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Regime Detentivo Speciale

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38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Proroga del regime detentivo speciale: condotta in cella vs il clan
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per Il Detenuto, ritenuto esponente di spicco di un clan mafioso. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione generica e l'assenza di prove attuali sui collegamenti con la criminalità organizzata, evidenziando anche la buona condotta carceraria del ristretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità sulla proroga del regime detentivo speciale è limitato alla violazione di legge e all'esistenza della motivazione, escludendo il riesame del merito. La persistenza del pericolo è stata correttamente desunta dal ruolo apicale del detenuto e dall'operatività del clan, non bastando il mero decorso del tempo a escludere la pericolosità. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: sì ai limiti per l’uso del fornelletto
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione che consentiva a un detenuto in regime detentivo speciale di usare il fornelletto in cella per l'intera giornata, senza limiti di orario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non esiste un diritto assoluto a cucinare a qualsiasi ora. L'amministrazione carceraria può legittimamente limitare l'uso degli strumenti di cottura a specifiche fasce orarie per motivi organizzativi e di sicurezza. I giudici di merito non possono sostituirsi alle scelte logistiche della direzione del carcere se queste non sono irragionevoli o vessatorie. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio i provvedimenti favorevoli al detenuto, confermando la legittimità delle restrizioni orarie.
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Proroga del regime detentivo speciale: legami attivi, ricorso ko
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Detenuto contro la proroga del regime detentivo speciale (art. 41-bis). La difesa lamentava una motivazione apparente sulla persistenza dei legami con l'associazione mafiosa. I giudici hanno chiarito che per la proroga del regime detentivo speciale non occorre la certezza assoluta dei contatti, ma basta una ragionevole probabilità basata su elementi concreti. Nel caso specifico, l'elevato spessore criminale del soggetto, l'assenza di segni di dissociazione, i provvedimenti di censura sulla corrispondenza e la perdurante operatività del clan sul territorio giustificano ampiamente la misura. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: legittimi i limiti orari ai fornelli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle restrizioni orarie imposte a un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale per l'uso di fornelli e pentolame in cella. Il ricorrente lamentava una discriminazione rispetto ai detenuti comuni, i quali godono di orari più ampi per la cottura dei cibi. La Suprema Corte ha stabilito che la differenziazione non è vessatoria se giustificata da ragioni logistiche e organizzative concrete. Nel caso specifico, la necessità di garantire una sorveglianza costante e la diversa articolazione delle attività quotidiane dei detenuti in regime detentivo speciale rendono ragionevole la limitazione oraria (07:00-20:00), poiché essa non nega il diritto all'alimentazione ma ne regola solo le modalità di esercizio.
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Regime 41-bis: conferma della proroga in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del Regime 41-bis per un detenuto ritenuto elemento di vertice di un'associazione criminale. La decisione si basa sulla persistente capacità del soggetto di mantenere contatti con l'esterno, evidenziata da condotte recenti e legami familiari attivi, rendendo ragionevolmente probabile il rischio di coordinamento delle attività illecite dal carcere.
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Permanenza all’aperto 41-bis: Ore separate da socialità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10585/2023, ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, stabilendo un principio fondamentale sulla permanenza all'aperto 41-bis. La Corte ha confermato che le due ore massime di permanenza all'aperto per i detenuti in regime speciale sono destinate alla tutela della salute e sono distinte e aggiuntive rispetto al tempo dedicato alla socialità in locali interni. Questa decisione ribadisce che le due attività hanno finalità diverse e non possono essere sommate in un unico limite orario.
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Corrispondenza 41 bis: no al divieto generalizzato
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che imponeva un divieto assoluto di corrispondenza tra un detenuto in regime speciale e altri soggetti nella stessa condizione. La Suprema Corte ha stabilito che la legge prevede come strumento principale il 'visto di controllo' sulla posta, non un blocco preventivo. Qualsiasi limitazione più severa alla corrispondenza 41 bis deve essere motivata da esigenze di sicurezza eccezionali e specifiche, che rendano insufficiente la sola censura.
