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Recidiva Reiterata Infraquinquennale

39 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza aggravante che si verifica quando un soggetto, già condannato per un reato, ne commette un altro entro cinque anni dalla condanna precedente, essendo già stato dichiarato recidivo in passato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa Dichiarazione e Prescrizione del Reato: Ricorso Inammissibile
Un Cittadino è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni al fine di ottenere il gratuito patrocinio. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, considerando la data del fatto, la recidiva reiterata e gli atti interruttivi della prescrizione, il termine massimo di prescrizione del reato non era ancora maturato. Il Cittadino è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per furto in abitazione aggravato e diversi altri furti aggravati. I giudici di merito avevano accertato la penale responsabilità dell'uomo, riconoscendo la continuazione tra i reati e applicando le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva e alle aggravanti. L'imputato ha tentato di contestare la decisione dinanzi alla Suprema Corte riproponendo le medesime censure dell'appello e richiedendo un riesame dei fatti. La Cassazione ha respinto l'istanza, ribadendo che il giudizio di vertice non costituisce un terzo grado per rivalutare le prove. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa Residenza per Truffa Assicurativa: Cassazione Conferma Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa assicurativa di un individuo che aveva dichiarato falsamente la propria residenza per ottenere un premio assicurativo RCA più vantaggioso. L'Imputato aveva presentato ricorso contestando vari aspetti, tra cui la competenza territoriale, la valutazione delle prove, la tempestività della querela, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la correttezza delle decisioni precedenti e la logicità delle motivazioni. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese legali all'Assicurazione.
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Bilanciamento delle circostanze e recidiva: niente sconti
Un imputato condannato in appello ha proposto ricorso per cassazione lamentando errori nella quantificazione della pena. La difesa ha contestato il bilanciamento delle circostanze, richiedendo l'applicazione di una pena base inferiore al minimo previsto dalla legge e la prevalenza delle circostanze attenuanti sulla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che la legge vieta espressamente di far prevalere le attenuanti sulla recidiva reiterata e infraquinquennale. Inoltre, la valutazione sulla misura della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito se sostenuta da una motivazione logica e completa. L'imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Bilanciamento attenuanti e recidiva: la Cassazione fa chiarezza
Un Lavoratore è stato condannato per false dichiarazioni e reati legati all'immigrazione. Ha presentato ricorso lamentando il mancato bilanciamento attenuanti e recidiva e la motivazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le attenuanti generiche non possono prevalere sulla recidiva reiterata infraquinquennale, come previsto dall'art. 69 c.p. La motivazione della pena, inferiore al medio edittale, è stata ritenuta sufficiente. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni per lavoro irregolare: condanna confermata dalla Cassazione
Un titolare di fatto di un'azienda ha presentato otto false dichiarazioni al Ministero dell'Interno. Queste riguardavano l'emersione di cittadini extracomunitari come lavoratori, mai realmente assunti. La Corte di Cassazione ha riqualificato il fatto come reato di false dichiarazioni ai sensi dell'art. 5, comma 15, d.lgs. n. 109 del 2012. Ha stabilito che per la sussistenza del reato è sufficiente la falsità delle dichiarazioni, indipendentemente dal rispetto delle formalità procedurali. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali per le false dichiarazioni per lavoro irregolare.
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Recidiva e Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Legge non Perdona
Una persona, già sottoposta a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Genova, è stata condannata per aver violato tale misura, essendo stata trovata a Torino. Ha presentato ricorso per Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata, che aveva inciso sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che le condanne precedenti e la successione dei fatti dimostrassero una chiara indifferenza dell'imputata verso le norme, confermando la correttezza della decisione dei giudici precedenti sull'applicazione della recidiva.
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Bancarotta fraudolenta documentale: Il Prestanome Consapevole Condannato
Un individuo è stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale, agendo come socio unico e legale rappresentante di un'azienda fallita. Ha tentato di difendersi sostenendo di essere un mero prestanome e di non essere a conoscenza delle frodi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che l'imputato fosse pienamente consapevole del piano fraudolento, che includeva la distrazione di circa 300mila euro e la mancata tenuta delle scritture contabili. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Condanna per Lesioni Aggravate Annullata: Errore di Persona Decisivo
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni personali aggravate, commesse in concorso con un altro soggetto ai danni di due vittime all'interno di un carcere. L'aggressione è stata ripresa da telecamere. Il Lavoratore ha presentato ricorso, contestando l'uso di un "manico di scopa" come arma e un errore nella motivazione della sentenza d'appello che lo confondeva con un altro coimputato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna e rinviando il caso a una diversa sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio, a causa di un errore sostanziale nella motivazione.
