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Referto

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il referto, in diritto italiano, è l'atto col quale l'esercente una professione sanitaria riferisce all'autorità giudiziaria di avere prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto perseguibile d'ufficio. È un atto di natura puramente informativa, ma la cui presentazione è obbligatoria per legge, avente ad oggetto gli interventi professionali concernente delitti a perseguibilità d'ufficio. L'obbligo di accertare se il caso che ha richiesto l'intervento professionale possa rientrare in una fattispecie che presenti i caratteri di un delitto perseguibile d'ufficio spetta al medico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: Appello inammissibile, la Cassazione conferma
Un Lavoratore, condannato per guida in stato di ebbrezza (Art. 186 C.d.S.) a seguito di un sinistro, ha visto la sua pena ridotta in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, contestando l'accertamento dell'ebbrezza avvenuto a distanza di tempo e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero una mera reiterazione di motivi già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva fornito una motivazione sufficiente, basandosi sugli elementi sintomatici, le modalità del sinistro e il referto alcolemico, in assenza di dati specifici forniti dalla difesa sull'assunzione di alcolici.
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Fuga e lesioni volontarie: condannato anche per un graffio
Durante un tentativo di fuga, l'Imputato ingaggiava una colluttazione con un militare, causandogli una ferita alla mano guaribile in quattro giorni. Condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, l'Imputato ricorreva in Cassazione. La difesa sosteneva la mancanza di intenzionalità, poiché l'obiettivo era solo fuggire, e la lieve entità del danno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato di lesioni volontarie richiede solo il dolo generico: basta la consapevolezza che la propria condotta possa causare un danno fisico, rendendo irrilevante il motivo della fuga.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: stop ai fatti in aula
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un condannato contro la revoca di una misura alternativa decisa dal Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti, sostenendo di non essere evaso poiché si trovava sotto la propria abitazione, negando le lesioni ai pubblici ufficiali e l'abuso di alcol. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso riguardavano esclusivamente questioni di fatto e non di diritto. Di conseguenza, la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lesioni personali a carico di un soggetto che aveva impugnato la sentenza del Giudice di Pace. Il ricorrente lamentava una errata valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della provocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. La decisione sottolinea come la determinazione della pena rientri nella discrezionalità del magistrato, purché supportata da elementi probatori validi come testimonianze e referti medici.
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Lesioni personali: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di lesioni personali e minacce a carico di un soggetto che aveva aggredito un automobilista. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di fatto già risolte nei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che la mancata audizione di un testimone non costituisce vizio se la prova è superflua e che i referti medici confermano inequivocabilmente l'aggressione, rendendo irrilevanti le minime discrepanze nelle testimonianze.
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Lesioni personali: la condanna resta anche se reciproche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lesioni personali a carico di un uomo coinvolto in una violenta lite. Il ricorrente lamentava l'inutilizzabilità di alcuni verbali provenienti da un altro processo, sostenendo che la vittima avesse fornito versioni contrastanti sulle modalità dell'aggressione, parlando di schiaffi invece che di pugni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la discrepanza tra schiaffi e pugni è irrilevante quando la violenza reciproca e l'entità delle lesioni sono confermate da testimoni e referti medici. La decisione ribadisce che la responsabilità penale sussiste indipendentemente da chi abbia iniziato la lite, purché sia provato l'evento lesivo.
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Lesioni personali aggravate: la prova della prognosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali aggravate a carico di un soggetto che aveva causato danni fisici con una prognosi superiore ai 40 giorni. Il ricorso, basato sulla contestazione delle prove video e sulla durata della malattia, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione dei gradi precedenti è logica e coerente. La presenza di certificati medici attestanti 43 giorni di guarigione configura correttamente l'aggravante prevista dal codice penale.
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Referto medico e guida in stato di ebbrezza: il caso
Un automobilista ricorre in Cassazione contro una condanna per guida in stato di ebbrezza, sostenendo l'inutilizzabilità del referto medico del pronto soccorso. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il referto medico è una prova valida se il soggetto è stato informato della facoltà di farsi assistere da un difensore e ha acconsentito al prelievo. Il ricorso è stato giudicato una mera riproposizione di censure già respinte.
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