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Regime 41-bis: Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, considerato elemento di vertice di un'associazione mafiosa, contro la proroga biennale del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la procedura di proroga non viola il diritto di difesa e che, per confermare il regime speciale, è sufficiente la probabilità di mantenimento dei collegamenti con l'organizzazione criminale, non la certezza assoluta. È stata inoltre confermata la legittimità del rigetto di richieste istruttorie non ritenute decisive.
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Regime 41-bis: proroga legittima se c’è pericolo
Un individuo ha impugnato la proroga del suo regime 41-bis, sostenendo di avere un ruolo marginale nel suo clan. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il fattore cruciale per la proroga del regime 41-bis non è il ruolo specifico, ma la persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con l'organizzazione criminale esterna. La continua operatività del clan e il profilo criminale del soggetto sono stati ritenuti sufficienti per giustificare la misura.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la motivazione basata sul ruolo apicale del soggetto all'interno dell'associazione criminale, sulla sua pericolosità sociale e sul rischio concreto di ripristino dei contatti con i sodali è sufficiente e congrua. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale relativa alla competenza del Ministro della giustizia nel disporre tale misura, ribadendo la natura amministrativa del provvedimento, seppur soggetto a pieno controllo giurisdizionale.
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Regime 41-bis: legittima la proroga, ecco perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La decisione si fonda sulla sufficienza di una 'ragionevole probabilità' di collegamenti con l'associazione criminale, senza necessità di certezza assoluta. I giudici hanno valorizzato l'attuale operatività del clan di appartenenza e il profilo criminale del soggetto, confermando che il regime speciale può applicarsi all'intera pena unificata, anche per reati non ostativi.
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Proroga 41-bis: quando i legami non si spezzano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una detenuta contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La decisione si basa sulla ritenuta persistenza dei legami con l'associazione criminale di appartenenza e sull'attuale operatività del clan. La Corte ha chiarito che, per la proroga 41-bis, non è richiesta la certezza dei collegamenti, ma una loro ragionevole probabilità, e che il tempo trascorso in detenzione non è di per sé sufficiente a dimostrare la rottura di tali legami.
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Liberazione anticipata: infrazione blocca il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto a causa di una singola, ma grave, infrazione disciplinare. L'infrazione consisteva nel tentativo di far passare un messaggio per un altro detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis. Secondo la Corte, tale condotta dimostra la mancata adesione al percorso rieducativo e giustifica pienamente la decisione del Tribunale di Sorveglianza, rendendo il ricorso inammissibile.
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Regime detentivo speciale: i criteri per la proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime detentivo speciale (art. 41-bis) per un esponente di vertice di un'associazione criminale. La Corte ha stabilito che per la proroga non è necessaria la prova certa dei contatti con l'esterno, ma è sufficiente una ragionevole probabilità, desunta da elementi come il ruolo apicale del detenuto, la continua operatività del clan di appartenenza e il comportamento intramurario del soggetto.
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Regime detentivo speciale: No all’uso dell’email
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale che richiedeva l'autorizzazione all'uso della posta elettronica. Secondo la Suprema Corte, l'utilizzo dell'email contrasta con le finalità di controllo del regime, che impongono una verifica rigorosa su mittente, destinatario e contenuto delle comunicazioni per prevenire contatti con l'esterno non autorizzati.
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Regime detentivo speciale: Cassazione sulla proroga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del suo regime detentivo speciale. L'ordinanza stabilisce che per la proroga non è richiesta la certezza, ma una ragionevole probabilità di collegamenti con l'organizzazione criminale, basata su elementi come il ruolo apicale del soggetto e la vitalità del clan.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia impugna la proroga del regime 41-bis, sostenendo la mancanza di una pericolosità attuale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che per la proroga del carcere duro non serve la certezza dei collegamenti con l'esterno, ma è sufficiente una 'ragionevole probabilità' basata sull'elevato spessore criminale del soggetto e sulla sua storia.
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Regime detentivo speciale: i presupposti per la proroga
Un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale (41-bis) ha presentato ricorso contro la proroga della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ribadito che per la proroga del 41-bis non è necessaria la prova certa dei collegamenti con l'organizzazione criminale, ma è sufficiente che tali contatti siano ritenuti ragionevolmente probabili sulla base di elementi come il profilo criminale del detenuto, il ruolo apicale mantenuto tramite i familiari e la vitalità attuale del clan di appartenenza.
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