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Recidiva Reiterata E Specifica

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando una persona commette un nuovo reato dopo essere stata già condannata più volte, e il nuovo reato presenta caratteristiche simili ai precedenti, indicando una tendenza a delinquere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento fraudolento di valori: beni ai parenti e condanna
L'imputato rispondeva del reato di trasferimento fraudolento di valori per aver fatto costruire e intestare fittiziamente alcuni immobili a propri familiari. I giudici di merito hanno accertato la sproporzione tra i costi dei fabbricati e i redditi leciti del nucleo familiare, condannando l'uomo e disponendo la confisca dei beni. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione eccependo la prescrizione dei reati, contestando la valutazione delle prove e dolendosi della confisca di un immobile abusivo già acquisito al patrimonio comunale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. La recidiva specifica e reiterata prolunga i termini di prescrizione, impedendo l'estinzione del reato. I giudici hanno inoltre confermato la piena coerenza della motivazione d'appello, rendendo definitiva la condanna a quattro anni e dieci mesi di reclusione.
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Applicazione della recidiva: furti e carta bancomat
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per due episodi di furto e per l'utilizzo indebito di una carta bancomat. L'imputato contestava la mancata esclusione dell'aggravante della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, lamentando difetti di motivazione nella sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità delle censure. La sentenza di merito ha infatti motivato in modo corretto la pericolosità sociale dell'autore, evidenziando la pluralità degli illeciti e la stretta vicinanza cronologica con i precedenti penali. La decisione conferma la piena e legittima applicazione della recidiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva Penale: Ricorso Inammissibile, Precedenti Condanne Determinanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione della recidiva penale. L'imputato aveva impugnato una sentenza che gli riconosceva la recidiva reiterata e specifica, basandosi sulle sue numerose condanne precedenti e sulla sua propensione a commettere reati. La Suprema Corte ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito fosse logica e sufficiente. Pertanto, il ricorso non poteva essere esaminato. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Tentato Furto Aggravato: Attenuanti Negate per Effrazione e Complice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna condannata per tentato furto aggravato in abitazione. La donna contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che le modalità del reato, come l'effrazione della porta e la presenza di un complice, giustificavano il diniego delle attenuanti. La decisione ha quindi ribadito la condanna e imposto il pagamento delle spese processuali.
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Pena e recidiva reiterata e specifica nei reati di droga
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità con l'applicazione dell'aumento di pena per la recidiva reiterata e specifica. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione sulla pericolosità sociale e il mancato prevalere delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata e specifica è stata correttamente applicata in base ai numerosi precedenti penali e alla condotta dell'Imputato. Inoltre, la presenza di sostanze suddivise in dosi, strumenti di confezionamento e sostanze da taglio dimostra un'organizzazione strutturata. Tale quadro giustifica il giudizio di equivalenza tra le circostanze attenuanti e la recidiva, confermando integralmente la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Circostanze attenuanti generiche: no sconti per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, è sufficiente riscontrare l'assenza di elementi positivamente valutabili a favore dell'imputato. Tale diniego appare del tutto giustificato in presenza di una recidiva reiterata e specifica, la quale evidenzia la pericolosità del soggetto. Il motivo di ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e non proponibile in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: confermato il taglio della pena
Un uomo viene condannato dal Tribunale per il reato di ricettazione a due anni di reclusione e mille euro di multa. Il giudice riconosce le circostanze attenuanti generiche come equivalenti alla recidiva, adeguando la sanzione al reale disvalore del fatto. La Procura impugna la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che le attenuanti siano state concesse con motivazioni generiche e superficiali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della Procura. I giudici di legittimità stabiliscono che la concessione delle circostanze attenuanti generiche è valida se risponde al principio di ragionevolezza e alla funzione rieducativa della pena, permettendo al giudice di modulare la sanzione in base alla gravità concreta della vicenda.
