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Recidiva — Anno 2022

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2634 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: Estorsione e Ricettazione Confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato, condannato in appello per plurimi episodi di estorsione (tentata e consumata) e ricettazione. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per mancanza di specificità e per la natura di mere doglianze di fatto, già adeguatamente esaminate dai giudici di merito. La Suprema Corte ha inoltre confermato la corretta applicazione della pena, inclusa la recidiva, rientrando la sua graduazione nella discrezionalità del giudice. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Bicchiere come arma: la Cassazione conferma l’aggravante uso strumento atto a offendere
Un individuo è stato condannato per minaccia e lesioni personali, avendo usato un bicchiere come strumento per offendere. La sentenza includeva l'aggravante uso strumento atto a offendere. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che qualsiasi oggetto, anche di uso comune come un bicchiere, può configurare uno strumento atto a offendere se impiegato per causare danno. Il ricorso dell'imputato, che contestava tale aggravante e il diniego della sospensione condizionale della pena (dovuto a recidiva), è stato dichiarato inammissibile. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Profumi rubati con antitaccheggio: scatta il furto aggravato
Un uomo si è impossessato di due profumi esposti sugli scaffali di un negozio, entrambi dotati di placca antitaccheggio. La difesa ha sostenuto l'assenza del reato per difetto di querela, ritenendo che il dispositivo di sicurezza garantisse una sorveglianza continua tale da escludere l'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che l'antitaccheggio suona soltanto al varco di uscita e non impedisce la presa diretta del bene. Tale circostanza configura a pieno titolo il reato di furto aggravato, rendendolo procedibile d'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Attenuanti generiche nello spaccio: incensuratezza e recidiva
Tre imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza di condanna per vendita illecita di droga. Due soggetti contestavano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo insufficiente la considerazione della giovane età e dello stato di incensuratezza. Il terzo imputato lamentava la mancata prevalenza delle attenuanti sulla recidiva contestata, sostenendo che la propria confessione dovesse ridurre ulteriormente la sanzione. I giudici supremi hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La Corte ha stabilito che la concessione o il bilanciamento delle attenuanti generiche nello spaccio dipendono dalla gravità oggettiva della condotta e dall'ampiezza della rete di acquirenti serviti. La giovane età, la mancanza di precedenti o la confessione non impongono automaticamente uno sconto di pena se la condotta illecita risulta particolarmente estesa. I ricorrenti sono stati condannati anche al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Violazione Sorveglianza Speciale Confermato
Un Individuo è stato condannato per aver violato la sorveglianza speciale, essendo stato sorpreso più volte in compagnia di pregiudicati. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della legge, il trattamento sanzionatorio e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, confermando la condanna e le spese processuali. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici o già adeguatamente motivati nei gradi precedenti.
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Recidiva penale: Ricorso Inammissibile per Fatti Già Valutati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava il rigetto della richiesta di esclusione della **recidiva penale** a lui contestata. L'imputato era stato accusato di un reato ai sensi dell'Art. 497-bis c.p. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non ammissibile perché basato su semplici lamentele sui fatti già valutati dai giudici precedenti e non su questioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sostituzione di persona: ricorso inammissibile e condanna confermata
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il delitto di sostituzione di persona. La difesa contestava la valutazione dei fatti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'applicazione dell'aumento per recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che le critiche sulla ricostruzione probatoria costituiscono censure di fatto precluse in sede di legittimità. Inoltre, la Corte territoriale ha adeguatamente motivato il rifiuto delle attenuanti, ritenendo il solo comportamento processuale insufficiente, e ha correttamente argomentato la sussistenza della recidiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la recidiva non ammette appello
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'applicazione della recidiva penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. I motivi del ricorso erano aspecifici, riproducendo censure già valutate e respinte dal giudice di merito. La Corte territoriale aveva correttamente giustificato la pericolosità sociale del Ricorrente, basandosi sulla reiterazione di condotte illecite simili. Il Ricorrente non ha dimostrato l'eterogeneità dei precedenti. Di conseguenza, il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: quando i termini non sono uguali per tutti
Un Lavoratore è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacenti. La Corte d'Appello ha dichiarato la prescrizione del reato di detenzione, ma ha confermato la condanna per resistenza. Il Lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche il reato di resistenza fosse prescritto e contestando la pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che i termini di prescrizione per i due reati erano diversi a causa della pena edittale e della recidiva. Il reato di resistenza non era prescritto. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
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Sostituzione della misura cautelare tra carcere e dovere
L'imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per estorsione aggravata, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. L'interessato ha basato la propria richiesta sul tempo trascorso, sulla propria condotta regolare e sull'assenza di nuove violazioni durante il periodo di detenzione. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto l'istanza. I giudici hanno chiarito che il buon comportamento carcerario rappresenta un dovere e non riduce automaticamente la pericolosità sociale. Inoltre, la mancata commissione di reati mentre si è detenuti costituisce una conseguenza ovvia della reclusione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese processuali e a una sanzione.
