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Regime Detentivo Speciale

38 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Noto anche come 'carcere duro' o '41-bis', è un regime penitenziario particolarmente restrittivo previsto dalla legge italiana per i detenuti per reati di eccezionale gravità, come mafia o terrorismo, al fine di impedire i contatti con l'organizzazione criminale di appartenenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

CD in cella: libertà del detenuto vs. sicurezza del regime detentivo speciale
Un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (41-bis) aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il permesso di acquistare e usare CD musicali in cella. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tale permesso violava le norme di sicurezza e l'autonomia amministrativa. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che l'interesse del detenuto all'ascolto di musica deve bilanciarsi con le esigenze di sicurezza del regime detentivo speciale e le risorse dell'amministrazione. Ha annullato la decisione e rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame.
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Regime detentivo speciale: Cassazione conferma il 41 bis per il clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava la proroga del suo regime detentivo speciale (41 bis). Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato il regime a causa dell'inserimento del condannato in un clan camorristico e del suo ruolo attivo. Il ricorrente lamentava l'assenza di attuale pericolosità e una motivazione insufficiente. La Cassazione ha ribadito che il suo controllo si limita alla violazione di legge o alla mancanza di motivazione, non al merito. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito una motivazione coerente e sufficiente, basata su elementi validi. Il condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato alle spese.
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Regime detentivo speciale: Socialità e Aria Aperta, diritti distinti
Il Ministero della Giustizia ha presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La questione riguardava la distinzione tra "permanenza all'aperto" e "socialità" per un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (art. 41 bis ord.pen.). Il Ministero sosteneva che una recente riforma avesse permesso di ridurre il tempo complessivo di socialità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che permanenza all'aperto e socialità sono due diritti distinti, con scopi diversi. La socialità interna non può sostituire le due ore minime di permanenza all'aperto, anche per chi è in regime detentivo speciale.
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Regime detentivo speciale: il diritto al cibo non si limita
Un Detenuto, soggetto al regime detentivo speciale (41-bis Ord. pen.), ha contestato una limitazione imposta dall'Amministrazione penitenziaria che gli impediva di acquistare generi alimentari cotti, normalmente disponibili per gli altri detenuti. Il Magistrato di Sorveglianza aveva inizialmente respinto il suo reclamo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che tale restrizione è illegittima, poiché costituisce un "irragionevole surplus di afflittività" e viola un diritto soggettivo del detenuto. La Corte ha quindi qualificato l'impugnazione come reclamo e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Roma per la decisione finale.
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Regime Detentivo Speciale: Cassazione sui CD in carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (Art. 41 bis Ord. pen.) a cui era stato negato l'acquisto di un lettore CD e di CD musicali. Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente accolto il reclamo del Detenuto, ritenendo lesi i suoi diritti fondamentali. Tuttavia, la Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che l'Amministrazione Penitenziaria deve valutare attentamente se l'uso di tali dispositivi possa compromettere la sicurezza e l'ordine, specialmente in un contesto di alta sorveglianza. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame, considerando le esigenze di sicurezza e le risorse carcerarie.
