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Recidiva — Anno 2025

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1581 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Recidiva e pena: limiti all’aumento per l’imprenditore
Un imprenditore, condannato per occultamento di documenti contabili, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la natura permanente del reato. Tuttavia, ha rilevato d'ufficio l'illegalità dell'aumento di pena applicato per la recidiva, in quanto superava il cumulo delle pene delle precedenti condanne, violando un limite inderogabile di legge. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla rideterminazione della sanzione.
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Lieve entità: quando è esclusa per droga?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che l'ingente quantitativo di stupefacente (3.600 dosi) e il materiale per il confezionamento escludono la destinazione a uso personale e l'ipotesi di lieve entità. La Corte ha ritenuto logica e congrua la motivazione dei giudici di merito, che avevano valutato tutti gli elementi fattuali del caso.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze per il reo
Un soggetto, già agli arresti domiciliari, presenta appello contro una condanna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, data la commissione del reato durante la misura restrittiva e la recidiva del soggetto. Di conseguenza, viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000,00 euro.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla quantità significativa di stupefacente (91,5 grammi di hashish), sui precedenti penali dell'imputato e sulla mancanza di prove di un'attività lavorativa. La Corte ha ritenuto manifestamente infondati tutti i motivi di ricorso, confermando la destinazione della sostanza allo spaccio e negando l'applicazione di attenuanti o della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Associazione per delinquere: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di droga e associazione per delinquere. La Corte ha stabilito che la prova della partecipazione all'associazione non richiede l'osservazione diretta dei reati, ma può essere desunta da un contributo effettivo e costante, come dimostrato da conversazioni intercettate che rivelavano il ruolo dell'imputato all'interno della struttura criminale, anche in previsione dell'arresto del capo.
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Continuazione del reato e calcolo pena: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'imputata, confermando la correttezza del calcolo della pena effettuato dalla Corte di Appello in un caso di continuazione del reato. La sentenza chiarisce che la discrezionalità del giudice nel determinare gli aumenti di pena per i reati satellite è ampia, e che l'uso del termine 'minimo' non implica un aumento puramente simbolico. Inoltre, viene ribadita la compatibilità tra l'istituto della continuazione e l'applicazione della recidiva, poiché il primo costituisce una fictio iuris finalizzata a mitigare la pena e non a unificare ontologicamente i reati.
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Recidiva reiterata e attenuanti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. Il punto centrale riguarda l'impossibilità di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Corte ha confermato che il divieto, previsto dal codice penale, non è né irragionevole né arbitrario, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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DASPO oggetti atti a offendere: la Cassazione decide
Un uomo impugna un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) emesso dopo essere stato trovato in possesso di oggetti atti a offendere la notte prima di una partita di calcio. Sosteneva che gli oggetti servissero per difesa personale, senza alcun legame con l'evento sportivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il DASPO. I giudici hanno ritenuto evidente il collegamento tra il possesso degli oggetti, la partita imminente e la recidiva del soggetto, elementi sufficienti a dimostrarne la pericolosità sociale.
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Omessa dichiarazione: quando la Cassazione la conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione fiscale. La Corte ha stabilito che il mancato incasso delle fatture e il successivo fallimento non escludono la responsabilità penale. Anche la notifica degli atti al difensore è stata ritenuta valida in assenza di elezione di domicilio.
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Affidamento in prova: no se il recupero è incompleto
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di affidamento in prova per un detenuto che, dopo aver già beneficiato in passato della stessa misura, aveva commesso un nuovo reato. La decisione si fonda sulla valutazione negativa del percorso di recupero, ritenuto incompleto e non supportato da una reale revisione critica del proprio operato, e sull'assenza di periodi di prova tramite permessi premio, considerati fondamentali per testare l'affidabilità del condannato.
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Giudizio prognostico: gravità reato e misure alternative
La Corte di Cassazione conferma il diniego di una misura alternativa per un detenuto condannato per maltrattamenti in famiglia. La decisione si fonda su un giudizio prognostico negativo, ritenendo che, nonostante i progressi nei rapporti familiari, mancasse l'avvio di una revisione critica del proprio passato. La particolare gravità dei fatti commessi è stata considerata un elemento ancora indicativo di pericolosità sociale, giustificando un approccio graduale ai benefici penitenziari.
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Correlazione tra accusa e sentenza: il fatto nuovo
Un individuo viene condannato per possesso di arma e munizioni. La Corte di Cassazione conferma la condanna per l'arma, ma annulla quella per una munizione specifica perché non era inclusa nel capo d'imputazione originale. La decisione ribadisce il fondamentale principio di correlazione tra accusa e sentenza, secondo cui nessuno può essere condannato per un "fatto nuovo" non formalmente contestato, a tutela del diritto di difesa.
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Metodo mafioso: Cassazione conferma estorsione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione aggravata dall'uso del metodo mafioso a carico di un individuo che aveva costretto un residente a lasciare un alloggio popolare per affermare il controllo sul territorio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'aggravante del metodo mafioso si desume dalla condotta stessa e che l'aggravante di appartenenza a un'associazione mafiosa non richiede una precedente condanna definitiva per tale reato.
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Prescrizione reato: quando la recidiva non si applica
La Cassazione annulla parzialmente una condanna per furto e ricettazione, dichiarando la prescrizione del reato di furto. Decisivo il mancato calcolo della recidiva, implicitamente disapplicata dal giudice di primo grado, che non può quindi estendere i termini di prescrizione. La pena è stata rideterminata solo per la ricettazione.
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Attenuanti generiche: no se c’è capacità a delinquere
Un soggetto condannato in primo e secondo grado per spaccio di lieve entità ricorre in Cassazione lamentando, tra le altre cose, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le attenuanti generiche possono essere negate se la condotta dell'imputato, pur relativa a un reato di lieve entità, dimostra una concreta capacità a delinquere. La decisione ribadisce principi consolidati anche in materia di particolare tenuità del fatto e recidiva.
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Ricorso inammissibile: quando è solo un riesame
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per minaccia aggravata. I motivi, basati su una diversa valutazione delle prove e sul mancato riconoscimento delle attenuanti, sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Prescrizione e recidiva: quando il reato non si estingue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per prescrizione del reato di furto aggravato. La decisione si fonda sul corretto calcolo del termine massimo, che, a causa della recidiva specifica e infraquinquennale, si estende a venti anni, rendendo infondata l'eccezione. Questa analisi su prescrizione e recidiva è cruciale.
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Ricorso inammissibile: motivazione e recidiva
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, giudicandolo manifestamente infondato. L'appello si basava su un presunto vizio di motivazione riguardo all'applicazione della recidiva. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito era adeguata, in quanto basata sui criteri dell'art. 133 c.p. e sulla congruità della pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e analisi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La decisione si fonda sulla natura meramente riproduttiva dei motivi di ricorso, che non si confrontavano con la sentenza d'appello, e sulla manifesta infondatezza delle censure relative alle attenuanti generiche. Il caso sottolinea l'importanza di presentare motivi specifici in sede di legittimità per evitare una dichiarazione di inammissibilità ricorso Cassazione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sulla manifesta genericità dei motivi di appello, che criticavano in modo astratto e non specifico il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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