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Calcolo della pena e recidiva: niente sconti dopo l’appello
Un uomo ha subito la condanna per il reato di tentato incendio ai danni del negozio della cognata. La Corte d'Appello ha escluso l'aggravante del motivo abietto, ma ha confermato la pena di due anni e sei mesi di reclusione per via della recidiva reiterata e specifica. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che l'eliminazione dell'aggravante dovesse portare a una riduzione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di primo grado non aveva mai concesso le attenuanti generiche. Di conseguenza, nessun bilanciamento tra circostanze era possibile. La Suprema Corte ha ribadito la correttezza nel calcolo della pena e recidiva, confermando la sanzione originaria e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Prescrizione del reato e recidiva: stop ai ricorsi strumentali
L'Imputato, condannato per truffa aggravata, ottiene in appello la riduzione della pena a due anni di reclusione tramite concordato tra le parti. Successivamente propone ricorso per Cassazione, sostenendo l'avvenuta estinzione dell'illecito per decorso del tempo e denunciando un difetto di motivazione. I giudici di legittimità respingono l'impugnazione perché infondata e generica. Nel computo dei termini legali assume rilievo decisivo la prescrizione del reato e recidiva: i precedenti specifici reiterati aumentano il tempo necessario all'estinzione dell'illecito fino a oltre undici anni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: evasione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato rigetto dell'aggravante della recidiva reiterata e specifica. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte in sede di appello, senza muovere censure concrete. I giudici hanno evidenziato la presenza di numerosi precedenti penali a carico dell'uomo, compreso un reato identico, segno inequivocabile di una pericolosità sociale crescente. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese legali oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: confermato l’aumento per evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva reiterata e specifica, chiedendone l'esclusione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. Il motivo del ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza criticare in modo mirato la decisione impugnata. La presenza di numerosi precedenti penali, tra cui uno specifico per lo stesso reato, dimostra infatti una crescente pericolosità del soggetto che giustifica pienamente la sanzione più severa. Il condannato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: condanna e ricorso inammissibile
La vicenda riguarda la condanna di due individui per reati contro il patrimonio. I giudici hanno accertato la colpevolezza del primo soggetto per furto in abitazione pluriaggravato e del secondo per il reato di ricettazione con l'aggravante della recidiva specifica. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione per contestare la sentenza di appello. Uno dei ricorrenti ha sollevato questioni nuove mai discusse prima e ha contestato la consapevolezza della provenienza illecita dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno stabilito che non è possibile introdurre motivi inediti in sede di legittimità né riesaminare il merito delle prove. Di conseguenza, la Corte ha confermato integralmente le condanne e ha inflitto a ciascun ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Attenuante del danno di speciale tenuità e recidiva reiterata
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello, lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. Gli imputati hanno contestato la decisione dei giudici di merito unendo in un unico motivo generico sia la responsabilità per i fatti contestati sia il mancato riconoscimento dello sconto di pena. I soggetti hanno inoltre preteso la prevalenza delle attenuanti generiche nonostante i loro precedenti penali specifici e reiterati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per totale difetto di specificità dei motivi e per mancata contestazione puntuale della sentenza precedente. I giudici di legittimità hanno condannato entrambi i condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Reato Continuato: Cassazione Nega il Vincolo Senza Prova di un Piano Unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo del reato continuato per una serie di illeciti (truffa, ricettazione, falsità) giudicati con diverse sentenze. Il Giudice dell'esecuzione aveva già negato tale richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di decisioni estemporanee e non di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha confermato che non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale; è necessario dimostrare un piano unitario fin dall'inizio. Il condannato non ha fornito prove sufficienti, quindi il ricorso è stato respinto.
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Furto aggravato: ricorso respinto e multa di tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per danneggiamento e furto aggravato. L'imputato contestava la procedibilità dei reati e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che per il furto aggravato si procede d'ufficio, rendendo irrilevante l'assenza di una querela. Inoltre, i motivi di ricorso sulla recidiva sono stati ritenuti generici, poiché si limitavano a riproporre argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e multa
Un cittadino ha proposto ricorso contro la sentenza di condanna della Corte d'Appello di Napoli, contestando la propria responsabilità penale, la misura della pena e la mancata prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha rilevato che le contestazioni sui fatti e sulla sanzione riproducevano censure già esaminate e richiedevano una inammissibile rivalutazione delle prove. Inoltre, la richiesta sulla prescrizione è stata ritenuta infondata poiché la presenza della recidiva reiterata e specifica allunga i tempi di estinzione del reato. Per questi motivi, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: la frode non si cancella
L'Imputato, condannato per frode assicurativa (art. 642 c.p.), ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestata recidiva reiterata e specifica, operando come circostanza aggravante ad effetto speciale, allunga notevolmente i tempi necessari per la prescrizione del reato e recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione scadrà solo nel marzo 2026. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e specifica: il passato che pesa sul furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata e specifica, ritenendo la motivazione dei giudici di merito carente. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente. I giudici d'appello hanno valutato concretamente la personalità del reo, non limitandosi alla gravità dei fatti o al tempo trascorso, ma verificando l'effettiva inclinazione a delinquere del soggetto in base all'articolo 133 del codice penale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: la rinuncia ai motivi e le sue conseguenze
Due imputati, condannati per spaccio di stupefacenti, hanno presentato ricorso in Cassazione. Hanno rinunciato alla maggior parte dei motivi, mantenendo solo la questione delle circostanze generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso**. Ha chiarito che la procedura speciale di inammissibilità (art. 610, comma 5-bis c.p.p.) non si applica quando il ricorso è già inammissibile per altre ragioni, come la rinuncia ai motivi. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Furto Aggravato e Recidiva: la Cassazione Nega Sconti di Pena
Un uomo, condannato per furto pluriaggravato e già gravato da precedenti specifici, ha tentato di ottenere uno sconto di pena chiedendo che le attenuanti generiche prevalessero sulle aggravanti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sul bilanciamento circostanze e recidiva. La legge, infatti, vieta esplicitamente di concedere la prevalenza delle attenuanti a chi è recidivo reiterato e specifico. Inoltre, l'appello è stato giudicato troppo generico per essere esaminato. La condanna è quindi diventata definitiva.
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