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Regime detentivo 41-bis: confermato contro ricorso generico
Un detenuto ha contestato l'applicazione del regime detentivo 41-bis disposta a suo carico, sostenendo l'assenza di adeguata motivazione circa i presupposti di legge. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il reclamo evidenziando concreti elementi investigativi che dimostravano il pericolo attuale di collegamenti con l'organizzazione criminale di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto perché basato su censure generiche e manifestamente infondate, confermando la piena legittimità della misura restrittiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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41-bis: Cassazione conferma regime speciale, ricorso inammissibile
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'applicazione del **regime detentivo speciale 41-bis** per un detenuto condannato per associazione mafiosa. Il detenuto, considerato un elemento di vertice, aveva trasmesso direttive all'esterno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, che lamentava una valutazione insufficiente dei suoi progressi rieducativi e la cessazione dell'operatività del sodalizio. La Cassazione ha ribadito che il ricorso non permette una rivalutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge. Il detenuto è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Proroga del 41-bis: ricorso inammissibile e sanzione pecuniaria
Un detenuto ha contestato il provvedimento ministeriale che ha confermato il regime carcerario speciale a suo carico. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il suo reclamo, confermando il pericolo di collegamenti con la criminalità organizzata. L'interessato ha presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità lamentando una presunta carenza nella motivazione della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge prevede limiti stringenti per impugnare la proroga del 41-bis. I giudici possono valutare esclusivamente la violazione diretta della legge e non la sufficienza degli argomenti del magistrato. Il detenuto perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: ammessa la spesa dei detenuti comuni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto di un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale di acquistare gli stessi generi alimentari previsti per i detenuti comuni (modello 72). I giudici hanno chiarito che le limitazioni alla spesa e alla scelta dei cibi per chi si trova in regime differenziato sono legittime solo se strettamente necessarie a impedire contatti con l'esterno o l'acquisizione di posizioni di supremazia all'interno del carcere. In assenza di tali pericoli concreti, vietare l'acquisto di determinati alimenti costituisce un ingiustificato surplus di afflittività, privo di base logica e giuridica.
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Regime detentivo speciale: sicurezza contro diritto alla lettura
Un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall'articolo 41-bis ha contestato il divieto di ricevere riviste non incluse nell'elenco ufficiale dell'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle restrizioni sull'acquisto della stampa. I giudici hanno chiarito che limitare l'accesso ai soli canali controllati interni, come l'impresa di mantenimento, è necessario per impedire lo scambio di messaggi criptici con l'esterno. Tale misura non viola il diritto all'informazione o allo studio, purché l'amministrazione garantisca un servizio efficiente e senza ritardi ingiustificati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Regime detentivo speciale: illegittimo vietare la cottura dei cibi
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che accoglieva il reclamo di un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale (art. 41-bis). Il detenuto contestava il divieto di cucinare cibi al di fuori di rigide fasce orarie, limitazione non applicata ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, confermando che imporre restrizioni orarie sulla cottura dei cibi ai soli detenuti in regime differenziato, senza reali esigenze di sicurezza o igiene, costituisce una disparità di trattamento ingiustificata e vessatoria, lesiva del diritto alla salute e all'alimentazione.
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Proroga del regime detentivo speciale: no a sconti per il boss
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per un detenuto ritenuto affiliato a un clan camorristico. Il detenuto ha contestato il provvedimento, sostenendo di aver avuto un ruolo marginale all'interno del sodalizio criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, ai fini della proroga del regime detentivo speciale, occorre verificare se sia venuta meno la capacità del soggetto di mantenere contatti con l'esterno. Nel caso specifico, la perdurante operatività del clan, dimostrata da recenti operazioni di polizia e arresti di altri membri, e l'assenza di elementi che provino la rescissione dei legami con l'organizzazione, giustificano pienamente il mantenimento del carcere duro. Lo Stato vince la causa, confermando la misura restrittiva.
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Regime detentivo speciale: no al colloquio senza vetro
Un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale ha richiesto di poter svolgere un colloquio visivo senza vetro divisorio con la propria famiglia in occasione del matrimonio della figlia. Il Magistrato di Sorveglianza e, successivamente, il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta. Il detenuto ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sulla questione di legittimità costituzionale delle norme sul regime differenziato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la manifesta infondatezza della questione di costituzionalità, richiamando anche la recente giurisprudenza della Corte Costituzionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: cibo comune o punizione inutile?
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione che consentiva a un detenuto in regime detentivo speciale di acquistare generi alimentari ordinari (il cosiddetto sopravitto). L'amministrazione sosteneva che il divieto fosse necessario per ragioni di sicurezza e per evitare posizioni di supremazia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che limitare l'acquisto di cibi comuni, già accessibili ai detenuti ordinari, non risponde a reali esigenze di sicurezza ma si traduce in una inutile afflizione aggiuntiva. Eventuali restrizioni devono essere motivate da pericoli concreti e specifici, non da timori astratti. Vince quindi il detenuto, che mantiene il diritto di acquistare i generi alimentari standard.
