcere: sì ai contatti anche in 41-bis
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime di massima sicurezza di effettuare video-colloqui in carcere con i propri familiari tramite computer, in sostituzione dei tradizionali incontri in presenza durante la pandemia. Il Ministero sosteneva che mancassero i presupposti di eccezionalità richiesti dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dei video-colloqui. I giudici hanno stabilito che l'emergenza sanitaria ha integrato quella situazione di grave difficoltà che giustifica l'uso della tecnologia per preservare i legami familiari, anche per chi è sottoposto al regime speciale, purché si utilizzino piattaforme sicure e controllate.
Continua »