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Ricorso cautelare inammissibile: la Cassazione conferma gli arresti domiciliari
Un indagato, coinvolto in un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, aveva ottenuto gli arresti domiciliari in sostituzione della custodia in carcere. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto sussistenti gravi indizi e il pericolo di recidiva, ma aveva mitigato la misura cautelare. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione degli indizi. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cautelare, ribadendo che il controllo di legittimità non permette una nuova valutazione dei fatti o degli indizi, ma solo la verifica della logicità della motivazione.
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Circostanze attenuanti generiche: condanna ridotta per errore
Il Giudice di Pace ha condannato un cittadino straniero per violazione delle norme sull'immigrazione al pagamento di una multa. Il giudice ha applicato le circostanze attenuanti generiche motivando la scelta con una presunta recidiva mai contestata nell'atto di accusa. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando la palese contraddittorietà della decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la sentenza limitatamente alla concessione dello sconto di pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede una motivazione coerente basata sui criteri stabiliti dal codice penale. Il processo tornerà ora davanti al Giudice di Pace per un nuovo esame sulla misura della sanzione.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio e fatto di lieve entità, l'eliminazione della recidiva e la conservazione della sospensione della pena. I giudici hanno confermato la gravità dei fatti. L'uomo deteneva oltre 88 grammi di cocaina ad alta purezza, due bilancini, cellulari, un quaderno di contabilità e tremila euro in contanti. Tali elementi dimostrano un'attività organizzata e professionale. Inoltre, la commissione di un nuovo delitto determina la revoca automatica dei benefici precedenti. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Aumento pena per recidiva: Errore di calcolo ribaltato in Cassazione
Un Accusato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha applicato un aumento pena per recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, calcolandolo nella misura della metà della pena base. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che l'aumento avrebbe dovuto essere dei due terzi, come previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata limitatamente al calcolo dell'aumento e rideterminando la pena finale a dieci mesi di reclusione, applicando correttamente l'aumento di due terzi.
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Allaccio abusivo al gas: furto anche per cinquanta euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per furto aggravato nei confronti di un utente responsabile di un allaccio abusivo al gas. L'ente fornitore aveva sigillato la valvola del contatore a causa di mancati pagamenti pregressi. L'imputato ha rimosso i sigilli e collegato tubi in acciaio zincato per alimentare la propria abitazione, prelevando combustibile per circa cinquanta euro. La difesa sosteneva che il fatto integrasse una semplice appropriazione indebita o un reato non consumato, chiedendo inoltre i benefici di legge. I giudici hanno chiarito che chi manomette le condutture non ha la disponibilità del bene e commette furto con mezzo fraudolento. La modesta entità economica non esclude la responsabilità penale.
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Resistenza a Pubblico Ufficiale: La Prescrizione del Reato Estingue la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per resistenza a Pubblico Ufficiale e minaccia aggravata, in seguito a un controllo per stupefacenti. La Corte d'Appello aveva assolto il Lavoratore per le minacce ma confermato la condanna per resistenza. La Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore. Ha rilevato che i giudici precedenti non avevano considerato correttamente il progressivo ridimensionamento dei fatti e il tempo trascorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la **prescrizione del reato**, estinguendo così i reati contestati per decorrenza dei termini legali.
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Tentata rapina aggravata: no agli sconti di pena per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per tentata rapina aggravata, contestando la conferma della recidiva e la misura della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando la condotta evidenzia una particolare aggressività e coazione, dimostrando l'accresciuta pericolosità del soggetto. Riguardo alla misura della pena, quantificata in un anno e otto mesi di reclusione oltre a ottocento euro di multa, la decisione spettava alla discrezionalità del giudice di merito, il quale ha adeguatamente valutato la gravità dei fatti e i numerosi precedenti penali. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Recidiva nel Furto Aggravato: Cassazione Conferma Condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati, condannati per furto aggravato continuato. La sentenza di appello aveva confermato la loro responsabilità, applicando la recidiva nel furto aggravato e attenuanti generiche. Gli imputati contestavano la motivazione sulla pena e sul diniego di esclusione della recidiva. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti adeguate. Ha sottolineato che la confessione non indicava pentimento e che la capacità criminale di uno degli imputati giustificava la pena. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Truffa e Recidiva: il Ricorso Inammissibile del Lavoratore in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per truffa e recidiva. L'imputato contestava la mancanza di motivazione sulla tempestività della querela e sull'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi non specifici e già adeguatamente affrontati dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva giustificato la tardiva querela con la scoperta posticipata della truffa e la recidiva con la pericolosità sociale dell'imputato, evidenziata da precedenti reati simili. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Aggressione a Forze dell’Ordine: Inammissibilità del Ricorso Penale
Un individuo ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che lo condannava per aggressione a forze di polizia, contestando l'aumento di pena per la continuazione del reato e la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi addotti dall'individuo erano infondati e ripetitivi di argomentazioni già esaminate. La Corte ha rilevato che la pena era già stata contenuta, senza applicare aumenti per la continuazione o la recidiva, nonostante i plurimi precedenti e la condotta aggressiva. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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