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Reclamo — Anno 2025

127 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reclamo

Provvedimenti

Scuola figli: reclamo provvedimenti provvisori negato al padre
In una causa di separazione iniziata prima della Riforma Cartabia, un padre ha contestato la decisione provvisoria del giudice sulla scuola dei figli. La Corte d'Appello ha dichiarato il suo appello inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: per i procedimenti antecedenti al 28 febbraio 2023, il reclamo contro provvedimenti provvisori del giudice istruttore non è ammesso. Tali decisioni, essendo temporanee e modificabili, non possono essere impugnate separatamente ma solo insieme alla sentenza definitiva. Il ricorso del padre è stato quindi respinto.
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Istanza di revoca: rimedio a notifica errata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso avverso un'ordinanza di inammissibilità di un reclamo, emessa senza una corretta notifica alla parte, deve essere riqualificato come istanza di revoca. Nel caso specifico, un avvocato aveva ricevuto via PEC un file errato relativo a un altro procedimento, vedendosi così preclusa la partecipazione all'udienza. La Corte ha annullato la decisione e rinviato gli atti allo stesso Tribunale per sanare il difetto di partecipazione, affermando il principio che l'istanza di revoca è il rimedio corretto per tutelare il diritto al contraddittorio violato da un errore procedurale.
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Fallimento in estensione: creditore non è parte
In un caso di fallimento in estensione ai soci, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: il creditore che ha originariamente richiesto il fallimento della società non è una parte necessaria nel successivo giudizio di reclamo promosso dai soci. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva dichiarato estinto il procedimento per la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tale creditore, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Ordinanza archiviazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona offesa contro un'ordinanza di archiviazione. La Corte chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, bensì il reclamo al tribunale monocratico, ma solo per specifici vizi di nullità, che nel caso di specie non erano stati neppure prospettati.
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Domanda nuova reclamo: Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che, in sede di reclamo, aveva introdotto una lamentela specifica non presente nell'istanza originaria. Il caso riguardava una richiesta di indennizzo per le condizioni detentive. La Corte ha stabilito che una 'domanda nuova in reclamo' non può essere esaminata, poiché il giudizio di appello deve vertere esclusivamente su quanto già sottoposto al primo giudice. La genericità della richiesta iniziale ha impedito di considerare la successiva specificazione come parte della stessa domanda.
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Indennizzo detenzione: diritto anche dopo il rilascio
Un detenuto ha richiesto un indennizzo per le condizioni di detenzione subite. Dopo la sua scarcerazione, il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile il suo reclamo per carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il diritto all'indennizzo detenzione non viene meno con la fine della pena. La competenza del magistrato di sorveglianza, radicata al momento della domanda, persiste anche dopo la liberazione del richiedente.
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Reclamo archiviazione: non appellabile l’ordinanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che aveva respinto un reclamo avverso un decreto di archiviazione. La Suprema Corte chiarisce che l'ordinanza che decide sul reclamo archiviazione non è impugnabile, salvo il caso di abnormità. Se il giudice commette un errore di fatto nel dichiarare il reclamo tardivo, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, bensì l'istanza di revoca allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento.
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Deposito cartaceo nel reclamo: quando è legittimo?
Una società in liquidazione giudiziale ricorre in Cassazione contestando la validità di un reclamo presentato con deposito cartaceo. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando che il deposito cartaceo è legittimo se autorizzato dal capo dell'ufficio giudiziario. Inoltre, chiarisce che nel rito speciale del reclamo fallimentare, l'inerzia delle parti non porta all'estinzione del procedimento, data la natura indisponibile degli interessi in gioco.
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Sequestro liberatorio: i rimedi contro le spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un locatore contro la condanna al pagamento delle spese in un procedimento di sequestro liberatorio. Tale procedimento, avviato dal conduttore per liberarsi dall'obbligo di riconsegna di un immobile non accettato dal locatore, è stato qualificato come misura cautelare. Di conseguenza, il provvedimento che decide sulle spese non è definitivo e deve essere impugnato con il reclamo specifico per i procedimenti cautelari, non con ricorso straordinario in Cassazione.