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Violazione di Domicilio: Il Cortile è Privata Dimora? La Cassazione Risponde
Un uomo è stato condannato per violazione di domicilio per essersi introdotto con una scala nel cortile recintato e chiuso a chiave di un'abitazione, contro la volontà della proprietaria e del nipote. L'imputato ha contestato che il cortile fosse una "privata dimora", ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La Corte ha stabilito che un cortile annesso a un'abitazione rientra nella tutela legale della privata dimora, anche se il proprietario non vi risiede stabilmente, purché lo utilizzi per la vita privata. La querela può essere sporta sia dal proprietario che da chi ha la disponibilità materiale del luogo. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Tentato furto aggravato: ricorso inammissibile e pena confermata
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per tentato furto aggravato, contestando l'eccessiva severità della pena inflitta e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno confermato la sanzione valorizzando la recidiva specifica reiterata ed infraquinquennale, indice di spiccata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e basato su elementi di fatto già congruamente motivati nei gradi precedenti. La quantificazione della pena rientra infatti nella piena discrezionalità del giudice di merito se priva di contraddizioni logiche. Di conseguenza, l'Imputato subisce la conferma definitiva della condanna ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio lieve: il giudizio di bilanciamento delle circostanze
L'Imputato ha ceduto due dosi di cocaina per una somma modesta in una nota piazza di spaccio. Le forze dell'ordine hanno sequestrato all'uomo anche una cospicua somma di denaro. I giudici di merito hanno riconosciuto il fatto di lieve entità e le attenuanti generiche e patrimoniali. Tuttavia, la Corte d'Appello ha applicato la recidiva reiterata e ha operato un giudizio di bilanciamento delle circostanze in regime di equivalenza. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'eccessività della pena e l'errata applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della recidiva e la comparazione delle circostanze spettano al giudice di merito se supportate da motivazione logica basata sulla gravità del contesto e sui precedenti specifici.
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Particolare tenuità del fatto: negata se si evade per spendere carte
L'Imputato, mentre si trovava sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è evaso dalla propria abitazione per accompagnare la moglie a fare acquisti in un negozio, impiegando una carta di credito provento di furto. Il commerciante ha riconosciuto con assoluta certezza l'uomo durante le indagini. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il riconoscimento e chiedendo il proscioglimento per la particolare tenuità del fatto, oltre a censurare il calcolo della pena e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità dell'episodio, negando qualsiasi beneficio e condannando il ricorrente al versamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena: scontro con il giudicato
Un condannato definitivo per associazione mafiosa ha chiesto la rideterminazione della pena davanti alla Corte di appello in veste di giudice dell'esecuzione. L'interessato sosteneva l'avvenuta applicazione retroattiva di una legge del 2015 più severa e rivendicava la precedente disciplina del 2008, più mite. La Corte territoriale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pena base di dieci anni rientrava perfettamente nella forbice edittale del 2008. Inoltre, il processo di cognizione aveva già accertato condotte illecite fino al 2013, escludendo l'applicazione di norme anteriori. La rideterminazione della pena non può riaprire valutazioni già coperte dal giudicato.
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Resistenza a pubblico ufficiale: il calcio ai militari costa caro
Una cittadina ha colpito con un calcio un pubblico ufficiale e ha opposto una forte violenza fisica alla richiesta di seguire le forze dell'ordine durante un controllo. I giudici hanno condannato la donna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, applicando la recidiva reiterata infraquinquennale ed escludendo la prevalenza delle attenuanti generiche. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la volontarietà del gesto e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la dinamica dei fatti non può essere rivalutata in sede di legittimità e la legge impedisce di far prevalere le attenuanti su precedenti penali reiterati. L'imputata deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti ai domiciliari: pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La violazione è avvenuta mentre il soggetto si trovava già agli arresti domiciliari, con l'applicazione dell'aggravante e della recidiva specifica. La difesa contestava la quantificazione della pena e la mancata partecipazione dell'imputato all'udienza camerale. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Da un lato, l'eccezione processuale era generica e priva degli allegati necessari; dall'altro, la determinazione della pena risultava pienamente motivata alla luce della quantità considerevole di droga e della spiccata inclinazione a delinquere.
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Recidiva reiterata infraquinquennale: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la commissione del nuovo reato dimostra una chiara riprovevolezza e un'accresciuta capacità criminale del soggetto. Tale valutazione è supportata dalle precedenti condanne e da un procedimento pendente per violenza a pubblico ufficiale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva nel reato continuato: la Cassazione nega sconti di pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva in relazione a reati unificati sotto il vincolo della continuazione in sede esecutiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte di Appello. I giudici hanno stabilito che la recidiva reiterata infraquinquennale, contestata per i reati unificati, si estende anche agli altri reati contestati in via suppletiva. Questo accade perché la valutazione sulla maggiore pericolosità sociale del soggetto rimane identica, trattandosi di un unico disegno criminoso. Di conseguenza, la Corte ha confermato la validità della recidiva nel reato continuato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva e Prescrizione del Reato: Condanna per Estorsione Salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa ed estorsione a carico di un imputato. L'uomo aveva presentato ricorso sostenendo che la richiesta di denaro non fosse estorsiva e che il reato di truffa fosse ormai estinto. I giudici hanno respinto entrambe le tesi. La Corte ha chiarito il legame tra recidiva e prescrizione del reato: la condizione di recidivo dell'imputato ha allungato i termini di prescrizione, impedendo l'estinzione della truffa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e confermando che il passato criminale di un soggetto può avere conseguenze dirette sulla durata dei processi a suo carico.
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Particolare tenuità del fatto: negata a giovane con precedenti
Un giovane, già condannato per reati gravi anche con violenza, viene nuovamente condannato per un reato minore di spaccio. In Cassazione, chiede di non essere punito invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che la personalità allarmante dell'imputato, la sua capacità criminale e il fatto di aver commesso il reato mentre era già sottoposto a un obbligo di firma, impediscono di applicare il beneficio della non punibilità. La sentenza conferma che la storia criminale di una persona è decisiva per negare l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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