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Regime detentivo speciale: no a cibi fuori lista per il detenuto
Il Detenuto, sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall'articolo 41-bis, ha impugnato il diniego della direzione carceraria all'acquisto di specifici generi alimentari non inclusi nel paniere standardizzato dell'istituto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la limitazione non è arbitraria ma deriva dall'applicazione del Modello 72 unificato. Questo elenco regolamenta i cibi acquistabili e garantisce parità di trattamento con la restante popolazione carceraria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Regime detentivo speciale: confermato il 41-bis per il boss
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per Il Detenuto, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Il difensore contestava la decisione sostenendo che l'uomo si fosse dissociato dal clan e che avesse tenuto una condotta esemplare in carcere. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto legittima la proroga. La decisione si fonda sul ruolo di vertice ricoperto dall'uomo all'interno della consorteria criminale e sulle dichiarazioni di recenti collaboratori di giustizia, che confermano come egli riesca ancora a esercitare la sua influenza all'esterno tramite i propri familiari. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la misura restrittiva.
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Regime detentivo speciale: sicurezza batte vizi di forma
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per un detenuto di spicco della criminalità organizzata, rigettando anche il reclamo contro il silenzio-rifiuto sull'istanza di revoca anticipata. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione e la violazione del contraddittorio per l'acquisizione tardiva di una relazione penitenziaria senza il coinvolgimento della difesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reclamo sul silenzio-rifiuto era meramente ripetitivo e che la relazione tardiva non ha influito sulla decisione. La proroga del regime detentivo speciale resta valida poiché fondata sull'elevata pericolosità del soggetto e sulla perdurante operatività del clan mafioso di appartenenza, elementi che giustificano il rigido isolamento per impedire collegamenti con l'esterno.
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Regime detentivo speciale: nullo se il clan è dissolto
Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la proroga del regime detentivo speciale per un detenuto, ritenuto esponente di spicco di un clan camorristico. La difesa ha impugnato il provvedimento, dimostrando con documenti giudiziari che il clan di appartenenza si era ormai dissolto e non era più operativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che per prorogare il regime detentivo speciale è indispensabile dimostrare, con motivazione logica e coerente, l'attuale operatività e vitalità del gruppo criminale di riferimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova e approfondita valutazione della reale esistenza del clan.
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Regime detentivo speciale: legittimo il preavviso per il cibo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia contro la decisione che riteneva illegittimo l'obbligo di preavviso scritto per lo scambio di cibo tra detenuti in regime detentivo speciale (41-bis). Un detenuto aveva contestato l'ordine di servizio che imponeva di richiedere l'autorizzazione il giorno precedente per scambiare generi alimentari di modico valore con altri compagni del gruppo di socialità. La Cassazione ha stabilito che tale limitazione temporale è legittima e ragionevole. Essa non sopprime la facoltà di scambio, ma rappresenta una necessaria regolamentazione per consentire i controlli di sicurezza dell'amministrazione penitenziaria, volti a prevenire posizioni di supremazia o comunicazioni illecite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio i provvedimenti favorevoli al detenuto, confermando la piena validità delle regole interne dell'istituto penitenziario.
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Carenza di interesse: niente spese per il detenuto scarcerato
Il Detenuto, sottoposto al regime detentivo speciale del 41-bis, ha proposto ricorso in Cassazione contro la proroga della misura. Successivamente, la difesa ha depositato la revoca della misura cautelare con conseguente scarcerazione, determinando la cessazione del regime speciale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che, quando la carenza di interesse si verifica dopo la presentazione del ricorso, non si applica la condanna alle spese processuali né il pagamento della sanzione alla Cassa delle Ammende.
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