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Sanzione disciplinare detenuto: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro una sanzione disciplinare. Il caso riguardava una sanzione per colluttazione, impugnata per presunti vizi procedurali. La Corte ha stabilito che le eccezioni, come l'assenza del Comandante alla contestazione o la mancata comunicazione dei nomi del consiglio di disciplina, devono essere sollevate tempestivamente e non per la prima volta in Cassazione. La sentenza ribadisce i rigidi limiti procedurali per impugnare una sanzione disciplinare detenuto, sottolineando il principio devolutivo del reclamo.
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Opposizione atti esecutivi: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i confini dell'opposizione agli atti esecutivi. Un debitore si opponeva a un pignoramento eccependo, tra le altre cose, l'estinzione della procedura per tardivo deposito dell'istanza di vendita. La Suprema Corte ha stabilito che il rimedio corretto contro il rigetto di tale eccezione non è l'opposizione, bensì il reclamo previsto dall'art. 630 c.p.c. Di conseguenza, ha cassato senza rinvio la sentenza su questo punto, dichiarando inammissibile l'originaria opposizione e confermando l'importanza di scegliere lo strumento processuale corretto.
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Qualificazione impugnazione: Cassazione converte ricorso
La Corte di Cassazione ha analizzato un ricorso contro un decreto di archiviazione. Pur rigettando la tesi di abnormità del provvedimento, ha operato una riqualificazione dell'impugnazione, convertendola da ricorso per cassazione a reclamo ex art. 410-bis c.p.p. e trasmettendo gli atti al giudice competente. La decisione si basa sul principio di conservazione del mezzo di impugnazione.
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Reclamo archiviazione: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha stabilito che un ricorso contro un decreto di archiviazione, emesso senza rispettare il contraddittorio sull'opposizione della parte offesa, deve essere convertito in reclamo archiviazione ai sensi dell'art. 410-bis c.p.p. e trasmesso al tribunale competente per la decisione.
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Abrogazione rito Fornero: le regole per l’appello
Un dipendente pubblico impugna un licenziamento disciplinare. Il suo appello viene dichiarato inammissibile perché, nonostante l'abrogazione rito Fornero, la Cassazione stabilisce che per i procedimenti iniziati prima della riforma si applicano le vecchie regole. L'impugnazione corretta era il 'reclamo' entro 30 giorni, non l'appello ordinario. La Corte chiarisce il principio di 'perpetuatio iudicii' nelle norme transitorie.
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Impugnazione archiviazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona offesa contro un'ordinanza di archiviazione. La Corte chiarisce che l'unico rimedio per l'impugnazione archiviazione è il reclamo al Tribunale per vizi procedurali, escludendo il ricorso diretto in Cassazione, specialmente se basato su vizi di motivazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile archiviazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una parte offesa contro un'ordinanza di archiviazione. Il provvedimento chiarisce che il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, ma il reclamo al tribunale ai sensi dell'art. 410-bis c.p.p. A causa del ricorso inammissibile per archiviazione, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rimedi risarcitori detenzione: quando il ricorso è nullo
Un detenuto ha presentato ricorso per ottenere i rimedi risarcitori per detenzione inumana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile perché mera riproposizione di una precedente istanza già decisa. La sentenza chiarisce la distinzione tra ricorso per cassazione e reclamo, confermando che la reiterazione di una domanda senza nuovi elementi sostanziali ne determina l'inammissibilità.
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Reclamo ex art. 410-bis: l’appello è convertito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato contro un'ordinanza di archiviazione deve essere convertito in reclamo ex art. 410-bis c.p.p. Questo è il rimedio corretto per contestare la nullità del provvedimento. Pertanto, la Corte non ha deciso nel merito ma ha trasmesso gli atti al Tribunale competente, applicando il principio di conservazione degli atti processuali.
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Reclamo archiviazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione contro un'ordinanza di archiviazione ritenuta nulla deve essere qualificata come reclamo archiviazione ai sensi dell'art. 410-bis c.p.p. e non come ricorso. Di conseguenza, ha trasmesso gli atti al Tribunale competente, applicando il principio di conversione del mezzo di impugnazione previsto dall'art. 568 c.p.p., anziché dichiarare l'inammissibilità.
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Impugnazione atti liquidazione: la stabilità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29918/2025, ha stabilito che i provvedimenti del giudice delegato nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato devono essere contestati tempestivamente tramite reclamo. In caso contrario, diventano definitivi e non possono invalidare la successiva vendita del bene all'aggiudicatario. La sentenza rafforza il principio di stabilità delle vendite giudiziarie, sottolineando che l'impugnazione atti liquidazione tardiva è inammissibile e la tutela dell'acquirente in buona fede prevale su eventuali vizi procedurali non eccepiti nei termini corretti.
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